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ANCHE IL PARCO NAZIONALE DEI MONTI SIBILLINI A RISCHIO CHIUSURA

DAL WWF ED ALTRE 11 ASSOCIAZIONI IL GRIDO DI ALLARME PER IL PREVISTO TAGLIO DEL 50% DEI TRASFERIMENTI AI PARCHI NAZIONALI

L’Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini rischia la paralisi delle sue attività a causa del taglio del 50% degli stanziamenti per il 2011. A lanciare l’allarme è il WWF Italia, insieme ad altre 11 Associazioni, sia ambientaliste che di rappresentanza del mondo delle aree protette.

“Il neo direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Franco Perco, avrà ben altre emergenze da gestire rispetto alla presenza dei cinghiali nell’area protetta, se saranno confermati i tagli previsti dalla manovra del Governo per la gestione dei Parchi Nazionali”, questo il commento del Consigliere nazionale del WWF Italia, Dante Caserta, alla recente intervista rilasciata dal nuovo direttore del Parco ad un quotidiano regionale.

La prossima Legge finanziaria colpirà infatti anche le aree protette nazionali, nonostante lo Stato spenda ad oggi per i Parchi Nazionali l’esatto equivalente di un caffè all’anno per ciascun italiano.

Nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini il taglio dei finanziamenti (anche solo del 10% delle già ridotte risorse oggi a disposizione) rischia di determinare la paralisi delle principali attività di conservazione della natura e di valorizzazione del territorio, dal progetto di reintroduzione del Camoscio appenninico in fase di completamento (con 7 nuove nascite tra gli animali già liberati negli anni scorsi) ai rimborsi per i danni causati dall’Orso “Ulisse” che rischia di compromettere la convivenza con questo esemplare solitario della fauna italiana che rappresenta un importante segnale del benessere ecologico del territorio del parco, all’adeguato risarcimento dei danni causati dalla fauna selvatica all’agricoltura, alla realizzazione di progetti di ricerca e conservazioni sui rettili e anfibi del parco, alla vigilanza complessiva del territorio da parte del Corpo Forestale dello Stato. A rischio anche le attività di educazione ed informazione ambientale fondamentali per far crescere la sensibilizzazione delle nuove generazioni verso la conservazione del nostro territorio e coinvolgere le scuole del territorio nella gestione del Parco ed infine la promozione del turismo nell’area del Parco attraverso la valorizzazione del circuito escursionistico del “grande anello dei Sibillini”.

Dal punto di vista finanziario i Parchi Nazionali sono già allo stremo e il taglio del 10%, che si somma agli analoghi ripetutamente fatti negli scorsi anni, porta gli Enti Parco sotto il livello della sopravvivenza e soprattutto colpisce anche gli Enti che negli anni hanno adottato misure di risparmio. L’eventuale taglio del 50% poi non consentirebbe neanche di ottemperare agli obblighi contrattuali in essere con il personale, per le sedi, per la sorveglianza, per la gestione dei mezzi. Insomma tutte le realtà economiche che ruotano intorno alle aree protette, le cooperative per l’educazione ambientale, per il turismo, per tutti gli altri servizi connessi alla conservazione della natura, nonché i posti di lavoro presso gli enti, subirebbero un gravissimo collasso.

Il popolo dei Parchi non rimane indifferente davanti alla crisi economica e ai sacrifici necessari a superarla, ma la medicina, il rimedio, non deve essere uguale per tutti altrimenti il rischio è quello di sterminare le aree protette, che pur essendo in forte sofferenza, riescono ancora a garantire un efficace presidio a tutela della natura sul territorio!

12 associazioni, sia ambientaliste che di rappresentanza del mondo delle aree protette (WWF, Legambiente, Unione per i parchi e la natura d’Italia, Marevivo, CTS, Aidap associazine italiana direttori e funzionari aree protette, 394 associazione nazionale dipendenti aree protette, AIGAP associazione italiana guardaparco, Istituto Pangea onlus, LIPU, Italia Nostra, FAI), hanno sottoscritto in un comunicato stampa congiunto un allarme – appello per evidenziare che i già limitatissimi finanziamenti per i parchi non possono essere ulteriormente ridotti, pena la morte certa di un paziente in molti casi agonizzante.
L’auspicio delle Associazioni è che si tratti di un errore materiale, che il Ministro Prestigiacomo provvederà a recuperare, ma anche in questo caso resta l’ulteriore taglio del 10% su tutte le spese, previsto per tutti i Ministeri, senza alcuna valutazione degli effetti e senza alcun sforzo di operare su realtà diverse con metro specifico (tutti uguali, i grandi e di piccoli, realtà molto diversificate).

Ma quello che appare più grave è che mentre da una parte si dichiara la necessità di far meglio funzionare l’Amministrazione pubblica, dall’altra si colpisce senza distinzioni, paralizzando la realizzazione di attività strategiche per la promozione del territorio. Non si capisce, infatti, come i parchi possano aiutare territori depressi o marginali a trovare una strada autonoma per lo sviluppo sostenibile, se non si possono organizzare iniziative, convegni, fare pubblicazioni o incontrare la gente nei paesi fuori dall’orario di ufficio.

Da sempre il WWF è convinto del ruolo propulsivo delle aree protette per lo sviluppo economico dei territori dell’entroterra delle Marche. In questi quasi 20 anni dall’entrata in vigore della legge 394/91 il Parco Nazionale dei Monti Sibillini è stato un forte attrattore di risorse comunitarie e anche private verso territori spesso dimenticati o considerati marginali che hanno invertito il drammatico fenomeno dell’abbandono della montagna marchigiana.

I Parchi infine, è bene ricordarlo nel 2010 dichiarato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale della Biodiversità, sono il principale strumento per la conservazione della natura ed il mantenimento dei servizi che gli ecosistemi forniscono per il benessere umano. Sono, guarda caso, tra le poche realtà italiane dove il countdown 2010 per l’arresto della perdita di biodiversità non è fallito.

LE RICHIESTE DELLE 12 ASSOCIAZIONI:

- Chiediamo che il taglio del 50% non vada a interessare i parchi e le altre aree protette altrimenti non ci saranno nemmeno i fondi per pagare gli stipendi e le attività di conservazione delle specie e degli habitat e che venga data soprattutto alla Aree Marine, maggiore certezza rispetto ai trasferimenti

- Chiediamo con forza che i limiti imposti alle pubbliche amministrazioni, i tagli generalizzati ai Ministeri, le riduzioni dei personale, non si applichino agli Enti Parco, che già hanno contribuito negli anni con pesantissimi tagli, o che almeno si applichino solo alle risorse finanziarie trasferite dallo Stato, altrimenti verrebbe meno qualunque stimolo anche all’autofinanziamento di questi piccoli enti che gestiscono i gioielli naturali del Paese.

- Chiediamo che nell’Anno internazionale della biodiversità, ogni attività scientifica per la tutela di fauna, flora e habitat resti esclusa dal “blocco” degli studi e delle consulenze, poiché non è possibile attivare alcuna ricerca scientifica seria senza uno studio, né attivare partnership internazionali di spessore senza missioni all’estero, oppure limitare ogni attività formativa all’esclusiva della Scuola Superiore per la Pubblica Amministrazione. Non solo, ma è fondamentale che vi siano assegnate ai Parchi risorse mirate a indagini e monitoraggio della biodiversità, per evitare che la Strategia Nazionale rimanga senza attuazione.

HANNO ADERITO

WWF, Legambiente, Unione per i parchi e la natura d’Italia, Marevivo, CTS, Aidap associazione italiana direttori e funzionari aree protette, 394 associazione nazionale dipendenti aree protette, AIGAP associazione italiana guardaparco, Istituto Pangea onlus, LIPU, Italia Nostra, FAI

Fonte: WWF Italia

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C'è chi vuole mettere a rischio l'integrità del Furlo per propri interessi.

