Associazione ambientalista

CRISI IDRICA E INADEGUATEZZA DELLA POLITICA – settembre 2017

In merito alla crisi idrica e indipendentemente  da quello che accadrà e verrà deciso nel prossimo futuro dagli organi preposti (finalmente piove!!), il Forum dei Beni Comuni e la Lupus in Fabula intendono proporre all’opinione pubblica alcune riflessioni.

La crisi idrica che stiamo vivendo ha certificato che il Pozzo del Burano è veramente la riserva strategica più importante dell’intera provincia e per questo dovrebbe essere protetta dalla superficialità della politica.

Dal ’92 ad oggi il Pozzo del Burano non è mai stato emunto per un periodo così lungo. Sono già passati più di due mesi dall’apertura, sono stati captati tra i  150 e i 300 litri al secondo di media, la pressione ha continuato a scendere costantemente, la “testa pozzo” ha dimostrato la sua fragilità, essendosi fessurata più volte (ultima volta 15.09.17). Tutto questo in assenza di monitoraggi per la verifica di eventuali  danni alla falda o agli ecosistemi correlati e nel timore che la “testa pozzo”, provvisoria dal ’92, perché costruita a servizio del solo periodo di studi, potesse saltare da un momento all’altro. Qual è la logica dei fatti? Da una parte la Protezione Civile costretta a “forzature” e misure di emergenza per compensare  trent’anni di inadempienze di  politici ed amministratori, dall’altra un disastro ambientale (come i fiumi in secca) senza precedenti per questa provincia, che ovviamente dipende dal clima , ma anche da una scarsa conoscenza del territorio e assenza  di scelte amministrative adeguate.

Quale coerenza c’è tra l’apertura di un pozzo strategico, avvenuta già in piena crisi il 15 luglio,  ed il ritardo con cui la Regione ha chiuso la pratica per la richiesta della dichiarazione dello stato di emergenza a fine agosto? A chi attribuire questo ritardo? E soprattutto, a tutt’oggi, lo stato di emergenza è stato riconosciuto? Inoltre a parte l’incertezza sulle reali quantità captate, difficilmente misurabili, è da sottolineare l’assenza di certezze sulle possibili conseguenze. Gli studi Aquater risalgono agli anni ’90 e si sono basati su dati puntuali, ad esempio quelli pluviometrici, propri di quel periodo e degli anni precedenti. Considerando che il tempo di ricarica del pozzo varia tra 12 ed i 15 anni, si è tenuto conto della piovosità dell’ultimo decennio? E’ rimasta la stessa? Si è fatta una comparazione per elaborare un nuovo bilancio idrogeologico? Si è tenuto conto dei due forti terremoti avvenuti negli ultimi anni e della loro incidenza sulle falde sotterranee? Ricordiamo che dallo studio dell’Aquater sono passati 25 anni e che i dati raccolti potrebbero non corrispondere più allo stato dei fatti. Infine facciamo notare all’Assessore Sciapichetti che la storia sui fantomatici 340 l/s, che secondo alcuni potrebbero essere captati senza problemi, sono semplicemente una teoria accademica che nulla vale se non è supportata da studi sul campo.

In questa vicenda hanno pesato soprattutto i piani di investimento condizionati dalle politiche  dei Comuni di Fano e Pesaro, l’assenza di un Piano Regolatore Acquedotti e di politiche di risparmio e riuso dell’acqua, i silenzi colpevoli dei tanti amministratori, ad eccezione dei Comuni di Cagli, Cantiano e della Presidente dell’Unione Montana Alto Metauro;  riteniamo molto grave anche l’apparente assenza di protocolli di intervento a garanzia del rispetto di ordinanze e decreti di divieto all’uso improprio delle risorse idriche di cui, ancora una volta, sembra essere responsabile la Regione.

La mancata pianificazione, la conclamata inadeguatezza degli amministratori, in particolar modo regionali, sempre a caccia delle soluzioni più facili ed incapaci di interpretare gli eventi e ragionare in prospettiva, non può che portare a conseguenze nefaste, che potremmo dover pagare i prossimi decenni.

Insomma, un bel caos in cui a rimetterci sono sempre e solo le risorse naturali, i territori più disagiati e le fasce più deboli della popolazione.

 

21.09.17

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