Archivio per la Categoria"Caccia"

VENEZIA, Sabato 18 Settembre 2010 – ore 15.00

Anche “La Lupus in Fabula” vuole far sentire la propria voce insieme ad altre associazioni italiane per chiedere in maniera chiara e netta che la pratica incivile ed obsoleta della caccia venga abolita.

Per dare voce ai milioni di animali che ogni anno perdono la vita nei modi più cruenti e disumani possibili.
Per dare voce a tutte le vittime, anche umane, che ogni anno la caccia causa, come una vera e propria guerra.
Per dare voce ai boschi, ai prati, ai fondi dove ogni anno vengono rilasciate indiscriminatamente tonnellate di piombo.

I TEMPI SONO MATURI AFFINCHE’ LA CACCIA DIVENTI FINALMENTE UN BRUTTO RICORDO

Si organizzeranno pulmini o autovetture proprie a seconda delle adesioni per partecipare alla manifestazione di Venezia con partenza da Fano (parcheggio cimitero centrale) ore 9.30 e da Pesaro (parcheggio Adriatic Arena ) ore 9.50.
Le spese da sostenere che verranno divise tra i partecipanti saranno pedaggio autostradale , carburante, parcheggio.  La quota di partecipazione è proporzionata al numero di persone che parteciperanno al viaggio e comunque alleggerita dal contributo economico della Lupus.

Chi è interessato a partecipare è pregato di contattarci tramite e-mail al seguente indirizzo
nat.spadoni@alice.it
per poter organizzare un gruppo di partecipanti!!!!


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VOTO DI COSCIENZA FERMA DOPPIETTA SELVAGGIA

Doppietta selvaggia è stata fermata da un voto di coscienza trasversale,  per il quale siamo grati al Parlamento, anche se è stato doloroso
concedere alle doppiette la prima decade di febbraio. Un voto che difende il diritto degli italiani a veder tutelata la propria sicurezza nei nostri
boschi e nelle nostre campagne, già oggi minacciata da una stagione di spari troppo lunga. E¹ quanto dichiara Annamaria Procacci, consigliere
nazionale dell¹Enpa, commentando il voto sull¹articolo 43 della Legge Comunitaria 2009. “Le cose non sarebbero potute andare diversamente ­
prosegue Procacci – in un Paese che ha gridato forte contro la cancellazione delle regole in materia di tutela della fauna; regole per il
rispetto della quali tantissime associazioni e tantissimi cittadini si sono battuti, consapevoli di rappresentare la volontà della stragrande maggioranza degli italiani che
vogliono solo pace con la natura. Nell¹anno della biodiversità, voluto dall’Assemblea dell¹Onu approvare la deregulation venatoria in nome di una pratica ludica, cioè dell’uccidere per divertimento, sarebbe equivalso a un insulto contro il
patrimonio di vita del pianeta, già tanto depauperato dalla distruzione degli habitat, dallo stravolgimento del clima, dall’inquinamento.
Da questa vicenda gli estremisti venatori dovrebbero trarre una lezione e riflettere: non è più tempo di smanie per soddisfare una minoranza della
minoranza, perchè, lo vogliamo ricordare, la deregulation è avversata anche da una parte rilevante dello stesso mondo venatorio. La nostra
gratitudine va a tutti i parlamentari di maggioranza e di opposizione che si sono impegnati per dare risposte serie ai ripetuti atti di accusa rivolti all¹Italia dall¹Unione Europea con le procedure d’infrazione; procedure causate da un intollerabile abuso della caccia, che ci ha visto maglia nera nell¹Unione. Molta strada resta da fare per assicurare una effettiva tutela agli animali selvatici; occorre impegnarsi affinché la cultura della vita e del
rispetto verso tutti gli esseri viventi si traducano in politiche coerenti e coraggiose.

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Articolo pubblicato su Repubblica il 14 aprile 2010

La risposta della maggioranza a Bruxelles che aveva aperto una procedura per l’uso disinvolto delle deroghe da parte delle Regioni. Ora il rischio è un calendario più lungo, con conseguenze su turismo ed ecosistemi

di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA – Il centrodestra ha votato a favore della deregulation venatoria. L’Unione europea aveva aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per l’uso eccessivo e disinvolto delle deroghe da parte delle Regioni, e la maggioranza ha risposto dando alle Regioni semaforo verde per modificare in modo più continuativo e radicale i calendari per l’apertura e la chiusura della caccia.

In commissione Agricoltura della Camera l’articolo 43 della legge comunitaria, quello che contiene il provvedimento a favore della caccia “no limits”, è passato per soli 4 voti. Ora dovrà venire esaminato dall’aula di Montecitorio dove l’opposizione ha annunciato battaglia.

