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Così potrebbero presentarsi i lavori del gasdotto nel nostro AppenninoIl deputato catalano Raül Romeva i Rueda, del Gruppo Verdi/A.L.E., ha presentato il 20 luglio 2010 un‘interrogazione prioritaria al Parlamento europeo chiedendo quali iniziative intenda adottare la Commissione europea nei confronti del progetto Snam di gasdotto “Rete Adriatica”.

Il deputato verde europeo ha evidenziato le caratteristiche pesantemente impattanti del progetto: la lunghezza complessiva di km. 687 (tubazione di diametro 1.200 mm. a mt. 5 di profondità, servitù di mt. 40), un unico tracciato dal Sud (Massafra, Prov. Taranto) fino all’Italia settentrionale (Minerbio, Prov. Bologna).   Un progetto suddiviso in cinque tronconi (Massafra-Biccari; Biccari-Campochiaro; centrale di compressione Sulmona; Sulmona-Foligno; Foligno-Sestino; Sestino-Minerbio) che attraversa ben dieci Regioni (Puglia, Basilicata, Campania, Molise, Abruzzo, Lazio, Umbria, Marche, Toscana, Emilia-Romagna), interessando aree di rilevante importanza naturalistica (3 parchi nazionali, 1 parco naturale regionale, 21 siti di importanza comunitaria), aree a gravissimo rischio sismico (Abruzzo, Umbria, Marche) e idrogeologico, senza che  sia stato effettuato un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale (direttive n. 85/337CEE e n. 97/11/CE) come richiesto da normativa e giurisprudenza comunitaria (vds. es. Corte di Giustizia CE, Sez. II, 28 febbraio 2008, causa C-2/07) né una procedura di valutazione ambientale strategica (direttiva n. 01/42/CE).

Avverso tale progetto è stato presentato ricorso alla Commissione europea (25 giugno 2010) da amministrazioni pubbliche (Province di Pesaro-Urbino e di Perugia, Comunità Montana Catria e Nerone, Comune di Gubbio), associazioni ecologiste (Gruppo d’Intervento Giuridico, Comitato “No Tubo”, Federazione nazionale Pro Natura, WWF, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona, Comitato civico Norcia per l’ambiente, La Lupus in Fabula) e venatorie (Arci Caccia – Perugia).

Il deputato verde Raül Romeva i Rueda ha chiesto alla Commissione europea quali iniziative intenda assumere  in rispetto della normativa comunitaria per ricondurre l‘Italia alla corretta applicazione delle direttive europee in materia di valutazione di impatto ambientale (nn. 85/337/CEE e 97/11/CE), di valutazione ambientale strategica (n. 01/42/CE) e di tutela degli habitat naturali e semi-naturali (n. 92/43/CEE).   Un’importante iniziativa di controllo parlamentare a sostegno delle legittime richieste di Enti locali, associazioni e comitati ecologisti nazionali e territoriali per la salvaguardia dell‘Appennino, dei valori naturalistici, paesaggistici e del tessuto economico-sociale delle collettività locali interessate.


Stefano Deliperi ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it

La foto è tratta dal blog del Comitato “No Tubo”

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La Corte Costituzionale ha bocciato la legge 215 del 9 giugno 2010, la legge che permetteva il ritorno all’energia nucleare nel nostro paese (sentenza numero 215 del 9 giugno 2010).

Questa legge – ha commentato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola – era stata fortemente voluta dal presidente del Consiglio e dall’ex ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola. Era considerata uno dei fiori all’occhiello del governo nazionale.

La Corte Costituzionale fa giustizia cassandola, restituendo agli enti locali, ed in particolar modo alle regioni, la facolta’ di appoggiare o rigettare integralmente le scelte operative e territoriali dell’esecutivo nazionale in materia di energia nucleare.
Finisce anche ogni possibilita’ di commissariamento, essendo stata dichiarate illegittima ogni urgenza in materia.

Numerosi erano stati i ricorsi presentati, anche dalla Regione Puglia – ha precisato Vendola – ma avevamo anche ricordato al Governo che sarebbe stato possibile costruire centrali nucleari in regioni come la Puglia soltanto facendo ricorso ai carri armati. La Consulta – ha proseguito Vendola – ha restituito dignita’ al rapporto tra Stato e Regioni, reso impraticabile dall’arroganza del governo nazionale che voleva – in sintonia con non meglio precisati interessi privati anche stranieri – trasferire in Italia tecnologie vecchie e pericolose e costosissime sotto ogni punto di vista e soprattutto per la gestione futura di scorie e siti contaminate.  Rimarremo vigili – ha concluso il presidente – perche’ ci aspettiamo altre sorprese. Molti sono gli interessi in gioco: noi tuteleremo solo il nostro territorio e i nostri cittadini.

