{"id":1764,"date":"2011-08-31T23:32:03","date_gmt":"2011-08-31T22:32:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lalupusinfabula.it\/?p=1764"},"modified":"2011-08-31T23:32:13","modified_gmt":"2011-08-31T22:32:13","slug":"osservazioni-allampliamento-della-benelli-armi-spa-di-urbino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lalupusinfabula.it\/?p=1764","title":{"rendered":"OSSERVAZIONI all&#8217;ampliamento della Benelli Armi Spa di Urbino"},"content":{"rendered":"<p align=\"right\"><strong>Al<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>Sportello Unico Attivit\u00e0 Produttive<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>Della Comunit\u00e0 Montana Alto e Medio Metauro<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>Via A. Manzoni, 25<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>URBANIA<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong><span style=\"text-decoration: underline\">suap.cm.altoemediometauro@emarche.it<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>Al <\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>Sindaco<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>Comune di Urbino<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>Via Puccinotti, 3<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong>61029 URBINO<\/strong><\/p>\n<p align=\"right\"><strong><span style=\"text-decoration: underline\">comune.urbino@emarche.it<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Oggetto: osservazioni alla variante \u201cAmpliamento magazzino automatico e nuova zona carico\/scarico nello stabilimento Benelli Armi in Comune di Urbino, Via della Stazione n. 50-foglio catastale 166 mappale 489\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Visti i documenti pubblicati e precisamente:<\/p>\n<p>tavola di progetto serie A\/01 (Relazione tecnico illustrativa, stralcio P.R.G., documentazione catastale, documentazione fotografica); lettera dello sportello SUAP prot. 3555\/9.6 del 28\/06\/2011; lettera dello sportello SUAP prot. 3196\/9.6 del 10\/06\/2011; provvedimento di approvazione n. 60\u00a0 e allegato A del 28\/06\/2011; verbale della Conferenza di Servizi del 28\/06\/2011;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>il sottoscritto Flavio Angelini, quale presidente dell\u2019Ass.ne ambientalista La Lupus in Fabula Onlus, essendo il provvedimento in esame pregiudizievole degli interessi diffusi che l\u2019associazione rappresenta, formula le seguenti osservazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline\">Osservazioni<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Osservazione n. 1)<\/p>\n<p>Si chiede di respingere la richiesta di variante in quanto non compatibile con i caratteri storici, culturali e paesaggistici dell\u2019area, considerata la sua estrema vicinanza al centro storico di Urbino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Osservazione n. 2)<\/p>\n<p>Si chiede che l\u2019approvazione della variante sia vincolata alla presentazione e quindi all\u2019approvazione da parte del Comune di Urbino di un\u00a0 progetto particolareggiato di mitigazione e compensazione ambientale al fine di mascherare lo stabilimento da ogni punto di vista panoramico e da strade comunali o provinciali, che preveda nello specifico: coperture vegetali di tutti i tetti, barriere vegetali verticali, raccolta e riutilizzo dell\u2019acqua piovana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline\">Motivazioni<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Motivazione 1)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La presenza della ditta Benelli Armi alle porte di Urbino costituisce una grande anomalia.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 di tipo urbanistico.<\/p>\n<p>La fabbrica di armi \u00e8 localizzata in un\u2019area caratterizzata da insediamenti di civile abitazione e da un territorio di prevalente uso agro-silvo-pastorale, a poche centinaia di metri dalla cinta muraria del centro storico di Urbino. Quindi l\u2019insediamento produttivo non \u00e8 inserito in una zona omogenea di tipo artigianale o industriale, per cui se in passato \u00e8 stato fatto un errore assentire tali attivit\u00e0, oggi non \u00e8 pi\u00f9 possibile consentirne l\u2019ampliamento in quanto questo contrasta con una corretta e moderna programmazione urbanistica.