C'è chi vuole mettere a rischio l'integrità del Furlo per propri interessi.

COMUNICATO STAMPA

Il sovralluvionamento del fiume Candigliano esiste, l’invaso del Furlo é in
buona parte interrato: le notizie vere e concrete sono queste, tutto il
resto che è apparso essere allarmante nell’articolo di sabato scorso ha
bisogno invece di alcune fondamentali precisazioni. Non c’è un’emergenza
Furlo, se non quella che coinvolge un unico fabbricato che si trova a
ridosso del fiume. Non c’è una cordata di imprenditori e tanto meno un
comitato di residenti che reclama aiuto, se non un imprenditore che vuole
tutelare la sua proprietà e i suoi investimenti, passati e futuri, mentre il
turismo e la vera valorizzazione della Gola del Furlo sono tutto un altro
discorso. Dietro allo slogan “salvateci dalle esondazioni” ci sono così
tante sfacettature che pensare al pericolo reale e alla buona fede risulta
piuttosto complicato. Su quel pezzo di fiume ci hanno messo gli occhi, e ci
vorrebbero mettere le ruspe, i cavatori; sulla destinazione d’uso della
proprietà in questione ci sono decine e decine di atti, i più vecchi del
1880, i più nuovi dell’estate scorsa, e tre di questi emergono con
prepotenza: quello che certifica la proprietà pubblica della scarpata a
valle della Flaminia (poi ricoperta da un terrapieno divenuto parcheggio),
quello che sancisce una “servitù d’invaso” chiesta e già pagata dall’Unes
(poi diventata Enel) e quello che nei mesi scorsi ha prodotto la Regione
Marche stabilendo che all’altezza dell’abitato di Furlo, tutta l’area a
valle della Flaminia è da considerarsi esondabile. Queste tre verit
emergono da documenti ufficiali e malgrado la loro trasparenza altri atti
sono stati predisposti in tempi non sospetti dal Comune di Acqualagna e
dalla Provincia di Pesaro e Urbino, in apparente contrasto. Chi oggi si
dispera per le piene certo non perde il diritto che ha ogni cittadino di
essere tutelato ma bisogna essere chiari appunto sui diritti e anche sui
doveri, primo tra tutti il rispetto della legalità. Se è vero che il fiume
esonda è anche vero che solo un’immobile e annessa proprietà vengono
eventualmente danneggiati, per cui è inutile parlare di una situazione
generalizzata; parliamo di un problema puntuale, per la cui risoluzione non
possono e non devono essere spesi ingenti somme di denari pubblici, ma quel
che basta per mettere al riparo una casa, senza dimenticare tuttavia che
vige, in base ai documenti in nostro possesso, la “servitù d’invaso”. Allora
non c’è bisogno di chissà quali imponenti interventi; un innalzamento
dell’argine e qualche operazione idraulica alla paratoie della diga nei
giorni di piena potrebbero essere più che sufficienti. E in questo lembo di
terra che dalle dichiarazioni del proprietario appare sospeso tra la vita e
la fiumara, c’é da chiedersi come mai il Comune di Acqualagna abbia fatto
una variante al Piano Regolatore dando luogo alla possibilità di costruire
ancora… Davvero un brutto esempio a proposito di prevenzione dei rischi
per le persone e dei danni che poi si pagano con i soldi della collettività.
Di fronte a tutte queste ambiguità è meglio fare meno retorica e tenere la
splendida e delicata Gola del Furlo al di fuori dei giochi.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO

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Il bliz operato dalla IV commissione  presieduta da Mirco Ricci (Pd) sulla Proposta di Atto amministrativo 144/10 ad iniziativa della Giunta Regionale “approvazione con prescrizioni del Piano del Parco del Monte San Bartolo” farà felice a molti.

Da singoli cittadini che chiedono di ampliare, sopraelevare e costruire,  ad amministrazioni comunali che prevedono nuove lottizzazioni di terziario o di residenziale, fino ai costruttori che vogliono fare affari vendendo nuove cubature all’interno del Parco.

Ma non basta: ora c’è la possibilità di ampliare il porto di Vallugola, la discoteca Baia Imperiale, fare laghetti artificiali e nuovi sentieri sulla falesia.

Si potrà costruire anche in Via Palmanova con la scusa di dare alla piscina olimpionica nuovi spazi per la sosta; per la verità fino a 2 anni fa un parcheggio in quella zona c’era, ma poi il Comune lì sopra ha autorizzato la costruzione di alcune palazzine e ora bisogna costruire, nel parco, altre palazzine per fare un nuovo parcheggio. Fantastico!

Forse Mirco Ricci e gli altri componenti della commissione si sono dimenticati che il San Bartolo è un Parco Naturale Regionale e non un Luna Park, o forse hanno pensato che sono più importanti, e meritevoli di attenzione, gli interessi di chi vuole costruire rispetto alle prerogative di tutela che normalmente in un parco dovrebbero prevalere.
Le modifiche apportate al Piano del Parco sono vergognose ed inaccettabili anche perchè non tengono in nessun conto delle richieste di migliaia di cittadini che si sono battuti per mesi contro la minaccia di nuovo cemento al Porto di Vallugola.

Quindi facciamo appello ai consiglieri regionali affinché siano ritirate le modifiche apportate in commissione e sia approvato definitivamente il testo licenziato dalla Giunta.
Fano, 31/01/2010

 

Il Presidente

Claudio Orazi

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La mozione, approvata dal consiglio comunale di Fano nella seduta del 9/12/2009, che chiede al Sindaco e alla Giunta di farsi promotori verso la Provincia ed alla Regione di una richiesta per la riduzione dei vincoli ambientali nell’area prospiciente la zona di Baia del Re ha dell’incredibile.

La maggioranza consigliare (Pdl, lista civica La Tua Fano) cerca di far rientrare dalla finestra ciò che Regione e Provincia non hanno consentito che entrasse dalla porta.

Questi due enti hanno chiaramente detto in occasione dell’approvazione del nuovo P.R.G. che nuovi parcheggi e nuove infrastrutture a carattere turistico-ricreativo sul lato monte della Strada Statale 16 non possono essere realizzati perché la pressione antropica che ne deriverebbe avrebbe una incidenza negativa sulla conservazione della SIC/Area floristica dei Baia del Re. In quell’area inoltre risultano presenti habitat di interesse comunitario quali falesie, lembi di praterie mesofile, boschi decidui a latifoglie ed è un sito importante per i migratori che utilizzano la fascia costiera come rotta migratoria principale.

La nuova pista ciclabile riduce la possibilità della sosta delle auto ma aumenta la fruizione da parte dei ciclisti, con un bilancio sicuramente positivo. Nel comune di Pesaro esiste lo stesso problema ma nessuno si è sognato di chiedere la riduzione dei vincoli di tutela paesaggistica.

 La Lupus ritiene che il problema delle auto in sosta sul ciglio stradale si debba affrontare in due modi:

1) con la predisposizione di un servizio di autobus “navetta”, supplementare alla corsa Fano-Pesaro, come avviene nella città vicina;

2) con una maggiore vigilanza da parte degli organi di polizia.

La Lupus si attiverà immediatamente nei confronti degli uffici e degli amministratori degli enti suddetti affinché la politica asfaltatoria e cementificatoria dell’amministrazione comunale fanese non deturpi una delle poche aree semi-naturali ancora presenti lungo il litorale.