Il testo votato rappresenta una mediazione rispetto ai disegni di legge che erano stati avanzati nei mesi scorsi e che arrivavano a ipotizzare di mettere le doppiette in mani ai sedicenni, e concede spazio all’Ispra, l’organo scientifico di controllo. Nel testo si legge: “Fermo restando, le disposizioni relative agli ungulati, le Regioni possono posticipare i termini in relazione a specie determinate e allo scopo sono obbligate ad acquisire il preventivo parere di validazione delle analisi scientifiche a sostegno delle modifiche da apportare, espresso dall’Ispra, sentiti gli equivalenti istituti regionali ove istituiti e riconosciuti dalla commissione Europea, al quale dovranno uniformarsi”.

Ma il senso del provvedimento resta quello di una forzatura in direzione opposta a quella richiesta da Bruxelles. Dal punto di vista economico l’Italia rischia sanzioni pesanti. Dal punto di vista turistico la convivenza con una stagione di caccia allargata rappresenta un formidabile deterrente. Dal punto di vista ambientale si aggraverà l’impatto su una fauna già indebolita dall’impatto con i pesticidi e con il cambiamento climatico.

© Riproduzione riservata (14 aprile 2010)

http://www.repubblica.it/politica/2010/04/14/news/caccia_il_centrodestra_vota_la_deregulation-3352422/index.html?ref=search


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Da Donna Moderna del 10 febbraio 2010, pag 162
Rubrica Attualità_per finire
di Fabrizio Rondolino, giornalista, scrittore, autore tv.

Caccia
La caccia, grazie a un emendamento approvato la settimana scorsa in Senato, è diventata più libera: in particolare, si potrà sparare agli uccelli anche al di fuori dei 5 mesi previsti dal calendario venatorio. A me sembra una mostruosità. La caccia andrebbe abolita del tutto, e continuare a chiamarla passatempo o addirittura uno sport è prova di inciviltà. I cacciatori sostengono di essere i veri ambientalisti, perché vivono a contatto con la natura: se proprio ci tengono, potrebbero andarsene in giro per campi e boschi con un fucile che spara sacchetti di vernice. E la sera, come tutti, mangiare in trattoria.

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Caprioli e daini ammazzati perchè ritenuti "troppi"

Caprioli e daini ammazzati perchè ritenuti "troppi"