<\/p>\n<p>Inoltre il Consiglio comunale di Urbino ha da poco votato un o.d.g. a favore della riattivazione della ferrovia come metropolitana di superficie: la variante \u00e8 in contrasto con detta proposta in quanto sottrae superficie ad un\u2019area che potrebbe essere indispensabile allo sviluppo e realizzazione di detto progetto di mobilit\u00e0 interurbana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La seconda di tipo storico e culturale.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 di Urbino \u00e8 Patrimonio Mondiale dell\u2019Unesco, perch\u00e9 secondo il IV criterio di iscrizione \u201cUrbino rappresenta un vertice dell&#8217;arte e dell&#8217;architettura del Rinascimento, cos\u00ec armoniosamente adattata al suo ambiente fisico e al suo passato medievale che la citt\u00e0 diventa del tutto eccezionale\u201d. E\u2019 evidente che la localizzazione dell\u2019insediamento produttivo e il fatto che la ditta proponente produca anche armi leggere da guerra, contrasta fortemente con i vari riconoscimenti che la citt\u00e0 di Urbino ha ricevuto a livello internazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Per queste ragioni non \u00e8 corretto assentire a nuovi ampliamenti dello stabilimento, ma al contrario l\u2019amministrazione di Urbino in accordo con la provincia di Pesaro ed Urbino dovr\u00e0 cercare le soluzioni atte a delocalizzare lo stabilimento in un\u2019area industriale compatibile con le dimensioni e le attivit\u00e0 della ditta Benelli Armi Spa.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Motivazione 2)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dicevamo che lo stabilimento della ditta Benelli Armi \u00e8 ben visibile dal centro storico di Urbino ed in particolare dal torrione in fondo a Via Saffi. Anche le foto allegate al progetto scattate dalla Collina delle Vigne testimoniano l\u2019impatto che lo stabilimento ha sul paesaggio collinare, di grande valenza naturalistica e ambientale, che dai \u201cpiedi\u201d di Urbino spazia fino ai profili delle montagne dell\u2019Appennino.<\/p>\n<p>Un vero pugno nell\u2019occhio di cittadini e turisti, una profonda ferita in un paesaggio che ha ispirato decine di artisti, storici, filosofi e scrittori e che nel tempo ha saputo conservare la sua bellezza unica e irripetibile.<\/p>\n<p>La coloratura di \u201cverde scuro\u201d della lamiera zincata che sar\u00e0 utilizzata per le coperture e per le pareti laterali, e dei panelli di tamponamento del nuovo magazzino automatico non \u00e8 sufficiente a ridurre l\u2019impatto ambientale in quanto nessun intervento \u00e8 previsto sulle coperture esistenti (se dovessimo calcolare come standard urbanistico di ambiente urbano i m2\u00a0 di verde dipinto basterebbe tinteggiare di verde l\u2019asfalto per avere risultati eccellenti\u2026.).<\/p>\n<p>Anche il progetto di sistemazione delle aree esterne e di riqualificazione del verde, oltre ad essere poco dettagliato, anche nell\u2019ipotesi che sia realizzato nel migliore dei modi, avr\u00e0 in modesto effetto di schermatura. \u00a0<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Inoltre \u00e8 da rilevare che nelle voci di computo metrico relativo agli alberi da piantare secondo il progetto di riqualificazione del verde sono contenuti errori ricorrenti dei capitolati redatti da chi non ha esperienza di questioni agronomiche e forestali:<\/p>\n<p>La dizione <em>\u201cAlberi a foglia caduca tipo Quercus Pedunculata, Quercus Robur (Farnia), Quercus Cerris, (Cerro) Quercus Palustris (Quercia di palude<\/em>)\u2026-omissis- \u2026 Circonferenza del fusto cm 20-25\u201d \u00e8 la voce generica di riferimento per impianti di querce a foglia caduca. Tale voce \u00e8 cos\u00ec sintetizzata dai capitolati standard come riferimento orientativo per il progettista. Il progettista deve fare una scelta fra le piante proposte in relazione alle condizioni ecologiche e di impianto in cui gli alberi dovranno essere piantati. Lasciare una voce cos\u00ec generica presta il fianco alla fornitura di alberi non adatti per l\u2019ambiente in cui dovranno essere piantati.