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In più di un’occasione illustri rappresentanti di Marche Multiservizi hanno ammesso candidamente che la multiutility non è interessata alla raccolta differenziata, ed il motivo è semplice: una società che, grazie alla partecipata Hera Spa, possiede la tecnologia per costruire inceneritori, guadagna di più a bruciare che a riciclare.

E’ altrettanto noto che, rispetto ad un’azienda totalmente pubblica, l’obiettivo di un buon dividendo per Marche Multiservizi è una missione irrinunciabile.

Quindi è logico che la componente privata di Marche Multiservizi non ha interesse a che si raggiungano elevate quote di raccolta differenziata; ma i rappresentanti degli enti pubblici in seno alla società, che sono il 60% del consiglio di amministrazione, che interesse hanno? Stanno lì a rappresentare il bene comune, l’interesse dei cittadini di oggi e di domani, o scaldano solo le poltrone? E certi assessori del comune di Pesaro svolgono diligentemente il loro ruolo di indirizzo e di controllo della società di servizi o fanno solo i passacarte?

Dopo la vicenda dei dati sui costi del “porta a porta”, queste domande sono più che ovvie.

Ora il comune di Pesaro ha deciso per un sistema misto (domiciliare in alcuni quartieri e di prossimità in altri) che costerà quanto ai cittadini fanesi costerà il sistema “porta a porta” con la separazione secco/umido.

Come mai a Pesaro la raccolta domiciliare dei rifiuti è così sconveniente mentre molti studi e rapporti dimostrano che in altre realtà analoghe è più vantaggiosa di quella stradale? Ci possiamo fidare di questi amministratori?

Noi siamo dell’idea che stanno sbagliando perché la raccolta di prossimità non permetterà il rispetto degli obiettivi di legge, non produrrà nessuna riduzione dei rifiuti, non responsabilizzerà il cittadino e non consentirà l’applicazione della tariffa puntuale sulla quota indifferenziata. Il vero obiettivo di una raccolta differenziata spinta deve essere quello di far pagare di più a chi separa di meno, cioè a chi non vuole dare una seconda vita ai rifiuti. Solo se si arriva a tassare in base al rifiuto che va in discarica si possono otterere elevate quote di riciclo, per tendere all’obiettivo “zero rifiuti” che è il traguardo a cui aspirano le decine di comuni che hanno aderito all’Associazione di Comuni Virtuosi.

Riciclare significa risparmiare materie prime ed energia, salvaguardare il territorio, e tutelare la salute delle presenti e future generazioni. Chi guarda prevalentemente all’interesse economico ed al tornaconto elettorale non fa un buon servizio ai cittadini.

 Pesaro, 24/03/2010

 LA LUPUS IN FABULA

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Al Sindaco

Alla Giunta

Ai Consiglieri Comunali

COMUNE DI PESARO

 

Premesso che 

  • numerosi studi, indagini e rapporti (ad es. “Analisi tecnico-economica della gestione integrata dei rifiuti urbani-103/2009 ISPRA”, “Raccolta stradale e domiciliare – 1813 Comuni a confronto – Ecoistituto Faenza”) dimostrano in maniera inequivocabile che solo con il sistema di raccolta dei rifiuti “Porta a Porta” si può raggiungere e superare la percentuale del 65% prevista dalla legge entro il 2012;
  • solo il sistema “Porta a Porta” educa i cittadini ad una gestione responsabile delle risorse ed alla riduzione della produzione di rifiuti; crea nuova occupazione grazie al maggior impiego di manodopera; consente l’applicazione delle tariffa puntuale secondo il principio “chi più inquina, più paga”; riduce la produzione dei rifiuti ed evita l’intercettazione dei rifiuti speciali;
  • a medio termine la raccolta domiciliare spinta non è più onerosa rispetto ad altri sistemi, ma permette anche riduzioni di tariffa;
  • la raccolta “di prossimità” non permette il raggiungimento degli obiettivi di legge, e presenta in genere un elevato grado di impurità dei materiali differenziati (dal 20 al 30%) vanificando l’impegno dei cittadini virtuosi;