La delibera della Provincia di Pesaro e Urbino nr 284 del 31.07.09 fa
riferimento al Regolamento Provinciale di Caccia di Selezione  (nr 17) del
30.08.1999, redatto quando questa strage di caprioli (e daini) ha avuto
inizio. Dal principio, sotto l’egida del presidente Ucchielli (PD), la
Provincia ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica evidenziando che
annualmente si ammazzano solo il 10% dei caprioli presenti nel territorio,
anche se poi hanno avuto l’intelligenza politica di non rendere mai noto
questo modello di gestione (se non dov’era indispensabile, come nel
calendario venatorio) tant’è che non se ne trova traccia nei siti internet
istituzionali. Per dirla tutta, nel 1999 non è tanto iniziata la gestione
dei cervidi ma dovremmo dire che è iniziato il business della caccia al
capriolo e al daino. Da quell’anno, quasi annualmente, la Provincia ha
organizzato con la società Hystrix i corsi per selecacciatori con relatori
di livello nazionale costosissimi e un giro di soldi impressionante.
Funzionari e consulenti faunisti hanno a più riprese dimostrato di essere
incapaci di programmare altra forma di gestione che non sia l’abbattimento;
hanno invece voluto, per loro stessa ammissione, “creare una nuova figura di
cacciatore”. Tutto è iniziato ed è andato avanti fin’ora mica per i motivi
con cui oggi provano a giustificarsi, cioé i danni all’agricoltura, gli
incidenti stradali o l’eccessivo numero di caprioli che non permetterebbe di
avere per tutti loro territorio e cibo a sufficienza (?!): amministratori,
funzionari e persino gli stessi cacciatori di selezione dicono questo! La
verità è che ai caprioli si spara perchè non sono (più) a rischio di
estinzione e che gli altri aspetti legati alla loro presenza (agricoltura,
incindenti stradali) sono irrilevanti.
Tutto questo chiarisce che la cosa non ha niente di scientifico ma è una
decisione politica che va in linea con la svolta che il mondo venatorio ha
voluto darsi negli ultimi 15 anni, puntando sulla “caccia grossa” (leggasi
ungulati), nel tentativo di frenare il calo di aderenti e per dare ai più
facinorosi un nuovo stimolo.
Senza remore rispetto al rigore scientifico e l’imparzialità, la caccia di
selezione pesarese è sin da subito degenerata e già dal secondo anno il
piano di abbattimento aveva preso proporzioni ambigue: i capi da abbattere
aumentavano magicamente all’aumentare dei cacciatori di selezione, e
continua ad essere così, ora che i selecacciatori sono poco più di 400
(infatti ne ammazzano circa 6 a testa). Ad un primo censimento (1998) fatto
dagli stessi cacciatori, erano risultati esserci circa 8.000 caprioli in
provincia e su quello studio (che uno studio non è) si sono messe le basi
per ammazzare sempre più animali, anno dopo anno, poggiando sul calcolo
dell’incremento annuo (tutt’altro che costante) e così si é partiti con una
ottantina di abbattimenti e si é arrivati agli attuali 2.529 (!!!!). Ma
com’è stato possibile? Prima di tutto quello che è sempre stato chiamato un
censimento, censimento non era all’inizio e non è mai stato in seguito,
anche quando hanno detto di averlo riverificato. Con i metodi che hanno
utilizzato e con la tempistica adottata trattasi di stima, e non di
censimento. E la differenza non è poca. La stima può sballare dal 20 al 40%.
Il cacciatore di selezione è stato veramente considerato dall’ente Provincia
un cacciatore emancipato, competente e affidabile. A lui è stato assegnato
il compito di censire caprioli e daini, a lui è stato anche dato un ruolo di
controllo del territorio, fino ad arrivare al paradosso che su di lui i
controlli possono non essere fatti. Basti pensare che la prima verifica del
singolo abbattimento eseguito (previsto dal Regolamento) avviene mediante
l’introduzione di una cedola in una cassetta della posta installata in ogni
distretto. La seconda verifica è quella della consegna del cranio dei maschi
e delle mandibole delle femmine. Non solo: a seconda di quanti animali
uccidono e di quanto tempo ci impiegano, a questi cacciatori viene dato un
punteggio, e chi ha il punteggio più alto può vedersi assegnati più capi o
una zona che più gli aggrada per andare a cacciare. I più meritevoli vengono
coinvolti nelll’assistenza ai principianti: si, perchè quando un cacciatore
ammazza i primi caprioli della sua vita può richiedere un aiuto e così a
sparare sono in due, da due posti diversi, e il capriolo non ha scampo…
Insomma, un pasticcio che mette in primo piano solo tavole imbandite da
carne di capriolo, nelle case dei selecacciatori e, a quanto pare, nei
ristoranti compiacenti (che guarda caso hanno carne di capriolo fuori menù);
per di più molte scelte tecniche si scontrano con l’etica (e non solo), come
l’abbattimento annuale di centinaia di cuccioli dell’anno, l’abbattimento
delle femmine incinte e l’abbattimento di soggetti che mostrano avere ad
esempio un’amputazione (ma caprioli e daini vivono anche con tre zampe, dopo
aver superato con grandissimo attaccamento alla vita i problemi delle
infezioni…). Nessuno ha mai voluto nel tempo introdurre modifiche in
corso, a riprova della scarsa scientificità, e come nella situazione
attuale, con l’inverno molto nevoso e quindi selettivo sulla specie, non ci
pensano minimamente a rivedere la tempistica o il quantitativo di
abbattimenti. Anzi, da un paio di anni è stato introdotto un provvedimento
che nel mondo scientifico, quello vero, viene definito un assurdo biologico:
in alcuni aree della provincia gli abbattimento del daino sono senza limite
numerico in quanto è prevista l’eradicazione della specie. Un progetto
inspiegabile e anche illegittimo: di fatti il ricorso al TAR fatto da Lupus
in Fabula (con LAC e VAS) lo ha dimostrato e l’eradicazione è stata sospesa.
Su misfatti di questo tipo, che aggrediscono un patrimonio pubblico come gli
animali selvatici e calpestano l’etica, i politici non possono mettersi da
parte: loro è stato il voto sulla delibera, loro deve essere l’assunzione di
responsabilità, senza lasciare campo libero a funzionari (tra l’altro il
capo dell’Ufficio Caccia è a sua volta un cacciatore) o ai faunisti che
sulla caccia ci guadagnano e gli garantiscono che sulle popolazioni di
capriolo possono essere fatti prelievi anche del 20-30% senza rischi di
contrazione irreversibile. Vero é che i caprioli tendono a rioccupare le
nicchie lasciate vuote da altri caprioli, quindi la popolazione riesce a
ritornare sempre al livello più adeguato agli habitat disponibili, ma non
c’é niente di scontato: gli habitat possono modificarsi e gli abbattimenti
“artificiali” possono sommarsi a mortalità naturali uscendo dal controllo.
La stessa dinamica avviene nelle popolazioni di piccione e la comunit
scientifica ha in quel caso espresso parere unanime sulla inutilità di
interventi cruenti; del resto, se è vero che una popolazione in salute
recupera deficit indotti, è anche vero che quella stessa popolazione ha
evidentemente raggiunto il limite della capacità portante e quindi, anche se
lasciata stare, non aumenta più ma semmai espande il proprio areale.
Insomma, vi può essere una contrazione dell’incremento annuo oppure più
probabilmente una dispersione degli individui giovani: i caprioli erratici
del pesarese hanno di fatti ricolonizzato la provincia di Ancona, dove non
ce ne erano più.
Andrea Pellegrini