\u00a0<\/p>\n<p>La voce successiva sui cipressi non tiene conto delle patologie in atto per la specie <em>\u201cCupressus sempervirens\u201d<\/em>. E\u2019 fondamentale indicare in capitolato d\u2019appalto la richiesta di materiale certificato resistente a Seridium cardinale e derivante da popolazioni a bassa suscettibilit\u00e0 di attacco di Cinara cupressi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Per concludere occorre quindi che la ditta Benelli Armi Spa si faccia carico di opere ed interventi necessari a mitigare fortemente la presenza dello stabilimento. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Esperienze diffuse in Italia ed Europa vedono nei TETTI VERDI e nelle BARRIERE VEGETALI VERTICALI gli strumenti pi\u00f9 adatti ad opere di mitigazione e compensazione ambientali con indubbi vantaggi economici anche per chi si fa carico dei costi degli interventi (vedasi allegato).<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fano, 29\/08\/2011<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>La Lupus in Fabula<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Il Presidente<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong><em>Flavio Angelini<\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Cell. 334 3115150<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Allegati: n. 1<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>ESENTE DA BOLLO<\/strong><\/p>\n<p><strong>ai sensi della L.266\/91<\/strong><\/p>\n<p><strong>Allegato 1<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Appunti per la riqualificazione \u201cverde\u201d di insediamenti industriali<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In molte aree del territorio italiano coesistono paesaggio naturale e culturali e attivit\u00e0 industriali impattanti. Tutte le aree industriali sono fortemente impattanti nel territorio ma in particolare quelle che si inseriscono in ambienti di pregio paesaggistico. Qualora non sia\u00a0 possibile rinunciare alla presenza e\/o all\u2019ampliamento delle attivit\u00e0 industriali, volendo ridurre l&#8217;impatto visivo delle aree industriali e contemporaneamente permettere un risparmio di energia e di risorse, appare urgente proporre una riqualificazione paesaggistica ed ecocompatibile degli insediamenti industriali.<\/p>\n<p>Nello specifico possono essere associati a strutture in uso o, in modo ancora pi\u00f9 efficace, a nuove strutture in progetto,\u00a0 diverse tecniche e tecnologie specifiche di intervento:<\/p>\n<p>1. i tetti verdi,<\/p>\n<p>2. i filtri e barriere sia in verde verticale che in piantagioni localizzate\u00a0 e<\/p>\n<p>3. il recupero dell&#8217;acqua piovana<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1) TETTI VERDI<\/p>\n<p>E\u2019 ormai diffusa la tecnica di copertura di tetti verdi in un numero elevatissimo di insediamenti industriali, in particolare in Europa centro-settentrionale.\u00a0 Nonostante la tecnica dei tetti verdi si presti particolarmente bene in ambiente mediterraneo, risulta ancora poco diffusa in Italia, molto spesso per carenze di tipo progettuale e per la presunzione del maggior costo da dover sostenere per la sua realizzazione.<\/p>\n<p>I tetti verdi possono essere\u00a0 progettati come calpestabili e non calpestabili. Nel primo caso sono frequenti le utilizzazioni del tetto verde sia per attivit\u00e0 produttive (ad esempio il\u00a0 progetto \u201c&#8221;Green food from green roofs&#8221; del Cairo promosso dalla FAO in collaborazione con il governo egiziano, ONG locali e diversi enti universitari della capitale egiziana sta consentendo una migliore alimentazione in alcuni slum della metropoli egiziana).\u00a0 In altri casi i tetti verdi \u201cpensili\u201d sono pensati come soluzioni di relax o socializzazione per la vita in ambienti industriali.\u00a0 Nel caso di tetti non calpestabili vi \u00e8 comunque un insieme di vantaggi strutturali e ambientali che il tetto verde consente di raggiungere rispetto alle coperture tradizionali.<\/p>\n<p>Il progetto Green Roofs for Healthy Cities (http:\/\/greenroofs.org\/) sta riscuotendo un grande successo negli Stati Uniti proprio per la forte componente di eco-sostenibilit\u00e0 e\u00a0 di minimizzazione dell\u2019impatto visivo che tali coperture presentano.<\/p>\n<p>Vi sono diverse soluzioni tecniche, sia prefabbricate che calibrabili per il progetto specifico.