Fano, 21/12/2009

Il Presidente

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Quasi tutti gli ambientalisti della provincia di Pesaro ed Urbino avevano posto grandi speranze nel ricambio alla presidenza dell’ente che la governa.

Si attendeva che il candidato del centro sinistra Matteo Ricci portasse un vento di novità e di cambiamento rispetto alla devastante politica ambientale del predecessore. La giovane età e la disponibilità all’ascolto dimostrata in campagna elettorale lasciavano intendere idee e metodologie nuove in risposta alle emergenze ambientali della nostra provincia. Ci siamo sbagliati.

Il neo Presidente non riesce a svincolarsi dalla presa del suo mentore e dal condizionamento delle lobbies ereditate da Ucchielli. I provvedimenti fin qui adottati in materia venatoria ne sono la prova.

L’approvazione da parte della Giunta Regionale della D.R.G. 1868/09 sulla riperimetrazione delle aree S.I.C. (Siti di Importanza Comunitaria) e Z.P.S. (Zone di Protezione Speciale) facenti parte della Rete Natura 2000 è probabilmente opera del grande pressing che il Senatore e il presidente Matteo Ricci hanno fatto, prima sugli uffici e sull’assessore Amagliani, e poi sul Presidente Spacca.

La delibera n. 1825/09 che, dietro motivazioni scientifiche  ed una corretta impostazione politica, portava piccoli aggiustamenti all’originario perimetro dei S.I.C delle Z.P.S. è stata revocata per essere sostituita, dopo pochi giorni, con un’altra (la n. 1868/09) che accoglie in pieno le richieste del mondo venatorio, cancellando totalmente alcune aree e  ridimensionandone altre.

Quest’ultima delibera ha tutti i presupposti per essere invalidata (sia perché mancano i formulari, sia per difetto di motivazioni scientifiche) o respinta dal Governo o dalla Commissione Europea, perché non possono essere apportate modifiche così stravolgenti al sistema di tutele fortemente volute dall’Europa.

Stupisce che gli assessori  ed il Governatore regionale, ad eccezione dell’ass.re Amagliani,  abbiano approvato un atto così illegittimo. Stupisce meno la costante assenza di Carrabs  quando sono in discussione delibere in materia ambientale.

Tuttavia gli amministratori Ucchielli e Ricci Matteo e Mirco dimostrano così tutta la loro fedeltà  alla parte più retriva del mondo venatorio, ed al contempo una totale chiusura verso l’arcipelago ambientalista.

Prova lampante è la richiesta di incontro che le associazioni della provincia di Pesaro hanno inviato al Presidente Ricci già dal giugno scorso, a cui ancora non è stata data nessuna risposta, mentre è noto che il Presidente non nega la possibilità di confronto a nessun altro.

 La Lupus in Fabula valuterà l’adozione di ogni misura idonea a contrastare l’efficacia della delibera regionale.

 

Fano, 26/11/2009

 

Il Presidente

Claudio Orazi

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ISTITUITA FINALMENTE LA RISERVA NATURALE DEL SAN VICINO – CANFAITO
Per le associazioni si tratta però di una vittoria “amara” per l’esclusione di aree fondamentali

Dopo 8 lunghissimi anni di riunioni politiche ed associative, convegni, manifestazioni ecc…, alla fine il Consiglio regionale ha istituito ufficialmente la nuova Riserva naturale regionale dei monti San Vicino e Canfaito. Hanno provato in ogni modo e sino all’ultimo ad impedire la nascita di questa nuova area protetta, ma alla fine sono prevalse la costanza e l’impegno degli ambientalisti. Si tratta indubbiamente di una vittoria “storica” per il WWF che per primo ha promosso l’istituzione di un’area protetta in quell’area e per tutte le altre associazioni ambientaliste e storiche, come Lupus in Fabula, ANPI, Legambiente, “Spizzichino”, CAI-TAM ecc…, che nel tempo si sono unite al WWF per il raggiungimento di questo importante risultato. Una vittoria che lascia però l’amaro in bocca, in quanto la perimetrazione partorita dall’inciucio politico tra PD e PDL, con la mediazione di UDC, ha stravolto completamente, sia dal punto di vista ambientale che storico, il progetto originario approvato due anni fa dalla Giunta regionale che prevedeva una superficie protetta di quasi 2.500 ettari. Oggi la Riserva naturale nasce con circa 1.000 ettari in meno, tanto che per riuscire ad unire le aree del San Vicino e del Canfaito, che danno il nome all’area protetta, i politici si sono inventati uno strettissimo quanto assurdo “cordone ombelicale” che non ha alcun senso dal punto di vista naturalistico, né tantomeno storico e che creerà sicuramente grossi problemi a chi dovrà gestire l’area. Dal suo perimetro sono “spariti” importanti biotopi geologici e naturalistici come il “Fosso del Crino”, che rappresenta il più lungo canyon delle Marche, il monumento geologico di “Sasso Forato”, l’intera forra di “Bocca de Pecu”, metà della stupenda “Gola di Jana”, la “Rocchetta”, la maggior parte dell’area floristica di Canfaito, i suoi faggi plurisecolari, compreso il “patriarca”, il faggio più grande e più vecchio delle Marche con i suoi 650 anni, oltre 300 ettari del Demanio di Roti ecc… Ma sono stati esclusi anche veri e propri “gioielli” monumentali ed architettonici come l’incantevole borgo medioevale di Elcito e l’Abbazia di Valfucina, come pure i fondamentali luoghi storici legati alla Resistenza come gli abitati di Valdiola e l’area della battaglia tra partigiani e nazifascisti. Tutte queste mutilazioni sono state apportate unicamente per accontentare interessi di proprietari terrieri che in quelle aree hanno costituito nel tempo dei veri e propri feudi personali. Ancora una volta, quindi, la politica non ha seguito logiche basate su dati scientifici, storici ed ambientali, ma si è piegata agli interessi di privati, ed alle potenti lobbies dei cacciatori e dei cavatori che, come sempre in questi casi, vanno di comune accordo!
Poteva essere il primo prototipo marchigiano (il secondo in Italia) di area protetta che coniugasse aspetti ambientali e storici, paesaggistici e culturali, invece sarà solo l’ennesimo “aborto” frutto dei compromessi e dei veti incrociati di individui, molti dei quali non hanno mai visto, neppure in fotografia, quei luoghi ancora in gran parte incontaminati. Il WWF, insieme alle altre associazioni, considera comunque questa perimetrazione come punto di partenza e, dopo le elezioni regionali della prossima primavera, si attiverà subito per richiedere l’annessione delle aree escluse, sperando che dalle urne esca una nuova classe politica, capace di guardare finalmente agli interessi collettivi dei cittadini e non di soggiacere ai ricatti di singoli influenti e di lobbies di potere.
Danilo Baldini – WWF Sezione “Mario Tacconi” di Matelica

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Lettera-diffida alla Regione Marche

Al Presidente della Regione Marche
On. Gian Mario Spacca

All’Assessore all’Ambiente della Regione Marche
On. Marco Amagliani

Ai membri della Giunta Regionale delle Marche
Via Gentile da Fabriano n. 9 – 60125 – Ancona

p.c.    Al Ministro dell’Ambiente
On. Stefania Prestigiacomo

Oggetto – Riperimetrazione dei SIC e delle ZPS della Provincia di Pesaro e Urbino:   deliberazione della Giunta Regionale n. 1868 del 16.11.2009.

