Associazione ambientalista

I nostri fiumi: storie di maleducazione e mancanza di controlli

Vegetazione sofferente sul greto di un nostro torrente a secco

In estate dici fiume e pensi al Bosso, alle sue acque limpide, alla frescura offerta dalle sue sponde rocciose, così autenticamente selvagge e allo scenario incontaminato e sgombro da brutture dovute all’intervento umano. Un’oasi fuori dal tempo! Ma la realtà è ben diversa. Concessioni pluriennali hanno prosciugato completamente il suo maggior affluente, il Giordano. Emungimenti per lo più non autorizzati vengono spavaldamente effettuati come se fosse lecito succhiare acqua dal fiume senza un’autorizzazione e senza un controllo.

D’estate i bagnanti, trovandosi, senza chiedersi il perché, di fronte ad un corso d’acqua di portata ridotta al limite della sopravvivenza, innalzano dighe esagerate pur di avere una pozza d’acqua in cui tuffarsi.

Inoltre, spinti dallo spirito primitivo e selvaggio che si risveglia in mezzo alla natura, alcuni tagliano le piante per fare dei falò incuranti dello sporco che rimane sulle rocce dove il giorno dopo qualcuno vorrebbe stendere il proprio asciugamano.

Per il frequentatore abituale del fiume o per il turista venuto da lontano amanti della natura, è uno spettacolo orribile vedere la concentrazione di maleducati che lasciano sulle rocce plastica, mozziconi di sigarette, costumi consunti, la bottiglia trascinata dalla corrente tra l’indifferenza di chi crede di essere al Luna Park.

E se un povero pesce incauto, rimasto intrappolato nella gorga, osa mostrarsi cercando una via d’uscita ecco il furbo col retino pronto a catturarlo e a mostrarlo come un trofeo di caccia grossa.

In questo scenario reale manca una qualsiasi forma di controllo, un vigile, una guardia forestale, una guardia ecologica e quant’altro che possa sanzionare comportamenti scorretti e costituire un deterrente che scoraggi altri eventuali atti di vandalismo.

Gli spazi naturali sono preziosi e vanno conservati, trattati con rispetto e con la consapevolezza che quando ci troviamo in un bosco, in un prato, sulle sponde di un torrente, dovremmo non lasciare tracce del nostro passaggio perché siamo ospiti e non siamo autorizzati a dare libero sfogo alla nostra innata maleducazione.

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