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L’INTERVENTO
Veronesi: «Sono per l’abolizione totale  Istinti primitivi, non divertimento»
L’oncologo: «L’uccisione di ogni animale è un danno all’ecosistema»
di  UMBERTO VERONESI

L’approvazione da parte del Senato dell’emendamento che ripropone la riduzione dei limiti della stagione di caccia è stato definito un blitz da parte delle associazioni ambientaliste. Concordo sul fatto che questa decisione non debba passare sotto silenzio. Ed è giusto che le Regioni, a cui spetta le decisione finale circa l’estensione del periodo venatorio, considerino attentamente le motivazioni di chi vuole porre un freno al massacro degli animali.
Personalmente sono a favore dell’abolizione totale della caccia per questione di principio: sono un non violento e un pacifista e non posso concepire che uccidere esseri viventi ignari e indifesi possa essere definito un divertimento o addirittura uno sport. Sono un animalista convinto: sono vegetariano per motivi etici e mi batto da sempre per il rispetto della vita degli animali nell’ambito della ricerca scientifica e dell’utilizzo per l’alimentazione umana. Come medico e come scienziato mi batto da sempre per il rispetto e il mantenimento degli equilibri della natura e credo che l’uccisione degli animali sia un danno all’ecosistema.
Credo quindi che l’attività venatoria non dovrebbe esistere in un mondo civile e penso comunque che cinque mesi di crudeltà verso gli animali siano più che sufficienti per dare sfogo agli istinti violenti, che io giudico primordiali, di chi non la pensa come me. Per fortuna si tratta di una minoranza: si stima che i cacciatori in Italia siano circa 750.000. Mi sembra assurdo, per lo svago di questo piccolo gruppo, rischiare di alterare l’equilibrio ambientale. Bisogna pensare alla riproduzione degli animali, ai nidi vuoti, ai piccoli senza cibo perché chi lo procura è stato ucciso. Senza contare i danni per il turismo ambientale, una risorsa importante e un esempio di cultura del nostro Paese, come ha segnalato con intelligenza il ministro Michela Vittoria Brambilla. Condividere con i cacciatori un ambiente incontaminato, un bosco, un prato, può creare disturbo, oltre che ragionevole apprensione, ha sottolineato il ministro. E io aggiungo che non si può godere della nostra natura, insegnare ai nostri ragazzi ad amarla e rispettarla come risorsa fondamentale del loro futuro, con lo spettro di uomini con in braccio un fucile, che si aggirano pronti a far scorrere il sangue degli animali che di questa natura sono una bellissima espressione.
Non è giusto calpestare il diritto di tutti per il piacere di pochi. Oltre tutto quasi esclusivamente maschi. Tengano conto i sostenitori della caccia che negli anni ‘90 sono stati indetti ben tre referendum per estendere i divieti della caccia. Nessuno ha raggiunto il quorum perché, appunto, la caccia è una passione di pochissimi, e per il resto della gente non è chiaro il suo impatto ambientale e la sua componente di crudeltà e dunque pensa non sia un problema che la riguarda di persona. Se tuttavia interrogati, gli italiani si dichiarano sfavorevoli: lo confermano tutti i sondaggi d’opinione degli ultimi anni. L’ultima ricerca di Eurisko di cinque anni fa ha evidenziato che oltre il 74% degli italiani è contro la caccia e sono certo che se si ripetesse oggi, grazie alla maggiore consapevolezza dell’importanza dell’ambiente, la percentuale sarebbe ancora più alta.
29 gennaio 2010 (Lapresse)