Visto che

  • Il comune di Fano darà avvio ad un progetto di raccolta differenziata ibrida (porta a porta, con isole ecologiche) su tutto il territorio comunale con aumenti di tariffa contenuti al 7% (pari a circa 8/10€) all’anno, fino al 2013;

Considerato che

  • Il mancato raggiungimento del 50% di R.D. nel 2009 comporterà l’applicazione per l’anno in corso di una ecotassa a carico dei cittadini di 24 € a tonnellata invece di 10 €;
  • non è giusto che sulla gestione dei rifiuti le società affidatarie del servizio, pur nella necessità di recuperare tutti i costi,  privilegino la distribuzione dei dividendi piuttosto che il rispetto della legge e la salvaguardia dell’ambiente;

L’ass.ne LA LUPUS IN FABULA onlus CHIEDE che il comune di Pesaro 

  • verifichi, a distanza di un anno dalla data di avvio del sistema “di prossimità”, i risultati conseguiti nei quartieri in cui in cui è applicato, in relazione ai costi ed agli obiettivi di legge;
  • rivaluti l’opportunità di effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti con il sistema “Porta a Porta” su tutto il territorio comunale;
  • effettui un’analisi continua, accurata e ponderata dei costi di gestione del ciclo dei rifiuti della società Marche Multiservizi Spa ed esamini il rispetto puntuale del contratto di servizio;
  • assuma come traguardo politico/amministrativo l’obiettivo “rifiuti zero” così come stanno facendo tanti altri comuni che hanno aderito all’Associazione dei Comuni Virtuosi. 

Pesaro, 25/03/2010

 Il Presidente

Claudio Orazi

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La crisi economica in atto può essere un’opportunità per ripensare al modello di sviluppo che negli ultimi 50 anni ha portato al saccheggio del territorio ed alla corsa per l’appropriazione delle risorse naturali e dei beni comuni, senza garantire comunque un benessere diffuso ed una piena occupazione. La cosiddetta Green Economy è sicuramente una possibilità concreta di coniugare economia ed ecologia, purchè ciò non comporti il sacrificio di nuove risorse ambientali, e quantomeno i benefici accertati siano notevolmente superiori ai costi.

In campo energetico le ass.ni ambientaliste LA LUPUS IN FABULA ed ARGONAUTA sono convinte che si debba diminuire progressivamente e celermente il consumo dei combustibili fossili per sostituirlo con energie alternative e rinnovabili a basso impatto ambientale. Dopo trent’anni che le associazioni ambientaliste propongono le energie rinnovabili come forma di energia inesauribile e democratica, ora il mercato dei grossi produttori si è svegliato grazie ai lauti incentivi dei certificati verdi.

Ma affinchè il mercato dell’energia verde non sia solo un’opportunità speculativa a vantaggio di pochi, occorre che le istituzioni locali si riapproprino del loro compito di programmazione e controllo. In assenza di una vera e seria politica energetica nazionale e di fronte all’immobilismo degli organismi internazionali nella lotta ai cambiamenti climatici, gli enti locali (comuni, provincia e regione) possono e debbono stimolare, incentivare e organizzare la diffusione del risparmio e dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.

Dal momento che il primo può rappresentare il 30% dell’attuale consumo di energia è su questo fronte che gli enti locali devono dedicare maggior i risorse, per spingere associazioni di categoria, imprenditori e singoli cittadini all’adozione di pratiche e tecnologie per la riduzione degli sprechi, intervenendo su regolamenti, promuovendo certificazioni e esercitando i controlli atti a verificare il rispetto delle leggi. In quanto alle energie rinnovabili, vanno incentivati e, in alcuni casi, resi obbligatori, impianti di piccola taglia, finalizzati principalmente all’auto consumo, mentre i grandi impianti sono accettabili solo se hanno il carattere di reversibilità ed hanno impatti minimi su flora, fauna e paesaggio.

Per questo riteniamo sbagliato che alcuni comuni siano i diretti promotori di grandi impianti fotofoltaici su terreno agricolo, mentre possiedono immobili (uffici, scuole, palestre, ecc.) che sprecano il 30/40% di energia ed hanno a disposizione ettari superfici già urbanizzate in cui collocare detti impianti (tetti, parcheggi, strade). La complessità dei problemi ambientali richiede soluzioni articolate e una politica che governi le scelte indirizzandole al benessere collettivo.

