SCOGLIERA DI CASTELDIMEZZO
sì alla tutela ambientale ed alla realizzazione, no ad una dannosa fretta
L’assessore Pozzi (Comune di Pesaro) ha bollato le richieste dell’Ente Parco San Bartolo come “minuzie burocratiche” o “formalità inutili”. In realtà, la documentazione integrativa è stata necessaria perché lo Studio di Impatto Ambientale presentato dal Comune non riportava la presenza di specie protette e habitat prioritari. Non si tratta di cavilli: ignorare organismi come Pholas dactylus (specie vulnerabile secondo IUCN) o le biocostruzioni di Sabellaria (habitat 1170 della Direttiva Habitat) significa rischiare danni ambientali seri, oltre che violazioni normative di livello europeo.
Il Comune lamenta di aver dovuto effettuare i rilievi subacquei a dicembre, un periodo considerato poco adatto per osservare flora e fauna. È vero che la stagionalità influisce, ma la mappatura dei fondali e delle biocostruzioni è indispensabile in qualunque momento, purché avvenga prima dell’apertura del cantiere. Le richieste di un Piano di Monitoraggio Ambientale e di un Piano di Gestione del Cantiere servono proprio a garantire che i massi vengano depositati solo sui fondali molli, evitando di danneggiare le zone ecologicamente più sensibili.
Il presidente dell’Ente Parco, Silvano Leva, ha richiamato un punto tecnico spesso trascurato: la stabilità della falesia dipende anche dalla corretta gestione delle acque in sommità, non solo dalle opere in mare. Il Parco, infatti, non ha espresso un parere contrario all’intervento — anzi, il 20 gennaio 2026 ha dato un via libera condizionato — ma chiede che l’opera sia realizzata senza compromettere gli habitat che è tenuto a tutelare.
In sintesi: Non c’è alcun ostruzionismo: il verbale della Conferenza di Servizi del 20 gennaio 2026 conferma l’approvazione unanime del progetto, con alcune prescrizioni tecniche. Le condizioni poste dagli enti non sono rallentamenti, ma obblighi normativi: monitoraggi, supervisione periodica, divieto di deposito dei massi sui fondali duri. Tutto previsto dalla normativa sulla tutela della biodiversità.
Piuttosto che alimentare la polemica, il Comune farebbe bene a concentrarsi sulla rapida stesura del Piano di Gestione Ambientale del Cantiere, perché è proprio l’assenza di dati completi nella prima versione del progetto ad aver allungato i tempi.
In definitiva, la sicurezza della falesia e la tutela del mare non sono in contraddizione. Il rigore richiesto dall’Ente Parco è ciò che permette all’opera di essere efficace e, allo stesso tempo, sostenibile, evitando che la difesa della costa si trasformi in un intervento con un costo ambientale troppo elevato.
La Lupus in Fabula
Pesaro, 27 gennaio 2026