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LETTERA APERTA DOPO CHE IL CONSIGLIO REGIONALE DELLE MARCHE HA RINVIATO L’APPROVAZIONE DELLA NUOVA LEGGE SULLA CACCIA E IL NUOVO PIANO FAUNISTICO.
La vergognosa  proposta di modifica della legge regionale Marche sulla caccia, frutto dell’inciucio politico tra Mirco Ricci (capogruppo del PD al consiglio regionale e cacciatore) ed Enrico Cesaroni (PDL e cavatore), non è stata neppure discussa nelle ultime sedute del consiglio e di conseguenza rimarrà, almeno per ora, solo un pezzo di carta.
Questa grande vittoria ambientalista ed animalista, insperata solo pochi giorni fa, è in gran parte merito della grande mobilitazione delle associazioni, dei nostri militanti, ma anche di tanti semplici cittadini che in questi giorni hanno tempestato di e-mail i consiglieri regionali di maggioranza, esortandoli a bloccare la proposta o a votare contro. Il resto lo hanno fatto in aula i consiglieri Michele Altomeni (Rifondazione comunista) e Massimo Binci (Sinistra Ecologia Libertà) ed i gruppi della sinistra (RC – PDCI – SEL) che hanno fatto mancare sistematicamente il numero legale, impedendo quindi qualsiasi discussione. Certamente il nuovo assetto politico con il patto tra il PD e l’UDC, per far fuori i partiti della sinistra, ha aiutato la nostra battaglia…
A fine marzo  ci saranno le elezioni regionali e sicuramente molti “attori” del teatrino della politica marchigiana verranno rieletti, specie coloro, come Ricci e Cesaroni, che hanno alle loro spalle le potenti lobby dei cacciatori e dei cavatori. Possiamo essere certi, quindi, che ci riproveranno anche  nella prossima legislatura a presentare le loro indecenti proposte chefavoriscono cacciatori e cavatori. Ma ci saremo anche noi, pronti di nuovo a ostacolarli. Restando uniti e concentrandoci tutti su un unico obiettivo abbiamo dimostrato alla classe politica di saper incidere e condizionare le loro decisioni e questo non è cosa da poco e resterà per sempre un esempio di lotta civile e democratica anche per le nostre prossime battaglie ambientaliste !

Questa volta il Consiglio Reg.le delle Marche non ha votato a favore della caccia

Questa volta il Consiglio Reg.le delle Marche non ha votato a favore della caccia

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Un’immagine che doveva essere soltanto la fotografia di un sentiero nel bosco percorribile a cavallo, ha oggi acquistato per me un significato particolarmente triste. E’ l’ultimo ricordo visivo che mi è rimasto di Birillo, il mio Yorkshire fedele e grintoso, che non si allontanava mai da casa e si avventurava nel bosco solo per accompagnare me. Nella fotografia Birillo cammina avanti e, in una interpretazione successiva ai fatti, forse sentimentale (ma perché no?) sembra andarsene via, come chi si allontana dopo il commiato, verso il proprio destino. Pochi giorni dopo Birillo è morto, sotto casa, per aver ingerito veleno sparso in giro da qualche gentiluomo cacciatore. Come lui altri quattro dei miei cani hanno trovato la morte per avvelenamento nel giro di pochi giorni e nel bosco ho trovato una bellissima volpe anche lei uccisa dal veleno.

Non voglio portare in piazza il dolore che pesa nel mio cuore per la perdita di fedeli amici innocenti, raccolti per strada e sottratti al destino dell’abbandono e del randagismo. Quella è una sofferenza che riguarda solo me. Ritengo, però, opportune alcune considerazioni che, anche se non nuove per chi sinceramente ama gli animali e condanna l’immoralità dell’attività detta caccia., vanno tuttavia ripetute, affinché giovino.

Il leone e la tigre, come qualunque altro predatore e come l’uomo nello stadio evolutivo  primitivo, uccidono per mangiare e sopravvivere. Lo stesso non si può dire dell’uomo che oggi uccide per sport e per piacere. Solo nell’era moderna la caccia è stata considerata uno sport da fare per puro divertimento. Una attività che non è sfuggita all’attenzione della psicanalisi, la quale ci dice che l’uso delle armi da fuoco rappresenta una rivendicazione della virilità dell’uomo: la carabina è un pene apportatore di morte. Il cacciatore moderno vorrebbe dimostrare la sua virilità nello stupido, insensato, crudele assassinio dei nostri fratelli animali. L’ostentazione e il vanto di questo surrogato di virilità si manifesta eclatante in quelle orrende parate di macchine rigate del sangue di animali uccisi, esposti sui cofani.

Nelle società antiche primitive la uccisione di un animale richiedeva una espiazione. L’uomo che lo aveva ucciso in un modo o nell’altro doveva pagare per tale morte. “L’Animalicidio”, come lo ha chiamato Levy Bruhl, era considerato della stessa gravità dell’omicidio e chi uccideva un animale doveva sottoporsi a una purificazione per ristabilire l’ordine naturale che il suo atto aveva sconvolto, anche se causato da necessità.