Consapevoli di poter dare un contributo pratico nella programmazione degli interventi e unite nell’opposizione alla follia nucleare del governo Berlusconi, le associazioni ambientaliste hanno dato vita a due commissioni di lavoro, che avranno il compito di dare indicazioni e suggerimenti agli enti locali in tema di energie rinnovabili, di riduzione degli sprechi e del consumo del territorio. Sugli stessi temi viene chiesto all’amministrazione provinciale l’apertura di un tavolo di confronto permanente (esempio una consulta ambientale), e l’esplicitazione in termini concreti del programma di governo della Giunta Ricci.

La Lupus in Fabula Claudio Orazi

Argonauta – Fano Luciano Poggiani

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Oltre il 7% dell’importo della bolletta elettrica è utilizzato per strapagare impianti di incenerimento che bruciano scarti di raffineria e di lavorazioni industriali, plastica dai rifiuti urbani e assimilati e molte altre sostanze inquinanti, che contribuiscono all’incremento delle malattie.

L’Italia è stata sottoposta a procedura di infrazione da parte dell’UE ed è stata condannata. Se sei un utente, privato o aziendale, titolare di un contratto di energia elettrica, puoi chiedere la restituzione della somma che dal 2001 ad oggi è stata illecitamente utilizzata, e pretendere di non pagarla in futuro.

Quali vantaggi?

In caso di vittoria avrai indietro i tuoi soldi. Avrai difeso un tuo diritto, quello dei tuoi figli e avrai tutelato salute e ambiente. Motivi che sono alla base della vertenza nazionale.

Esistono svantaggi?

Nessuno. La responsabilità civile del processo sarà a carico dell’Associazione.

Quanto costa?

Per esercitare un tuo diritto, tutelare la salute e difendere l’ambiente, occorrono la disponibilità firmare la richiesta di rimborso e 10 euro a sostegno delle spese affrontate dall’Associazione per portare avanti la vertenza.

Quanto tempo ci vorrà?

Difficile prevederlo, ma sarà cura dell’Associazione tenerti informato. Consulta il sito: www.dirittoalfuturo.it dove potrai trovare ulteriori informazioni e aggiornamenti sullo stato della vertenza.

E’ un tuo diritto.

Ogni diritto non esercitato è un diritto perso.

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Le ragioni del NO al MAXI eolico

In questi ultimi mesi un argomento sul quale si dibatte vivacemente è la realizzazione di  impianti eolici in 4 siti dell’entroterra della provincia di Pesaro-Urbino: comune di Fossombrone, comune di Pergola, Monte San Lorenzo (ai confini con la riserva statale della Gola del Furlo) nel comune di Cagli e comprensorio di monte Montiego nei comuni di Piobbico ed Urbania.

In effetti, visto che l’esigenza di ricorrere alle fonti di energia rinnovabili è diventata ormai un’esigenza primaria, l’eolico viene visto come una valida fonte di energia alternativa.

Sicuramente l’eolico è una fonte di energia rinnovabile molto importante, laddove vi siano condizioni di ventosità ideali per la realizzazione di impianti eolici.

La Lupus in Fabula è del parere che in gran parte dell’entroterra pesarese non vi siano siti idonei per  realizzare parchi eolici,  per i seguenti motivi

 

  • Il vento non tira in maniera costante lungo tutto l’arco dell’anno: i periodi di minor ventosità corrispondono ai periodi di maggior consumo di energia (giorni più caldi dell’estate e quelli più freddi dell’inverno)

 

  • Gli impianti eolici di dimensioni gigantesche quasi sempre sono incompatibili con le caratteristiche ambientali e paesaggistiche dell’entroterra pesarese che è prevalentemente collinare: collocare pale eoliche di altezza media intorno ai cento metri  significherebbe stravolgere completamente il paesaggio.

 

  • Per il trasporto delle pale eoliche sino ai crinali dei monti sono previsti TIR lunghi 40 metri per cui bisognerebbe allargare le strade già esistenti e, dal momento che queste strade sono piene di tornanti, si dovrebbero creare delle piazzole di manovra per i TIR. Queste piazzole verrebbero create sbancando grandi quantità di terreno o riportandone, dove manca, quello derivante dall’allargamento delle strade.

 

  • Per montare una pala eolica alta 100 metri si dovrebbe realizzare uno scavo di fondazione di 250 metri quadrati e profondo oltre 3 metri (circa 800 m3 di terreno), e riempito con circa 400 m3 di cemento.

