LA MEMORIA DEI PESCI ROSSI
Mentre tra Fano e Pesaro si abbattono o si progetta di abbattere alberi specie nei viali del mare, La Lupus in Fabula invita le Amministrazioni locali e tutti i cittadini a riflettere attentamente su quanto stiamo vivendo.
La cultura popolare ha da sempre affibbiato agli animali pregi e difetti umani: ad esempio una credenza che riguarda i pesci rossi fa sì che questi siano citati come termine di paragone per la durata della memoria di qualcuno. In realtà il confronto, se invertito, è perfettamente valido perché i pesci rossi, scambiandosi opinioni sui bipedi, sarebbero nel giusto assegnandoci tre secondi di durata della nostra memoria in relazione alla crisi climatica.
Quella che in questi giorni viene vissuta come un’emergenza (che non lo è affatto, come diremo in seguito) immancabilmente è dimenticata ai primi freschi autunnali. Poi, l’anno successivo, tutti di nuovo stupefatti per il caldo rovente con l’ovvio corollario di morti, black-out elettrici, crisi idriche, ecc.
Piccola chiosa: lo stesso vale per le alluvioni, le frane e piogge torrenziali autunno-invernali di cui ora, fateci caso, nessuno parla.
Nel Climate Change 2023 Synthesis Report, documento dell’IPCC – Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici gli scienziati quindi ci ricordano che il tempo stringe: più la Terra si scalda, più diventa difficile, costoso e a volte impossibile adattarsi. Ad esempio, in agricoltura, quando il caldo diventa estremo, l’acqua scarseggia o sparisce del tutto e la forte insolazione “brucia” la sostanza organica, non basta cambiare il tipo di coltura perché il terreno diventa un deserto incoltivabile. Ancora, aumentando livello del mare di pochi centimetri, le barriere artificiali proteggono case e infrastrutture dalle mareggiate, ma quando l’innalzamento si misurerà in decine di centimetri le attuali scogliere saranno scavalcate. Ma oltre alle soluzioni tradizionali che diventeranno inefficaci, occorre considerare anche i cosiddetti “mal-adattamenti”, come quello comunemente impiegato per difendersi dal caldo torrido in città: i condizionatori risolvono il problema immediato in casa, ma consumano molta energia (spesso prodotta da fonti fossili) e immettono aria calda all’esterno, aumentando così contemporaneamente le emissioni che causano la crisi climatica e l’isola di calore urbana. Per restare in tema di animali è il cane che si morde la coda!
Possiamo tuttavia evitare errori irreparabili agendo subito e tutti insieme, applicando soluzioni multi-settoriali che apportano co-benefici, cioè altri vantaggi oltre a quelli ricercati. Un’amministrazione comunale lungimirante, che progetta nell’immediato la tutela della salute dei propri cittadini, dispone di molte soluzioni efficaci, efficienti ed economiche. Ad esempio, invece di lasciare che chi può si arrangi con i condizionatori, se i Comuni eliminassero da strade e piazze le pavimentazioni che surriscaldano l’aria per liberare terreno e piantare alberi, se promuovessero la creazione di tetti verdi, se limitassero il traffico automobilistico che genera calore e polveri sottili per creare isole pedonali e piste ciclabili, potrebbero da subito produrre effetti positivi: riduzione dei consumi elettrici, raffrescamento dell’aria e riduzione dei fattori che generano patologie acute, come i colpi di calore e le malattie croniche causate dall’inquinamento atmosferico.
Inoltre, anche in funzione dei nuovi Piano Urbanistico Generale, noti come PUG – in fase di preparazione ed approvazione – sarebbe del tutto auspicabile e lecito aspettarsi che le Amministrazioni Comunali del territorio compiano scelte lungimiranti che mirino a mitigare gli effetti del riscaldamento globale e ad azzerare totalmente il consumo di suolo.
In sintesi: il tempo stringe, i danni prodotti dalla crisi climatica diventeranno irreversibili e le soluzioni del mal-adattamento non saranno più efficaci né percorribili: “Il momento migliore per piantare un albero era vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso” (Confucio)
La Lupus in Fabula