Il cacciatore moderno cerca di giustificare una sua attività ludica, moralmente ingiustificabile, mascherandosi dietro l’amore per la passeggiata all’aria aperta e per il contatto con la natura. E allora, perché passeggiare con un fucile? E’ sufficiente un bastone da montagna per accompagnare il passo o una macchina fotografica per catturare le immagini che tanto commuovono lo spirito poetico del cacciatore.

Oltre a queste, ci sono, peraltro, delle altre considerazioni e degli interrogativi ancora più pragmatici.

Se, per esempio, desidero acquistare una pistola per detenzione e, molto eventualmente,  come deterrente o per difesa personale, (motivo giustificato dal fatto che vivo in un contesto piuttosto isolato), trovo un gran numero di difficoltà burocratiche, esami medici,  moduli da riempire per domande alla prefettura, vagliate dai carabinieri e così via. Finisco per rinunciare e poi può darsi che comunque mi direbbero che è meglio non avere un’arma in casa.  Più rapido e sicuro, allora, è richiedere la licenza di caccia. Quella la danno con estrema facilità, quasi te la tirano dietro, e così puoi comprare tutti i fucili che vuoi. L’assurdo sta nel fatto che a una persona che vuole un’arma con la chiara intenzione di uccidere, e nell’uccidere prova piacere e divertimento, viene facilmente concesso di averla e di andarci in giro.  Queste persone, poi, che così facilmente vengono armate, sono, in grande maggioranza, arroganti, maleducate e pericolose, prive di riguardo per i diritti di proprietà, come dimostrano i fatti riportati nelle cronache dei giornali. Se alle loro intrusioni dannose il proprietario  si lamenta, viene minacciato. Si deve tollerare che, dopo aver subito minacce, individui armati girino per le nostre proprietà?

E’ tollerabile che un cittadino non possa passeggiare tranquillamente nel bosco, magari di sua proprietà, se non preceduto dal suono di una campanella, come un lebbroso, per avvertire della sua presenza , per non correre il rischio di prendersi una fucilata?

E’ tollerabile che un allevatore rischi di perdere i suoi animali perché si spara in mezzo a loro che pascolano e il rumore della fucilata, causando panico, li costringe a fuga precipitosa che, in terreni montani, scoscesi, è fatale per la loro incolumità? Un caso, questo, particolarmente pericoloso per i cavalli, specialmente se nevrili.

E’ tollerabile che i recinti vengano tagliati  lasciando, in tal modo, che gli animali al pascolo escano e magari causino dei danni per i quali è ritenuto responsabile il proprietario e chi ne ha la custodia?

E’ tollerabile che all’aprirsi della caccia si debbano chiudere in voliera i piccioni, perché altrimenti vengono tutti uccisi?

E’ tollerabile che per difendersi in qualche modo si deve chiudere il fondo secondo regole che sanno d’imposizione e che comportano  un notevolissimo impegno economico?

Quale fiducia si può avere in un Potere che si dimostra incapace di applicare e di far rispettare la legge nei confronti di pratiche illegali come il bracconaggio ( diffusissimo in una provincia come quella di Pesaro-Urbino), come la violazione dei limiti delle riserve demaniali e di tutte le altre azioni  della caccia teoricamente vietate?
Che succederebbe se un boccone avvelenato finisse nelle mani di un bambino? I bambini, si sa, portano tutto alla bocca. E allora? Che difesa si può avere nei confronti di cacciatori, liberi di entrare nella proprietà altrui e danneggiare alberi da frutta e culture? Si può vivere in continuo stato di allerta? Chi ci garantisce da questi continui soprusi?

Chi ci protegge dalla irresponsabilità dei cacciatori che sparano agli uccelli migratori favorendo così la diffusione dell’influenza aviaria?

Questi fatti e problemi sono ben conosciuti da chi vive in campagna e forse meno da chi vive in città. Sia gli uni che gli altri, però, sono uniti nella condanna dell’assassinio degli animali e costituiscono la grande maggioranza degli italiani, che per l’83% sono contrari alla caccia. Essendo maggioranza si ha la forza di fermare questa forma di degrado e di inciviltà. Tale forza sta nel voto. Cerchiamo di comportarci da cittadini maturi. Non andiamo a votare come chi va allo stadio per fare il tifo per una squadra per motivi passionali. Andiamo a dare il voto a chi ha un programma e idee e serietà che ci convincono. Non votiamo colori, ma uomini. Non diamo il voto ai parlamentari o aspiranti politici che sono in favore della caccia o sono succubi o manipolati da interessi o da ottiche di voto o addirittura cacciatori. D’altro canto, quali garanzie etiche può dare chi è incline a uccidere per divertimento?  “Per l’uomo morale”, ha scritto Albert Schweitzer, “la vita è sacra di per se stessa”.