 

  • L’installazione degli impianti è praticamente irreversibile. L’ambiente verrebbe compromesso per sempre in quanto, anche se le pale in futuro venissero smantellate, i basamenti e i metri cubi di cemento rimarrebbero e così gli oli dispersi.

 

  • Per quanto riguarda le numerose specie di uccelli rapaci che sorvolano le colline dell’entroterra pesarese, il tasso di mortalità a causa della collisione con le pale eoliche sarebbe altissimo come dimostrato da impianti eolici realizzati sullo stretto di Gibilterra dove, nonostante studi di monitoraggio sui rapaci molto più approfonditi di quelli condotti nei progetti sui parchi eolici da realizzare nell’entroterra pesarese, il tasso di mortalità dei rapaci rimane sempre elevato.

 

  • Per quanto riguarda gli impianti eolici che si vogliono realizzare sul monte San Lorenzo e sul monte Montiego Lupus in Fabula è del parere che, visto il pregio ambientale e faunistico di questi due comprensori montani  oltreché l’enorme fragilità di questi ambienti,non sia assolutamente sostenibile la realizzazione di due macro impianti come questi ( sono previsti 12 pale eoliche di altezza media 100 metri sui crinali del monte San Lorenzo e addirittura 24 pale eoliche sempre di altezza media 100 metri nel comprensorio del monte Montiego).

 

L’impressione è che la ditta privata che ha presentato i progetti per la realizzazione dei impianti eolici nei siti dell’entroterra pesarese abbia come obiettivo non tanto quello di permettere alla gente di usufruire di energia proveniente da fonti di energia alternativa ma piuttosto quello di mirare ad altissimi guadagni: grazie ai certificati verdi per l’energia prodotta gli introiti sarebbero di diversi milioni di euro all’anno.

Del tutto favorevoli invece verso il minieolico che consiste in generatori con potenza, in genere, inferiore a 20 kw, con pale al di sotto dei 30 metri e che richiede meno ventosità. Questi impianti hanno sicuramente un impatto ambientale accettabile e sono costruiti per esigenze locali, di aziende o di piccole comunità, ma possono anche connettersi alla rete, e dare un vero contributo alla riduzione della CO2. 

Fano, 20/11/2009

 

Il Presidente

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Siamo fortemente preoccupati delle dichiarazioni dell’assessore all’Ambiente Parasecoli e del Sindaco di Pesaro in merito alle modifiche che vogliono apportare alla raccolta differenziata dei rifiuti. Abbiamo l’impressione che le loro opinioni siano fortemente influenzate da Marche Multiservizi e da qualche categoria o comitato, e che agli amministratori manchino dei dati fondamentali per valutare consapevolmente e correttamente il problema dello smaltimento dei rifiuti.

Dalle numerosissime esperienze già avviate in Italia è ormai provato, senza dubbio alcuno, che il sistema cosiddetto “porta a porta” è quello che di gran lunga da le rese migliori per la raccolta differenziata dei rifiuti (fino al 75%) e la minore produzione di rifiuti pro-capite (20%), con i minori (mediamente del 15%) costi di servizio (fonte Ecoistituto di Faenza).

Dato che il “porta a porta” è stato avviato solo in alcuni quartieri, i dati della raccolta differenziata di Pesaro (45%) sono in linea con i risultati dei “comuni ricicloni”.

E’ falso quanto afferma Tiviroli (Marche Multiservizi), perché la raccolta dei rifiuti “di prossimità” da risultati nettamente inferiori soprattutto a livello qualitativo.

Sbaglia anche il sindaco Ceriscioli quando afferma che la raccolta differenziata la deve fare chi ci crede. Dimentica il sindaco che ci sono degli obiettivi di raccolta differenziata derivanti dal Dlgs 152/06 e ss.mm.ii. e dalla legge finanziaria 2007 (l. 296/06) che stabilisce per il 2009 il livello del 50%.

I cittadini devono sapere che separare i rifiuti non è più una facoltà a disposizione di quelli più volonterosi, ma un obbligo di legge, e ognuno deve fare la sua parte.

D’altronde i pesaresi interessati dal nuovo sistema, dopo le ovvie difficoltà del primo periodo, collaborano ampiamente perché hanno capito le finalità del loro impegno.