Si premette che in attuazione della Direttiva “Habitat” 92/43/CEE è stato emanato il relativo Regolamento con D.P.R. n. 357 dell’8.9.1997, poi modificato dal D.P.R. 120 del 12.3.2003.
Ai sensi della lettera m-bis) del D.P.R. n. 357/1997 (così come aggiunta dal D.P.R. n. 120/2003) si definisce <<proposto sito di importanza comunitaria: un sito individuato dalle regioni e province autonome, trasmesso dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio alla Commissione europea, ma non ancora inserito negli elenchi definitivi dei siti selezionati dalla Commissione europea>>.
Con deliberazione n. 1709 del 30 giugno 1997 la Giunta Regionale delle Marche ha approvato un elenco di 80 aree da proporre come Siti di Importanza Comunitaria (pSIC), che secondo i dati del Ministero dell’Ambiente aggiornati a dicembre del 2008 interessa una superficie di complessivi 102.608 (pari al 10,6% dell’intero territorio regionale): la delibera è stata poi trasmessa al Ministero dell’Ambiente, che ha formulato alla Commissione Europea l’elenco del pSIC per la costituzione della rete ecologica europea denominata “Natura 2000”.
Ai sensi della lettera m) del D.P.R. n. 357/1997 (così come modificata dal D.P.R. n. 120/2003) si definisce <<sito di importanza comunitaria: un sito che è stato inserito nella lista dei siti selezionati dalla Commissione europea>>.
Con decisione n. C(2008)8039 del 12 dicembre 2008 il “Comitato Habitat” presso la Commissione europea ha approvato il 2° definitivo elenco dei SIC della regione biogeografia continentale, poi pubblicato con D.M. del 30 marzo 2009: nella lista sono inseriti gli 80 pSIC, che sono stati quindi selezionati come veri e propri Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e che sono ora in attesa di essere definitivamente designati come <<Zone Speciali di Conservazione>> (ZSC).
Nella sola Provincia di Pesaro e Urbino ricadono 22 degli 80 SIC inseriti nella lista approvata dal  “Comitato Habitat” presso la Commissione europea.
Ai sensi della lettera n) del D.P.R. n. 357/1997 si definisce <<zona speciale di conservazione: un sito di importanza comunitaria designato in base all’articolo 3, comma 2, in cui sono applicare le misure di conservazione necessarie>>: il 2° comma dell’art. 3 del D.P.R. n. 357/1997 dispone che Ministro dell’Ambiente designa i SIC quali “Zone Speciali di Conservazione” (ZSC) con proprio decreto, adottato con ciascuna Regione interessata.
Si mette in evidenza che a tutt’oggi nessuno degli 80 SIC della Regione Marche è stato designato come Zona Speciale di Conservazione (ZSC).
Della rete Natura 2000, ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 357/1997, fanno parte anche le Zone di Protezione Speciale (ZPS) designate in ottemperanza alla Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE adottando una procedura differente rispetto a quella prevista per i SIC.
Ai fini della individuazione delle ZPS infatti la Commissione Europea negli anni ‘80 ha commissionato una analisi della distribuzione dei siti, che nel 1989 ha approvato come I° “Inventario I.B.A. (Important Bird Areas)”, poi ampliato ed aggiornato e pubblicato nel 2000 come II° “Inventario I.B.A.”, sulla base del quale la LIPU ha identificato in Italia 172 IBA: per esse, anche se non designate come ZPS, si devono comunque applicare le misure di tutela previste dalla direttiva “Uccelli”, ai sensi dell’articolo 4.4 della Direttiva 79/409/CEE.
Ogni Stato è tenuto a comunicare la lista delle ZPS designate alla Commissione Europea che le valuta in rapporto proprio all’Inventario IBA.
Con deliberazione n. 1701 del 1 agosto 2000 la Giunta Regionale ha approvato un elenco di 29 ZPS che secondo i dati del Ministero dell’Ambiente aggiornati a dicembre del 2008 interessa una superficie di complessivi 131.013 ettari (pari al 13,5% dell’intero territorio regionale): delle 29 ZPS individuate nella delibera la Regione ha richiesto la designazione al Ministero dell’Ambiente, che ha trasmesso i formulari e le cartografie alla Commissione Europea.
Dal momento della trasmissione alla Commissione Europea, le 29 ZPS si intendono formalmente istituite.
Con Decreto Ministeriale del 3 aprile 2000 è stato pubblicato un 1° elenco delle ZPS (allegato A) d’Italia, poi rettificato ed integrato dapprima con D.M. del 25 marzo 2005 e successivamente con D.M. del 5 luglio 2007 che ricomprende anche le nuove classificazioni operate dalle Regioni per ottemperare alla condanna inflitta all’Italia il 20 marzo 2003 per inadempimento della Direttiva 79/409/CEE <<non avendo classificato in misura sufficiente Zone di protezione speciale i territori più idonei, per numero e per superficie>>: nell’elenco vengono confermate le 29 ZPS della Regione Marche, che non ha quindi provveduto a formulare nessuna nuova designazione.
Nella sola Provincia di Pesaro e Urbino ricadono 13 delle 29 ZPS istituite.
La superficie complessivamente occupata dai 109 siti della Rete Natura 2000 nelle Marche, tenuto conto delle superfici condivise da SIC e da ZPS è di 146.213 ettari (pari al 15,1%) secondo i dati del Ministero dell’Ambiente aggiornati a dicembre del 2008.
Sia per gli 80 SIC che per le 29 ZPS la Regione Marche ha dettato delle “misure di conservazione” che non sono state uniformi, perché sono variate nel tempo.
A seguito dell’entrata in vigore del D.M. del 17 ottobre 2007, con deliberazione n. 1471 del 27 ottobre 2008 la Giunta Regionale ha approvato le misure di conservazione già contenute nella delibera della Giunta Regionale n. 865 del 1 agosto 2007.
A seguito delle modifiche ed integrazioni che con D.M. del 29 gennaio 2009 il Ministro dell’Ambiente On. Prestigiacomo ha apportato al D.M. del 17 ottobre 2007, di cui il TAR del Lazio ha annullato la quasi totalità delle disposizioni con sentenza n. 5239 del 25 maggio 2009, con deliberazione n. 1036 del 22 giugno 2009 la Giunta Regionale ha approvato delle modifiche ed integrazioni alle misure di conservazione impartire con la delibera n. 1471/2008, adeguandole alle modifiche ed integrazioni del D.M. del 29 gennaio 2009 che non sono state annullare dal TAR del Lazio.