L’uomo non ha il diritto di comportarsi come un dittatore indiscusso e di disporre della natura e dei nostri fratelli non umani a suo piacimento.

Carlo Faillace

Presidente Pro-Equo Italia e scrittore

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Vicenza 20.09.08 i

CACCIA, VERGOGNOSO BLITZ IN COMMISIONE POLITICHE EUROPEE AL SENATO
Approvato l’emendamento del senatore Santini alla legge Comunitaria che
apre alla caccia tutto l’anno. Umiliazione per l’Europa, per gli organi
scientifici e per i cittadini italiani.

E’ con incredulità e sdegno che ci ritroviamo a commentare l’ennesimo
blitz compiuto in Parlamento, questa volta in Commissione Politiche
europee del Senato, con l’approvazione di un emendamento, del senatore PDL
Giacomo Santini, che ripropone la cancellazione dei limiti alla stagione
venatoria, attualmente contenuta tra il primo settembre e il 31 gennaio e
che aggraverà lo stato di infrazione comunitaria in cui l’Italia versa da
anni. Il fatto è questa volta ancora più grave, non solo perché a presentare
l’emendamento  è stato addirittura il relatore della legge Comunitaria, appunto il
senatore Santini, che dovrebbe invece operare perché le procedure di
infrazione siano risolte e non acuite. Il fatto è gravissimo anche perché
l’emendamento aveva ricevuto parere negativo dell’ISPRA, formalmente
richiesto dalla stessa Commissione del Senato, ed era stato più volte
bocciato, in precedenza, da Governo e varie Commissioni parlamentari.
Inoltre, lo stesso Santini aveva “ritrattato” il proprio emendamento,
presentandone un secondo, alternativo a quello e senza dubbio più
corretto, al quale, non a caso gli organismi scientifici avevano dato il
via libera. Si tratta insomma di un evento che non esitiamo a definire vergognoso:
l’ennesimo assalto agli animali selvatici ma anche una vera umiliazione per l’Europa,
per la scienza e ancora di più per i cittadini italiani, che si
ritroveranno i cacciatori nei propri terreni anche oltre i già lunghissimi
cinque mesi dell’attuale stagione di caccia.

***********************************************************************
ORA PIU’ CHE MAI VI CHIEDIAMO DI ATTIVARVI AFFINCHE’ POSSIAMO DIMOSTRARE DI ESSERE PIU’ DEI CACCIATORI… PERCHE’ LO SIAMO DAVVERO!
ISCRIVETEVI AL GRUPPO CONTRO IL DDL ORSI E FIRMANDO E FACENDO FIRMARE A TUTTI LA PETIZIONE!!!

Le iscrizioni al Gruppo FB Contro il DDL Orsi… ancora subiscono la
cancellazione quotidiana, ma abbiamo superato gli 80.120 iscritti
nonostante che anche oggi ne abbiano cancellati più di 50!

VI PREGHIAMO QUINDI DI CONTROLLARE ANCHE LE VOSTRE ISCRIZIONI, ISCRIVERVI O RI-ISCRIVERVI MA ANCHE DIFFONDERE A TUTTI I VOSTRI CONTATTI CON L’OPZIONE “INVITA AMICI”

ISCRIZIONI AL GRUPPO FB:

http://www.facebook.com/group.php?gid=56221250828

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Se questo è un paese civile...

Se questo è un paese civile...