<\/p>\n<p>Un tipico tetto verde non calpestabile presenta un solaio e massetto (o struttura analoga) su cui si sosterr\u00e0 il tetto, piano o leggermente inclinato (inclinazione massima ammissibile \u00e8 nell\u2019ordine dei 20\u00b0 &#8211; 30\u00b0).\u00a0 Vi \u00e8 poi la cosiddetta guaina impermeabile e antiradice. Sopra la guaina si pone un feltro di protezione e accumulo e uno strato filtrante e drenante . Lo\u00a0 strato ha una forma tale da permettere l\u2019accumulo di acqua e il drenaggio verso lo scarico dell\u2019acqua in eccesso. Sopra tale strato \u00e8 possibile porre un telo speciale che permetta all\u2019acqua di passare e venire accumulata e restituita vaporizzando da delle vaschette di accumulo ma non permettere alle radici di penetrare oltre. Il telo deve consentire un buon ancoraggio radicale in modo da rendere solidale il continuum \u201cstrato drenante-telo-substrato-pianta\u201d.\u00a0 Al di sopra viene posto il substrato.\u00a0 Un substrato di 10 cm \u00e8 sufficiente per l\u2019impianto di vegetazione a taglia bassa e bassa manutenzione\u00a0 in tetti non calpestabili estensivi. Per tetti calpestabili estensivi, anche con impianto di arbusti e piccoli alberi, \u00e8 necessario un substrato minimo di 20 cm fino a massimi di 40-50 cm come avviene in realizzazioni particolari di verde pensile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">Risparmio energetico.<\/span><\/p>\n<p>Un tetto con coperture in materiali inerti scuri pu\u00f2 raggiungere in estate anche i 70\u00b0C.\u00a0 E\u2019 necessario un sistema apposito di ventilazione per ridurre il flusso termico che dal tetto entrer\u00e0 nel vano sottotetto. Sar\u00e0 necessaria un\u2019opera di coibentazione, ventilazione e climatizzazione che presuppone una dissipazione energetica e di materiali piuttosto elevata.<\/p>\n<p>Con un tetto verde a struttura semplice\u00a0 la temperatura media che si registra, nei mesi pi\u00f9 caldi, nei vari componenti della copertura presenta valori di 32 \u2013 35 \u00b0C. Il flusso termico sar\u00e0 quindi ridotto. L\u2019energia dispersa per gli impianti di climatizzazione sar\u00e0 fortemente ridotta o, come nel caso di magazzini dove non siano conservati materiali suscettibili di danneggiamenti a temperature comprese fra i 30 e 35%.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">La durata della copertura.<\/span><\/p>\n<p>L\u2019infrastruttura impermeabile di un tetto verde deve subire escursioni termiche giornaliere con intervalli decisamente minori rispetto a quanto succede per coperture tradizionali. L\u2019escursione termica che insiste sotto la copertura di un tetto normale pu\u00f2 arrivare fino a 40-50\u00b0 di differenza fra notte e giorno; in questo senso la tipologia di materiale e, in particolare, il suo colore \u00e8 fondamentale. Coperture chiare, porose con materiali a bassa conducibilit\u00e0 termica presentano escursioni minori in relazione all\u2019albedo, alla superficie esposta e ai differenziali temporali di flusso termico: ad esempio coperture a base di argille lateritiche si ottengono risultati di diminuzione delle escursioni anche di 25-40 minori rispetto a coperture in materiali scuri di derivazione metallica. Anche per ci\u00f2 che riguarda le escursioni invernali i tetti verdi assicurano una minore escursione giornaliera soprattutto in relazione all\u2019aumento notevole dei tempi di raffreddamento e quindi al sensibile aumento relativo delle temperature minime notturne. Un tetto verde ha infatti un\u2019inerzia termica decisamente maggiore: i cicli termici dello strato impermeabilizzante sono meno rapidi e gli intervalli di escursione non superano mai 30\u00b0C: i materiali di guaina sono quindi meno \u201cstressanti\u201d per il materiale della guaina. L\u2019impermeabilizzazione del tetto e generalmente tutta la struttura resta in opera in condizioni termiche migliori e la durata complessiva della copertura ha una durata doppia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">Deflusso acque piovane.<\/span><\/p>\n<p>Un tetto verde assorbe l\u2019acqua piovana ed attua un rilascio graduale della stessa. Pareti e tetti verdi aiutano a ridurre i problemi di gestione della rete fognaria in caso di forti acquazzoni.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\">Riduzione inquinamento,\u00a0 impatto ambientale, visivo e confort<\/span>.