Ai sensi dell’art. 9 della Direttiva 92/43/CEE la Commissione Europea effettua una valutazione periodica del contributo di Natura 2000 alla realizzazione degli obiettivi: <<in tale contesto, può essere preso in considerazione il declassamento di una zona speciale di conservazione laddove l’evoluzione naturale riscontrata grazie alla sorveglianza prevista dall’articolo 11 lo giustifichi>>.
Il comma 4-bis dell’art. 3 del D.P.R. n. 357/1997 (relativo alle “zone speciali di conservazione”) dispone che <<le regioni … , sulla base delle azioni di monitoraggio … , effettuano una valutazione periodica dell’idoneità dei siti alla attuazione degli obiettivi della direttiva in seguito alla quale possono proporre al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio un aggiornamento dell’elenco degli stessi siti, della loro delimitazione e dei contenuti della relativa scheda informativa>> e precisa che <<il Ministero … trasmette tale proposta alla Commissione europea per la valutazione di cui all’articolo 9 della citata direttiva>>.
Sia la Direttiva Habitat che il suo Regolamento di attuazione obbligano dunque anche la Regione Marche ad effettuare il monitoraggio delle aree: tale operazione, da condurre annualmente e con turno quinquennale (in modo da ritornare sullo stesso sito ogni cinque anni), va gestita da ogni Regione sulla base di indicatori in via di definizione, sullo stato di conservazione degli habitat e delle specie animali e vegetali, in modo comunque tale da giustificare una “riperimetrazione” tanto dei SIC che delle ZPS sia in termini riduttivi che estensivi dei confini comunicati a suo tempo alla Commissione Europea e riconosciuti tutt’oggi come tali.
Ai fini di una corretta “riperimetrazione” il Ministero dell’Ambiente aveva già trasmesso la nota n. 18772/2005, per far sapere che <<sono accettabili piccole modifiche per correggere errori tecnici o meglio adattare i confini ad elementi tipici del paesaggio>>, per cui <<la riduzione del perimetro può  essere consentita solo se giustificata da dimostrabili e genuini errori scientifici fatti al momento dell’identificazione del sito>>: con successiva nota prot. n. 17823 del 21 luglio 2008 il Ministero dell’Ambiente ha fatto sapere che non trasmetterà alla Commissione Europea nuove modifiche dei perimetri in mancanza di una adeguata istruttoria ed ha ribadito che <<i confini dei siti Natura 2000 si possono modificare, ma tali modifiche devono essere dettagliatamente motivate indicando chiaramente per ognuna di essa  delle parti di territorio da escludere che esse non sono o non erano all’epoca dell’individuazione del sito interessate dalla presenza di habitat o di specie di interesse comunitario>>.
Riguardo alla “riperimetrazione” dei siti della Rete Natura 2000, nel frattempo la Regione Marche ha approvato la legge regionale n. n. 6 del 12 giugno 2007 che alla lettera b) del 1° comma dell’art. 23 prevede che la Regione aggiorni e trasmetta periodicamente al Ministero dell’Ambiente i dati relativi ai siti della Rete Natura 2000, secondo quanto previsto dal comma 4-bis dell’art. 3 del D.P.R. n. 357/1997.
Il successivo art. 24 dispone che come enti gestori dei siti Natura 2000 debbano essere le Province per le parti non ricadenti all’interno del territorio di parchi e riserve o di Comunità Montane: alle  Province spetta fra l’altro l’esecuzione di monitoraggi periodici e la trasmissione annuale alla Regione dei dati relativi ai monitoraggi.
Il 1° comma dell’art. 25 della legge regionale n. 6/2007 dispone che la Giunta Regionale effettui il monitoraggio di cui all’art. 7 del D.P.R. n. 357/1997 sulla base delle linee guida statali, previa acquisizione dei dati raccolti dagli enti gestori (Enti Parco, Comunità Montane e Province) o direttamente tramite proprie indagini effettuate sul territorio.
Con delibera n. 1475 del 7 dicembre 2007 la Giunta Regionale ha stipulato un accordo di programma con <<l’Università Politecnica delle Marche per la costituzione di un partenariato finalizzato alla verifica ed all’aggiornamento dati ad alla redazione di “Linee guida per la attuazione della LR 6/2007 relativa ai siti di interesse comunitario della Rete Natura 2000”>>: si mette in evidenza che l’Università Politecnica delle Marche è stata coinvolta fin dalle prime fasi del percorso per la costruzione della rete marchigiana facente parte di “Natura 2000”, secondo un iter avviato nel 1995 con il censimento degli 80 pSIC e continuato poi nel 2000 con l’individuazione delle 29 ZPS.
Oltre all’incarico di lavoro dato all’Università Politecnica delle Marche, per effettuare direttamente proprie indagini per il suo tramite, in applicazione sempre dello stesso disposto dell’art. 25 della legge regionale n. 6/2007, in data 16 aprile 2008 la Regione Marche <<ha richiesto alle Province le rispettive proposte di revisione del perimetro dei siti Natura 2000>>, che sono comunque cosa ben diversa dalle “azioni di monitoraggio” prescritte non solo dalla Direttiva 92/43/CEE e dal comma 4-bis dell’art. 3 del D.P.R. n. 357/1997, ma anche dall’art. 24 della legge regionale n. 6/2007: ciò nonostante, nessuna Provincia ha dato seguito alla richiesta.
Ma in seguito, la sola Provincia di Pesaro e Urbino, con 3 distinte note (del 17 luglio e del 21 e 25 agosto 2008) <<ha trasmesso le osservazioni pervenute da parte di privati cittadini, associazioni ed enti locali>>.
Il 14 maggio 2009 si é tenuto un 1° incontro tra Regione e Provincia di Pesaro e Urbino, i cui tecnici hanno consegnato quel giorno una sintesi delle proposte di “riperimetrazione”, che sono state poi approvate dalla Giunta Provinciale nella seduta del 4 luglio 2009 e che hanno (come poi testualmente scritto nel testo della motivazione del documento istruttorio allegato alle delibera 1825/2009) <<i caratteri di una profonda rettifica dell’identità geografica dei siti  Natura 2000 ricadenti nella provincia stessa>>, perché <<si va dalla individuazione di nuovi siti (coincidenti con Foreste Demaniali od Oasi di protezione faunistica  ….), al marcato ridimensionamento di altri (es. ZPS 13,15, 4, 7 e 5), alla profonda correzione dei perimetri di alcuni (ZPS 14, 10, 9 e 6), alla cancellazione di qualche altro (ZPS 3, 1 8 e alcuni SIC)>>.
Senza avere ancora operato un minimo studio né eseguito l’azione di monitoraggio prescritta dall’art. 24 della legge regionale n. 6/2007, da cui far scaturire una motivazione tecnico-scientifica che potesse legittimare nei confronti della commissione europea la “riperimetrazione” delle complessive 13 ZPS della Provincia di Pesaro e Urbino, la Giunta Provinciale opera lo stravolgimento di ben 12 ZPS, proponendo di cancellarne del tutto 3 (tra cui la ZPS IT5310028 “Tavernelle sul Metauro”), di modificare profondamente i perimetri di 4 e di ridimensionarne 5.
Nel frattempo l’Università Politecnica delle Marche ha consegnato il lavoro di  cui era stata incaricata, che ha ricompresso anche la ridelimitazione del perimetro dei siti esistenti per le Marche: il lavoro prodotto per la Provincia di Pesaro e Urbino risulta essere stato svolto in modo più che corretto e rispettoso della normativa vigente al riguardo, al punto che ha aumentato la superficie sia degli 80 SIC (da 42.157 ettari a 43.761 ettari) che delle 29 ZPS (da 57.958 ettari a 58.071 ettari), portando la ZPS IT5310028 “Tavernelle sul Metauro” da 1.619,2 ettari a 1.624,1 ettari e l’omonimo SIC IT5310015 che vi ricade dentro da 740,8 ettari ad 837,6 ettari.
Anche in considerazione delle 2 suddette note del Ministero, il 14 ottobre 2009 si é tenuto un incontro tra le direzioni tecniche e politiche della Regione e della Provincia di Pesaro e Urbino: l’incontro ha portato a trovarsi d’accordo nel condividere la proposta regionale di riperimetrazione così come definita dall’Università Politecnica delle Marche e nell’aprire contestualmente <<una seconda fase di concertazione e di verifica della “Proposta di sostanziale modificazione dei perimetri attuali”, prodotta dalla Provincia di Pesaro e Urbino, che prevede un inevitabile approfondimento tecnico-scientifico>>.
La condivisione di quel percorso ha portato alla approvazione all’unanimità della deliberazione n. 1825 del 9 novembre 2009, con allegata l’esaustiva motivazione del documento istruttorio sottoscritto dalla dott.ssa Silvia Catalino e dall’arch. Antonio Minetti.
Ma a distanza esatta di una settimana, la stessa Giunta Regionale con deliberazione n. 1868 del 16 novembre 2009 ha revocato la delibera n. 1825/2009 ed ha approvato i perimetri dei SIC e delle ZPS <<secondo la rappresentazione cartografica trasmessa dalla Provincia di Pesaro e Urbino>>, dandole formalmente il mandato di fornirne a posteriori quella motivazione che per legge dovrebbe essere invece obbligatoriamente preventiva: è stato infatti richiesto alla Provincia di aggiornare i relativi formulari standard e di trasmetterli alla Regione entro 60 giorni dalla data di pubblicazione della delibera.
In modo fortemente contraddittorio e gravemente omissivo, oltre che in totale difformità da quanto prescritto dal Ministero dell’Ambiente, il documento istruttorio allegato alla delibera 1869/2009 non riporta più non solo un minimo di motivazione, ma nemmeno il testo della nota del Ministero dell’Ambiente n. 18772/2005, che risulta essere l’unica solo citata, mentre l’altra (la n. 17823 del 21/7/2008) é stata “dimenticata” del tutto dalla stessa Dott.ssa Catalino e dallo stesso Arch. Minetti, che pure 7 giorni prima avevano dato parere favorevole ad un atto di contenuto esattamente opposto, rilevandovi per di più nella proposta della Provincia (a cui danno ora parere favorevole) <<i caratteri di una profonda rettifica dell’identità geografica dei siti  Natura 2000 ricadenti nella provincia stessa>>.
L’unico a votare contro la delibera di revoca é stato proprio l’Assessore all’Ambiente Marco Amagliani, che il giorno seguente ha rilasciato alla stampa la seguente dichiarazione: <<La delibera adottata ieri dalla giunta regionale su proposta del Presidente Spacca con la quale viene abrogata la mia precedente proposta del 9 novembre sulla riperimetrazione dei siti SIC e ZPS di Rete Natura 2000 in Provincia di Pesaro-Urbino, stabilisce nuove indicazioni, secondo me non conformi alla normativa vigente in materia, e per questo ha registrato il mio voto contrario>>