Periodicamente la stampa locale ripropone l’annosa polemica determinata dai mancati indennizzi per i danni causati dai cinghiali alle colture agricole, ed alla circolazione stradale.  Peccato che il problema venga sistematicamente affrontato con superficialità e senza conoscere la realtà della situazione. Recentemente è caduta nel solito “luogo comune” anche l’AMTIC Cittadinanzattiva con un articolo nel quale si evidenziava come il problema dei cinghiali non troverebbe risoluzione a causa dell’eterna contrapposizione tra animalisti e cacciatori. Addirittura nell’articolo si afferma genericamente che gli “animalisti” alimenterebbero i cinghiali selvatici e che li proteggerebbero dentro delle fantomatiche “riserve”! Niente di più falso e ridicolo!!! Anche stavolta si è persa l’occasione di spiegare ai cittadini a chi debbano essere imputate le vere responsabilità e si è dimostrato di non volere risolvere il problema alla radice. Infatti il cinghiale è una specie alloctona, che crea problemi anche al resto della fauna autoctona, quindi non merita di essere protetta, ma rappresenta invece l’esempio più eclatante della pessima gestione venatoria in Italia. E’ solo colpa dei cacciatori, se questa specie oggi causa enormi danni all’agricoltura e determina gravissimi incidenti stradali. Furono proprio loro, difatti, a partire dagli anni ‘60, ad introdurre in Italia, per scopi venatori, la razza di cinghiale dall’Est europeo, di taglia notevolmente più grande e dotata di una maggiore fecondità rispetto a quella nostrana. Nel giro di pochi anni, la specie ungherese ha soppiantato quella autoctona italiana, che ormai si può considerare quasi estinta, mentre i danni ed i problemi causati ad un territorio come il nostro, non adatto ad una razza del genere, sono purtroppo alla vista di tutti. Qualche anno fa, partecipando ad un convegno sul tema, proposi provocatoriamente di sterminare completamente la popolazione regionale dei cinghiali. Ebbene, a quella proposta non ci fu alcuna protesta da parte dei rappresentanti delle associazioni animaliste, mentre invece ci fu una corale levata di scudi da parte di tutte le associazioni venatorie, visto che oramai la stragrande maggioranza dei cacciatori si dedica esclusivamente a questo tipo di caccia.
Sono quindi le stesse squadre di “cinghialai” ad alimentare i cinghiali con quintali di mais e pane secco lasciati in punti fissi dei boschi, per mantenere e incrementare questi animali nella propria zona di caccia esclusiva. Anche le Aziende faunistico-venatorie non sono da meno. Questi Istituti privati, infatti, peraltro poco democratici, in quanto riservati ad una ristretta “elite” di cacciatori danarosi, immettono e foraggiano i cinghiali nei periodi di chiusura della caccia, per poi farli ucciderli a pagamento e vendere le loro carni ai vari commercianti e ristoratori specializzati in cacciagione. Nell’area del San Vicino insistono da molti anni 2 Aziende faunistico-venatorie (Canfaito–La Forcella e Leode) che insieme occupano circa 2.500 ettari. Guarda caso, entrambe queste aziende sono state accuratamente tutelate dai politici escludendole dalla perimetrazione della nuova Riserva naturale di San Vicino – Canfaito, recentemente approvata dalla Regione… Il fatturato derivante dalla caccia al cinghiale nelle Marche, del resto, è veramente notevole: fonti ufficiali della Coldiretti parlano di oltre 2,5 milioni di euro all’anno, di cui almeno 1 milione in nero. I gestori delle Aziende faunistico-venatore sono per questo molto influenti e condizionano anche i politici che dovrebbero invece legiferare per risolvere il problema. Bisogna poi considerare anche il gravissimo problema sanitario, visto che i cinghiali che vengono uccisi e macellati clandestinamente non sono certo sottoposti al controllo dai veterinari e dunque c’è il serio rischio che a chi consumi la loro carne si trasmettano malattie gravi come la brucellosi o la peste suina, patologie molto diffuse tra queste specie di animali selvatici. Per non parlare delle gravi patologie neurovegetative, a cui sono esposti in particolare i bambini, derivate dal consumo di carne di selvaggina uccisa con munizioni di piombo. L’unica soluzione che la natura offra per contenere la proliferazione di questa specie invasiva è rappresentata dal lupo, che è il solo predatore in grado di uccidere i piccoli di cinghiale e quindi di limitare la specie. Peccato però che il lupo continui ancora oggi ad essere perseguitato e trattato come un “mostro” da sterminare da parte degli allevatori e che troppo spesso finisca ucciso “per sbaglio” proprio nel corso delle battute di caccia al cinghiale… E’ fin troppo evidente, quindi, che finché esisterà una categoria di persone che si dedica in maniera maniacale a questo pericoloso passatempo o che dalla caccia al cinghiale trae lauti guadagni, questa specie continuerà a proliferare indisturbata, a produrre danni nelle nostre campagne, ed a costituire un serio pericolo alla circolazione stradale! La sola cosa che resti ai cittadini da fare è semmai quella di “punire” quei politici, presenti nel PDL, nella Lega, nel PD e nell’UDC, che per accaparrarsi i voti dei cacciatori, continuano a legiferare in loro favore, fregandosene altamente di tutti gli altri elettori che hanno gli stessi diritti e che li votano.
La prossima primavera, con le elezioni regionali, ne avranno la prima occasione…

Danilo Baldini – Delegato responsabile LAC per le Marche

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