La giunta di Pesaro oltre a dare un cattivo messaggio,  sta facendo una retromarcia pericolosa, che potrebbe portarci diritto verso l’inceneritore.

L’obiettivo di qualsiasi amministrazione lungimirante, che opera nell’interesse dei cittadini, deve essere quello dei “rifiuti zero”, che è il punto a cui tendono le politiche dei “comuni virtuosi “ (vedi Capannori).

Un altro obiettivo deve essere la “tariffa puntuale” sul rifiuto indifferenziato, che è l’unica tariffa che premia chi da un vero contributo a favore dell’ambiente e delle future generazioni.

Quindi chiediamo con urgenza un incontro al Sindaco di Pesaro ed all’Ass.re Parasecoli  per confrontare le reciproche esperienze e conoscenze nell’interesse dei cittadini e del territorio in cui viviamo.

Fano, 15/11/2009

Il presidente

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Sabato 24 ottobre alle ore 17.30 presso la sede delle associazioni di volontariato Argonauta, Lupus in fabula e Università dei Saperi a Fano, in Via Malatesta 2, si è tenuta la cerimonia di premiazione del concorso fotografico “Scatta la Natura” giunto alla sua terza edizione.

Il tema di quest’anno era “Il rifiuto” e i concorrenti, provenienti non solo dal territorio della città e della provincia, ma anche da varie località della provincia di Ancona e persino di Ascoli Piceno, hanno saputo interpretarlo in maniera artistica e originale. Da quest’anno, infatti, il concorso fotografico promosso da Argonauta, Lupus in fabula e Università dei Saperi non si rivolge più a un ambito locale, ma è aperto ai fotografi o aspiranti tali di tutta la regione Marche.

Il primo premio è stato assegnato all’opera “Inghiottimi terra” della senigalliese Giulia Brenna che, come ha scritto la stessa autrice, rappresenta la forza dei quattro elementi e della nostra Madre Terra sfruttata, violentata, avvelenata, ma che ancora oggi lotta per la sua sopravvivenza.

Giulia Brenna - Inghiottimi Terra

Giulia Brenna - Inghiottimi Terra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il secondo premio, invece, è andato a Marina Brancaccio di S. Benedetto del Tronto, per l’opera “Chi direbbe che una volta erano fatture?” e il terzo a “Olio e nafta in mare” dell’anconetano Gianni Piangerelli che scrive: L’uomo con la sua incuria distrugge il mare; esso con una magia, trasforma lo scempio in una tavolozza di bellissimi colori, per ammonirci e farci riflettere.

Chi direbbe che una volta erano fatture

Chi direbbe che una volta erano fatture

Olio e nafta in mare

Olio e nafta in mare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono stati premiati anche i due giovani partecipanti della categoria “under 18”: Tommaso Bodini e Francesco Paoli Leonardi.

Alla cerimonia, che si è tenuta di fronte a un nutrito pubblico, ha preso parte anche Caterina Tieri dell’ASET, la quale ha fatto un interessante ed efficace intervento sulla problematica dello smaltimento dei rifiuti, con particolare riferimento alla situazione del territorio fanese, e ha consegnato il “Premio Speciale ASET” a Filippo Paci di Gradara per l’opera “Impronte”.

Impronte

Impronte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le associazioni organizzatrici hanno allestito una mostra delle migliori opere a concorso (una sessantina) che è rimasta aperta da sabato 24 a sabato 31 ottobre presso la sede di Via Malatesta. Data l’importanza e l’attualità del tema affrontato, si spera che questa interessante raccolta di fotografie possa diventare una mostra itinerante da far girare per tutto il territorio regionale.

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Buone notizie!

Per ottenere lo sgravio fiscale del 55% per la sostituzione di infissi e l’installazione di pannelli solari termici (e a breve anche sostituzione caldaia) non è più necessaria la certificazione di un tecnico abilitato. Basta fare richiesta esclusivamente on-line all’Enea inserendo i dati che la ditta installatrice deve rilasciare e per la compilazione di questa richiesta da oggi è possibile rivolgersi allo Sportello Energia del Comune di Pesaro (0721.387501, sportelloenergia@comune.pesaro.ps.it)

Ogni giovedì dalle 8.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 17, allo sportello Informa&Servizi del Comune un funzionario dello Sportello Energia è a disposizione per inviare on-line le pratiche che non esigono l’intervento di un tecnico abilitato. Il servizio è gratuito.

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