In considerazione di tutto quanto precedentemente esposto, nella deliberazione della Giunta Regionale n. 1868 del 16.11.2009 si ravvisano i seguenti gravi vizi di legittimità, che risultano peraltro in contrasto con il 2° comma dell’art. 5 dello Statuto, laddove dispone che <<la Regione promuove la salvaguardia, la valorizzazione e la fruizione dell’ambiente, del paesaggio e della natura>>.

1 – Violazione dell’art. 9 della Direttiva 92/43/CEE per avere approvato la proposta della Provincia di Pesaro ed Urbino senza che da parte sua sia stata fatta la prescritta valutazione periodica per giustificare il “declassamento” di una ZSC: a tal riguardo si mette inoltre in evidenza che nella Provincia di Pesaro ed Urbino non c’è nessuna Zona Speciale di Conservazione, ma solo SIC che non sono ancora stati designati come tali.

2 -  Violazione del comma 4-bis dell’art. 3 del D.P.R. n. 357/1997 (relativo peraltro alle “zone speciali di conservazione” e non ai “siti di interesse comunitario”) per avere approvato la proposta della Provincia di Pesaro ed Urbino senza che da parte sua siano state fatte le prescritte azioni di monitoraggio, sulla base delle quali effettuare una valutazione periodica dell’idoneità dei siti alla attuazione degli obiettivi della direttiva, solo in seguito alla quale proporre al Ministero dell’Ambiente un aggiornamento dell’elenco degli stessi siti, della loro delimitazione e dei contenuti della relativa scheda informativa.

3 – Violazione della nota del Ministero dell’Ambiente n. 18772/2005, che indica come <<accettabili piccole modifiche per correggere errori tecnici o meglio adattare i confini ad elementi tipici del paesaggio>> e soprattutto stabilisce che <<la riduzione del perimetro può  essere consentita solo se giustificata da dimostrabili e genuini errori scientifici fatti al momento dell’identificazione del sito>>.

4 – Violazione dell’art. 24 della legge regionale n. 6/2007 laddove dispone che alla Provincia di Pesaro e Urbino spetta fra l’altro l’esecuzione di monitoraggi periodici e la trasmissione annuale alla Regione dei dati relativi ai monitoraggi, che non risultano a tutt’oggi effettuati e che ad ogni modo non figurano allegati alla delibera n. 1868/2009.

5 – Violazione del 1° comma dell’art. 25 della legge regionale n. 6/2007 laddove dispone che anche la Giunta Regionale deve effettuare il monitoraggio di cui all’art. 7 del D.P.R. n. 357/1997 sulla base delle linee guida statali, previa acquisizione dei dati raccolti dalla Provincia di Pesaro ed Urbino, di cui è stata approvata una proposta che non è invece accompagnata da nessuno di questi “dati”.

6 – Violazione del 1° comma dell’art. 25 della legge regionale n. 6/2007 laddove dispone che la Giunta Regionale deve effettuare il monitoraggio di cui all’art. 7 del D.P.R. n. 357/1997 anche  direttamente tramite proprie indagini effettuate sul territorio, di cui ha effettivamente incaricato l’Università Politecnica delle Marche, revocandone però i risultati dopo che la Giunta Regionale li aveva approvati all’unanimità una settimana prima con la deliberazione n. 1825/2009.

7 – Violazione della nota del Ministero dell’Ambiente n. 17823 del 21 luglio 2008, con cui ha fatto sapere che non trasmetterà alla Commissione Europea nuove modifiche dei perimetri in mancanza di una adeguata istruttoria ed ha ribadito che <<i confini dei siti Natura 2000 si possono modificare, ma tali modifiche devono essere dettagliatamente motivate indicando chiaramente per ognuna di essa  delle parti di territorio da escludere che esse non sono o non erano all’epoca dell’individuazione del sito interessate dalla presenza di habitat o di specie di interesse comunitario>>.

8 – Violazione del 1° comma dell’art. 45 dello Statuto della Regione Marche laddove dispone che <<l’attività amministrativa regionale persegue gli scopi determinati dalle leggi ed è svolta secondo principi di legalità, buon andamento, imparzialità e trasparenza>>. Nelle forme e nei modi con cui la Giunta Regionale è arrivata ad approvare la delibera n. 1868/2009 non è stato rispettato nessuno dei suddetti 4 principi.
Il principio di legalità è stato violato per tutti i vizi di legittimità precedentemente evidenziati.
Il principio di buon andamento è stato violato per le forme ed i modi dell’iter che ha portato ad approvare la delibera n. 1868/2009, sconfessando il lavoro prodotto dall’Università Politecnica delle Marche dapprima approvato all’unanimità, con sperpero quindi anche del denaro pubblico, in danno dell’ambiente, del paesaggio e della natura e quindi in contrasto al tempo stesso con il dettato dell’art. 5 dello Statuto della Regione.
Il principio di imparzialità è stato violato quanto meno per avere provveduto alla riperimetrazione soltanto dei siti della Provincia di Pesaro ed Urbino e non anche a quelli della altre Province.
Il principio di trasparenza è stato violato per avere revocato senza alcuna motivazione la delibera n. 1825/2009 che era stata approvata all’unanimità una settimana prima in modo più che corretto e motivato in modo esaustivo.

L’art. 45 dello Statuto della Regione Marche ha recepito l’art. 97 della Costituzione per quanto concerne il buon andamento e l’imparzialità a cui dovrebbe essere sempre ispirata ogni pubblica Amministrazione, tenuta a rispettare anche e soprattutto il principio di legalità.
Dal principio di legalità scaturisce il principio di autotutela, in applicazione del quale deriva anche e soprattutto l’esercizio da parte di una amministrazione pubblica del  potere di annullamento di un proprio atto di cui siano stati accertati oggettivamente i vizi di legittimità.

