Le categorie professionali e la ristrettezza degli orizzonti.
Si parla del Global Warming da decenni, i primi allarmi risalgono agli anni 50, ma sono stati gli anni 80 e 90 a vedere l’impegno crescente a denunciare la situazione e chiedere decisioni fondamentali. Gli incontri chiamati COP sono cominciati nel 1995, una delusione continua rispetto agli impegni sottoscritti (poi regolarmente disattesi) ed agli annunci teorici.
Un ns politico che deve leggere molto poco oltre alla Gazzetta Sportiva, ha sostenuto in un evento che se il clima italiano diventerà come quello caraibico, gli italiani si abitueranno, del resto ai Caraibi la gente vive bene. Per lui, e per l’intera classe politica – non solo italiana – la questione climatica è ristretta al termometro, è solo questione di caldo. Fa più caldo, farà più caldo, che male c’è, abbiamo i condizionatori, e poi ci abitueremo…Lasciamo perdere i negazionisti, tra cui inseriamo anche i complottisti che vedono trame oscure praticamente anche nelle eclissi, chi ricopre posizioni di responsabilità è quasi sempre in mala fede, non vuole che si metta in dubbio il modello di consumi e stili di vita. Chi invece non ha alcun interesse perché non è petroliere nega la responsabilità umana in questo riscaldamento rapidissimo, molto superiore alle previsioni, per diversi motivi: l’Uomo non può essere chiamato alla barra degli imputati, l’Uomo deve poter fare del Pianeta quello che vuole, lo status quo non si discute, e poi c’è la paura, ammettere che la situazione è drammatica crea ansia e angoscia, meglio pensare che andrà tutto bene, che è solo una alterazione passeggera, che non dobbiamo cambiare niente…Come si posizionano le categorie professionali che inevitabilmente sono connesse al clima?Stamattina sulla stampa locale l’allarme dei pescatori che cominciano ad incontrare le mucillagini. Esplosioni algali correlate con la temperatura dell’acqua, col poco moto ondoso, con i nutrienti disciolti.
Allarme per la pesca.
Da settimane il comparto agricolo lamenta i danni causati dalla siccità e dal caldo. Ed anche quando arrivano i temporali spesso hanno carattere distruttivo, e la grandine distrugge le vigne.
Gli allevatori lamentano che nei pascoli alti ci sia penuria di acqua per il bestiame.
Tutti a lamentarsi per gli effetti del riscaldamento.
Ma dove sono quando l’ambientalismo, odiato tanto dal politico quanto dalle categorie che non vogliono nessun vincolo alla loro attività, spiega che ogni cosa è collegata a tutte le altre, in questo nostro mondo, che se le acque marine si scaldano cambiano le condizioni di vita per gli habitat e le specie, che quindi la pesca dovrà fare i conti con questi cambiamenti, spiega che senza un certa piovosità la terra si asciuga e le piante che hanno necessità di una certa disponibilità di acqua nei terreni ne soffrono, spiega che se captiamo ogni fonte e ogni sorgente in montagna per saziare l’inesauribile avidità di acqua della costa la montagna si asciuga, che senza piogge anche gli invasi possono risultare insufficienti.
Invece di tesaurizzare l’acqua piovana permettendo ai fiumi di ricaricare le falde continuiamo a velocizzare i corsi d’acqua, per questa idea di “pulito” che vede nel fiume solo un canale che deve portare via l’acqua il più velocemente possibile. Nell’agire così si scorda che le direttive europee stabilirebbero di rinaturalizzare i corsi d’acqua, non soltanto per dare spazio alla natura ma anche per capitalizzare la piovosità.
Il pescatore chiederà l’intervento pubblico a sostegno della categoria, lo stesso fanno gli agricoltori, lo stesso fa chiunque riceva danni da quello che accade. Ora gli albergatori producono una class action per ottenere dagli enti gestori il rimborso degli utili non realizzati a causa delle rotture dell’acquedotto. Che è vecchio di 50 anni e lo era anche prima delle rotture e lo sarà anche domani, ma nessuno ha mai pensato che i soldi degli utili derivati dalla fornitura di acqua avrebbero dovuto essere spesi in quella azione che ogni azienda sa di dovere progettare: in economia si chiama ammortamento l’accantonamento degli utili per riacquistare mezzi e strumenti obsoleti, quando inevitabilmente arrivano a fine servizio.
Per decenni abbiamo solo pensato a quante altre risorse idriche reperire, senza cambiare il consumo individuale, collettivo, industriale, agricolo. Siamo fortunati, fino a che il pozzo del Burano avrà acqua da prelevare possiamo non cambiare niente, non spendere niente, non progettare e programmare niente. Il tesoretto lasciato dal nonno aiuta la famiglia a sbarcare il lunario, ma fino a quando? Una famiglia saggia sa che non può farne conto per sempre.
La grande trovata del politico che ha nella punta del naso l’orizzonte più lontano è pensare a nuovi invasi.
Grandi spese e risultati sempre inferiori alla spesa e alle aspettative pur di non mettere mano a qualcosa di strutturale, di profondo, di radicale.
Speriamo nelle piogge, speriamo che non siano devastanti pur sapendo che con ogni probabilità lo saranno, è una questione di energia: nel sistema ce n’è una quantità immensa, che non si ancora scaricata e che continua ad accumularsi: una cosa è andare a sbattere contro un muro ai 20 km orari e un’altra ai 100..
Ognuno per se e Dio per tutti, è il comportamento degli individui, delle categorie, prontissimi a chiedere i danni e chiedere aiuti dell’ente pubblico, come se esistesse una fonte inesauribile di denaro per ogni richiesta.
Quando il politico afferma che non è un problema se diventiamo come i Caraibi, qualcuno potrebbe mostrargli i fiumi ridotti a rigagnoli? La terra riarsa e spaccata? Potrebbe mostrargli la conta dei danni economici di questa conversione del clima?
Ma in ultima analisi il politico è lo specchio della popolazione, sono due facce della stessa medaglia: la responsabilità resta collettiva, qualunque posizione si abbia.
L’ambientalismo non ha avuto pescatori, agricoltori, allevatori, industriali, politici, al proprio fianco quando chiedeva cambi di passo, cambi di atteggiamento, cambi di paradigma, perché vedeva il futuro – che inevitabilmente arriva – e capiva il rischio.
Non sono venuti gli alieni a costringerci a disturbare il clima, lo abbiamo fatto in piena e assoluta coscienza e autonomia, la libertà di danneggiare il sistema da cui dipendiamo.
Non possiamo incolpare nessuno se non noi stessi.
Ma ancora siamo capaci solo di lamentarci, di esigere il risarcimento dei danni….
Quest’anno l’overshoot day è caduto il 30 luglio, significa che da un quasi un mese siamo a debito e stiamo ipotecando le risorse future pur di non diminuire i ns consumi.
Andrea Fazi