CATRIA: STRADA CONTRO CABINOVIA

Dopo gli anni degli sbancamenti e della deforestazione, con danni visibili da 50 km di distanza, sul Catria pare non esserci fine agli attacchi al patrimonio ambientale e paesaggistico. Si inaugurano parchi gioco dove a divertirsi sono state soprattutto le ruspe e si asfalta una strada che per la prima volta in migliaia di anni porta il traffico sopra i 1300 metri, con moto che sfrecciano e persino pullman turistici, con il risultato di annullare di fatto la modernizzazione della cabinovia che di conseguenza gira praticamente vuota. Ormai è ufficiale: le norme europee della Rete Natura 2000, annacquate dall’Italia e praticamente smantellate dagli enti locali, non riescono a proteggere niente. Ecco perché il progetto del Parco Nazionale fa paura: le regole sarebbero chiare e i controlli sicuri, a partire da quelli sulle procedure autorizzative.

Eppure il Catria il suo messaggio l’ha mandato forte e chiaro tra il 15 e 16 settembre del 2022. A Cantiano lo hanno sentito bene, ma da quella parte del monte sono sempre stati più attenti nel dialogare correttamente con il gigante di pietra che svetta sopra le loro teste. Nel Catria frontonese invece non si smette di prendersi gioco della natura e solo per pura fortuna, a proposito di quanto successo al Mandrale, gli effetti delle violenze perpetrate non hanno portato morte, oltre che distruzione. Con la scusa del turismo e con un abuso indegno della ormai vuota parola “sostenibile”, si sono fatti e si continuano a fare errori che nel migliore dei casi sono tanti soldi pubblici sprecati, nel peggiore sono questi sommati a danni ambientali che pagheremo a lungo e che un giorno ci metteranno al muro quando nuove generazioni ci chiederanno come abbiamo potuto assistere a tali scempi senza riuscire a fare niente. A coloro che a tal proposito si riempiono la bocca e gli articoli sulla stampa e sui social del termine “sostenibilità” va detto che ad esso, da ormai 30 anni, è stata abbinata un’altra di parola, ben più pregnante e quindi pressante, che è la parola “biodiversità”. Quella cancellata dalle nuove inutili piste da sci, dalla nuova inutile seggiovia, dai nuovi inutili lavori sulla pista di downhill e ora anche dall’ultima trovata: il trenino nel bosco. Sostenibilità senza biodiversità non ha nessun valore: la gente può non saperlo, gli amministratori devono saperlo, i tecnici degli uffici, che non possono non saperlo, a cosa stavano pensando in quel momento?

Fa tristezza vedere i politici sfilare e gonfiarsi il petto quando un altro pezzo di montagna viene urbanizzata ma loro, come queste aggressioni, stanno a rappresentare quei terribili anni ’70 del secolo scorso, quando sulla scia del boom economico si sono fatte le peggiori cose in Italia, in montagna, in campagna e in città, avvelenando terreni e paesaggi per sempre. Le Marche e in particolare l’entroterra pesarese hanno disperato bisogno di una nuova classe politica e di nuovi progetti che guardino alla natura come ad una risorsa su cui basarsi e non uno spazio vuoto dove costruire nuove strade, impianti sciistici, metanodotti e megapale eoliche.

14 AGOSTO 2026