Nel rispetto dell’art. 45 dello Statuto si chiede al Presidente della Regione Marche ed ai membri della Giunta Regionale:
1 – di esercitare il potere di autotutela con l’annullamento immediato della deliberazione della Giunta Regionale n. 1868 del 16 novembre 2009, motivandolo con i riconosciuti vizi di legittimità sopra evidenziati;
2 – di riapprovare contestualmente la deliberazione n. 1825 del 9 novembre 2009;
3 – di rispettare in modo completo il dettato del 1° comma dell’art. 25 della legge regionale n. 6/2007, approvando la “riperimetrazione” anche di tutti i siti della rete Natura 2000 ricadenti nelle altre Province, così come individuata dall’Università Politecnica delle Marche, giustificando così anche la bontà delle spese sostenute;
4 – di  applicare alle I.B.A. (Important Bird Areas) ricadenti nella Regione Marche, anche se non designate come ZPS, le misure di tutela previste dalla direttiva “Uccelli”, ai sensi dell’articolo 4.4 della Direttiva 79/409/CEE

La presente lettera a firma congiunta vale come invito e diffida, con riserva di ricorrere alla Magistratura in caso di mancato  rispetto presso tutte le sedi sia civili che penali.

Si fa presente che la lettera a firma congiunta viene trasmessa anche ai sensi dell’art. 9 della legge n. 241/1990 secondo cui <<qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento>>, presentando – ai sensi del successivo art. 10 – <<memorie scritte e documenti che l’amministrazione ha l’obbligo di valutare ove siano pertinenti all’oggetto del  procedimento>>: ai sensi del 1° comma dell’art. 2 della legge n. 241/1990, la “valutazione” deve essere conseguente alla presente istanza e deve comunque concludersi mediante un provvedimento espresso (anche di diniego), ma che nel rispettivo del successivo art. 3 deve essere a sua volta motivato, indicando <<i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato le decisioni dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria>>.

Si resta pertanto in attesa di un riscontro scritto che si richiede ai sensi degli art. 2, 3 e 9 sopra citati della legge n. 241/1990.

Distinti saluti.

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Quasi tutti gli ambientalisti della provincia di Pesaro ed Urbino avevano posto grandi speranze nel ricambio alla presidenza dell’ente che la governa.

Si attendeva che il candidato del centro sinistra Matteo Ricci portasse un vento di novità e di cambiamento rispetto alla devastante politica ambientale del predecessore. La giovane età e la disponibilità all’ascolto dimostrata in campagna elettorale lasciavano intendere idee e metodologie nuove in risposta alle emergenze ambientali della nostra provincia. Ci siamo sbagliati.

            Il neo Presidente non riesce a svincolarsi dalla presa del suo mentore e dal condizionamento delle lobbies ereditate da Ucchielli. I provvedimenti fin qui adottati in materia venatoria ne sono la prova.

            L’approvazione da parte della Giunta Regionale della D.R.G. 1868/09 sulla riperimetrazione delle aree S.I.C. (Siti di Importanza Comunitaria) e Z.P.S. (Zone di Protezione Speciale) facenti parte della Rete Natura 2000 è probabilmente opera del grande pressing che il Senatore e il presidente Matteo Ricci hanno fatto, prima sugli uffici e sull’assessore Amagliani, e poi sul Presidente Spacca.

            La delibera n. 1825/09 che, dietro motivazioni scientifiche  ed una corretta impostazione politica, portava piccoli aggiustamenti all’originario perimetro dei S.I.C delle Z.P.S. è stata revocata per essere sostituita, dopo pochi giorni, con un’altra (la n. 1868/09) che accoglie in pieno le richieste del mondo venatorio, cancellando totalmente alcune aree e  ridimensionandone altre.

           

            Quest’ultima delibera ha tutti i presupposti per essere invalidata (sia perché mancano i formulari, sia per difetto di motivazioni scientifiche) o respinta dal Governo o dalla Commissione Europea, perché non possono essere apportate modifiche così stravolgenti al sistema di tutele fortemente volute dall’Europa.

 

            Stupisce che gli assessori  ed il Governatore regionale, ad eccezione dell’ass.re Amagliani,  abbiano approvato un atto così illegittimo. Stupisce meno la costante assenza di Carrabs  quando sono in discussione delibere in materia ambientale.

 

            Tuttavia gli amministratori Ucchielli e Ricci Matteo e Mirco dimostrano così tutta la loro fedeltà  alla parte più retriva del mondo venatorio, ed al contempo una totale chiusura verso l’arcipelago ambientalista.

Prova lampante è la richiesta di incontro che le associazioni della provincia di Pesaro hanno inviato al Presidente Ricci già dal giugno scorso, a cui ancora non è stata data nessuna risposta, mentre è noto che il Presidente non nega la possibilità di confronto a nessun altro.

 

            La Lupus in Fabula valuterà l’adozione di ogni misura idonea a contrastare l’efficacia della delibera regionale.

 

Fano, 26/11/2009

 

Il Presidente

Claudio Orazi

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In risposta a quanto apparso nell’ultimo numero di QUIFLAMINIA (periodico distribuito nei comuni di Acqualagna, Cagli, Cantiano, Apecchio e Piobbico), questa associazione desidera intervenire e ampliare l’interessantissimo dibattito sul tema della valorizzazione degli ambienti naturali nell’area del Catria, Nerone e Petrano.
Sul concetto di valorizzazione vanno fatti profondi ragionamenti se quel che ne esce sono i concerti notturni in cima ai monti. Quando si dice di voler investire sulla montagna non si penserà mica all’illuminazione sul Monte Petrano? o a costruire ancora case su quell’altopiano?
Facciamo un po’ d’ordine: di parole come turismo e sostenibilità è facile riempirsi la bocca, ma spesso chi lo fa non sa neanche quello che dice. Tant’è che poi gli viene accostato il termine ambiguo, a volte inquietante, di “sfruttamento”, che lascia poco spazio ai dubbi…
Facciamo il punto della situazione e analizziamo le prospettive in funzione dell’auspicabile investimento sulla montagna: serve un patrimonio di natura e storia, e quello per fortuna c’è eccome; servono strumenti di gestione unitaria, moderna e condivisa, e questi latitano in un turbinio di interessi localistici e lobbistici, di trovate ignobili e colpevole ignoranza.
Il primo investimento da fare sulla montagna è politico: gli amministratori, in questa fase, devono informarsi, studiare, ragionare e fare scelte
responsabili di strategia e programmazione innescando un processo di crescita culturale nella popolazione. La bellissima vetrina del Giro
d’Italia è uno spot che non dura a lungo, perché già adesso il Catria, il Nerone e il Petrano sono quasi del tutto tornati il quel triste anonimato in
cui le mappe dell’Italia li condannano. E questo è il primo grande limite per il turismo: manca l’identità, manca la visibilità costante e autenticata. Feste della Montagna e improbabili luna-park non hanno nessun effetto sul marketing, ma ne hanno certamente di negativi su quello stesso
patrimonio di bellezze ambientali, paesaggistiche e culturali sulle quali si deve costruire.
Il turismo vero, quello che può far girare l’economia, rigetta feste paesane trasferite, non si sa bene perché, sui prati della montagna. Centinaia di macchine, schiamazzi, rifiuti: chi puo’ essere attratto da eventi di questo tipo se non la famigliola del posto che così, una volta all’anno, sale sul monte (in macchina)? Intendiamoci: una festa non è un problema e se si calpesta qualche fiore nessuno si strappa le vesti. Il punto è fare un salto di qualità e farlo alla svelta perché il ritardo con altre realtà che hanno sviluppato turismo ed una economia che gira attorno alla montagna è davvero notevole. Tra iniziative estemporanee che non lascian traccia e finanziamenti pubblici fatti sfuggire, le lusinghiere prospettive di continuare a vivere in questi bei posti non trovano risposte nei grandi temi dell’occupazione e della qualità della
vita. Piobbichesi e frontonesi che per lavorare fanno i pendolari, cantianesi e apecchiesi che vanno a vivere sulla costa: il turismo e assieme
ad esso l’agricoltura e l’allevamento possono realmente costituire il riscatto di questo entroterra che l’isolamento, semmai qualcuno lo ritiene
tale, può trasformarlo da problema a opportunità.

Bisogna crederci e agire di conseguenza, con il coraggio di dire no alle velleità dei cavatori, alle utopie delle nuove grandi strade, alle bugie dei palazzinari, agli egoismi dei cacciatori. Perché il materiale su cui lavorare c’è: vette, boschi, praterie, animali, torrenti, castelli, borghi, chiese, eremi. Bisogna semplicemente staccarsi dalla mediocrità dei progetti e dal qualunquismo delle scelte: i primi segnali li devono dare coloro che sono stati investiti della responsabilità di amministrare il territorio. Sindaci e assessori devono coordinare le attività del presente e investire sul futuro: sarebbe da irresponsabili e da politicanti risibili continuare a privarsi del coraggio e difendere gli interessi dei soliti noti. Se qualcuno ha ancora presente cosa sia l’interesse della collettività non ci sarebbero i problemi che ci sono oggi a parlare di Parco e quindi di sviluppo armonioso e sostenibile, dove non è escluso possano esserci anche feste sui monti, pale eoliche (con criterio), seggiovie (purchè si chiudano le strade) e aree esclusive per i cacciatori locali: ma ogni cosa deve rispondere alle finalità di un progetto serio, con le garanzie che il marchio di un’area protetta è in grado di offrire, all’interno di una programmazione che mette al centro tutela e conservazione, primo atto concreto di valorizzazione.

Andrea Pellegrini
Lupus in Fabula

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E’ passato ormai più di un anno dal quel 4 Febbraio 2008 quando la Giunta regionale delle Marche deliberò all’unanimità l’istituzione della allora Riserva Naturale Regionale di Roti – Acqua dell’Olmo – Canfaito. A quel punto sembrò ormai essere una questione di pochi giorni il passaggio in Consiglio regionale per l’approvazione definitiva (ma se ricorderete diffidai dai facili entusasmi). Nella delibera la Giunta regionale affidò la gestione della futura Riserva alla Provincia di Macerata e questo fu il primo “errore”, visto poi il pessimo comportamento tenuto nella vicenda dalla Provincia stessa e in particolare dall’assessore all’ambiente Migliorelli che, malgrado sia dello stesso partito dell’assessore all’ambiente della Regione Amagliani, non solo non ha apprezzato il “riconoscimento” da parte della Giunta, ma anzi ha operato sin dall’inizio per mettere i bastoni tra le ruote dell’iter istitutivo dell’area protetta. Innanzitutto facendo rientrare in gioco i Comuni interessati territorialmente che fino ad allora se ne erano fregati altamente della Riserva, anche perché i loro rappresentanti non erano in grado neppure di comprendere il significato di questo ambizioso progetto (e non lo sono tuttora). In questo modo dimostrando la perfetta inutilità di un ente come la Provincia, di fatto succube e dipendente in tutto dai Comuni ! Poi la “patata bollente” passò alla IV° Commissione consiliare dove il “problema” Riserva naturale venne assegnato, per ragioni squisitamente politiche e di maggioranza, al consigliere del PD Comi, invece che ad Altomeni (RC), come invece era sempre avvenuto in precedenza in tema di aree protette. Il compito assegnato a Comi dalla realpolitik fu quello di azzerare completamente il lungo e difficile lavoro di sintesi svolto dall’assessorato di Amagliani, peraltro dopo anni ed anni di lotte ed iniziative varie da parte delle nostre associazioni ambientaliste e storiche e di consegnare quindi, di fatto, la Riserva naturale nelle grinfie dei vari Sparvoli, Cavallaro, Martini ecc…, a cui non parve vero di poter stravolgere il frutto di tante menti e di cuori entusiasti, solo per tutelare gli interessi personali di privati o di proprietari terrieri che in quei territori hanno realizzato col tempo dei veri e propri feudi ! Il progetto, in particolare la perimetrazione dell’area protetta, venne quindi completamente stravolto dai Comuni, in maniera spudorata e disprezzante, stralciando vasti territori, quelli che interessavano ai cacciatori, ai cavatori, a quelli che vogliono ralizzare impianti eolici sulle praterie sommitali, agli enduristi e agli amanti dei fuoristrada ecc… La perimetrazione venne talmente modificata che fu necessario cambiare anche la denominazione stessa della Riserva, sancendo di fatto l’esclusione dall’area protetta di quelle località non più menzionate nella denominazione. Nel frattempo, la Provincia di Macerata (sempre loro) aveva rinnovato la licenza di operatività decennale all’Azienda Faunistico-Venatoria di Canfaito-La Forcella, nel cuore stesso della futura Riserva, creando così un grossissimo problema istituzionale e legislativo, di cui ancora oggi ne stiamo pagando le conseguenze ! Il resto è storia degli ultimi mesi, con l’approvazione in IV° Commissione della Riserva, con una superficie ridotta della metà e la bocciatura dei nostri emendamenti ad opera di due telefonate di Cavallaro e Silenzi. Poi la proposta di istituzione della Riserva “dimezzata” è passata alla II° Commissione, quella di bilancio, per presunte carenze di fondi assegnati e qui è stata parcheggiata per mesi. Ne è uscita pochi giorni fa per far ritorno in IV° Commissione, “ufficialmente” per sbrogliare la matassa della sovrapposizione tra gli istituti della Riserva naturale e della Azienda Faunistico-Venatoria e per cercare un “compromesso”. Ieri, in effetti pare che sia stato ricevuto in IV° Commissione il rappresentante legale dell’Istituto per il sostentamento del clero di Camerino – San Severino Marche, proprietario dell’altopiano di Canfaito e che percepisce un affitto da parte della A.F.V. Canfaito – La Forcella. Nel frattempo Comi é stato nominato vice Presidente del Consiglio regionale e dice che in una delle prossime riunioni della IV° Commissione dovrebbero risolvere gli ultimi problemi riguardanti la AFV di Canfaito-La Forcella ed il Comune di Apiro che era ad un certo punto uscito dall’area protetta, per poi rientrarvi, con la promessa di ottenere la sede operativa della Riserva… Dopodiché, la proposta dovrebbe approdare finalmente in Consiglio, probabilmente entro il prossimo mese di marzo. Il condizionale ovviamente è d’obbligo, anche perché non si è capito bene come Comi intenda risolvere il problema della AFV di Canfaito. A questo proposito ho sottoposto l’atto di rinnovo della concessione da parte della Provincia agli Uffici legali della LAC e del WWF, i quali hanno detto che la stesura dell’atto potrebbe far aprire un contenzioso tra Regione e gestore della AFV, ma la presenza della clausola, anche se inserita in modo anomalo, garantirebbe comunque di fatto la supremazia da parte del Consiglio regionale. L’Ufficio legale della LAC, inoltre, non ha escluso la possibilità di impugnare la delibera di istituzione della Riserva qualora, come sembra molto probabile, vengano stralciate dalla perimetrazione quelle aree precedentente incluse dalla Giunta e qualora la Riserva naturale si sovrapponga alla Azienda Faunistico-venatoria.

 

Febbraio 2009

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