<\/p>\n<p>Il tetto verde permette agli edifici industriali di inserirsi in modo armonioso nel contesto e contemporaneamente da numerosi vantaggi tra cui quelli termici, idrici, climatici e biologici.<\/p>\n<p>Le nuove zone industriali aventi i tetti e le parete delle opere civili industriali ricoperte da verde sono meno visibili ed hanno un impatto ambientale pi\u00f9 sostenibile. Il tetto e la parete verde riduce il flusso termico entrante nell\u2019edificio industriale migliorando le condizioni di confort di chi \u00e8 all\u2019interno dell\u2019edificio. Globalmente migliorano anche le condizioni all\u2019esterno dell\u2019edificio (se una intera zona per esempio industriale adottasse ampiamente tetti e pareti verdi la temperatura sarebbe inferiore e ci sarebbe una qualit\u00e0 dell\u2019aria migliore).<\/p>\n<p>Il contributo che possono fornire i tetti verdi e le piante (ad es.\u00a0 piantagioni di alberi e arbusti dedicate alla predisposizione di filtri) alla riduzione se non all\u2019annullamento di sorgenti di inquinamento di diversa natura (atmosferico, idrico, acustico, visivo) \u00e8 ormai da lungo tempo riconosciuto anche se non sempre facilmente quantificabile. In una prospettiva virtuosa, vi sono molti casi in Europa di attivit\u00e0 industriali che oltre ad aver proceduto a forme di progettazione ecosostenibile, hanno anche contribuito alla ricerca specifica sull\u2019efficacia di tali interventi architettonici complessi sull\u2019ambiente. Si ricorda che secondo la mappa europea dell\u2019inquinamento atmosferico, la zona industriale di Urbino pur non ricadendo nelle aree a rischio elevato inizia a presentare valori di inquinamento che necessitano un piano di monitoraggio e una gestione diffusa e capillare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte : La Mappa dell\u2019Inquinamento atmosferico in Europa: http:\/\/prtr.ec.europa.eu\/DiffuseSourcesAir.aspx\\<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2) LE SISTEMAZIONI A VERDE CON FUNZIONI DI FILTRO E\/O BARRIERA ANTI-INQUINAMENTO (atmosferico, idrico, acustico, percettivo)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le attivit\u00e0 industriali sono responsabili di inquinamento diretto, tramite l\u2019immissione in atmosfera di sostanze nocive e con la produzione di materiali di scarto spesso anch\u2019essi nocivi; le attivit\u00e0 industriali sono spesso sorgenti dirette di rumori per buona parte della giornata con picchi considerabili pericolosi per la salute umana. Vi \u00e8 poi una gamma di inquinamenti indiretti sia per quel che riguarda le attivit\u00e0 correlate come un pi\u00f9 intenso traffico veicolare pesante, l\u2019impermeabilizzazione del suolo,\u00a0 l\u2019immissione di inquinanti nel ciclo dell\u2019acqua e degli elementi e quindi, in ultima analisi, nella catena alimentare, ecc. Fonti di inquinamento spesso ignorate, soprattutto in contesti ad elevato interesse paesaggistico, come vale per la citt\u00e0 di Urbino e il paesaggio del Montefeltro, sono gli inquinamenti percettivi. Ad aggravare ulteriormente la situazione generale vi \u00e8 il fatto che le aree industriali, oltre a consumare suolo e\u00a0 grandi quantit\u00e0 di energia per riscaldamento, climatizzazione, illuminazione, produzione e trasporto, sono spesso localizzate in aree non troppo distanti da contesti urbani gi\u00e0 caricati di elevate concentrazioni di inquinanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Qui di seguito si riportano alcuni appunti tratti dal \u201cManuale per l\u2019impianto, la gestione e la valorizzazione multifunzionale dei boschi periurbani\u201d preparato per ARSIA \u2013 Regione Toscana nel corso del Progetto Manurabana ed in corso di stampa. Si ricorda che con tale pubblicazione verr\u00e0 edito anche una database di scelta di alberi e arbusti anche in relazione a funzioni specifiche quali gli interventi di mitigazione di inquinamenti atmosferici, acustici e percettivi in aree urbane e industriali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201c L\u2019inquinamento industriale contribuisce ad \u201carricchire\u201d l\u2019ambiente di composti fortemente tossici, talvolta cancerogeni, come ad esempio le diossine, i furani, i policlorobifenili (Pcb) e i metalli pesanti come mercurio e cadmio ecc. L\u2019Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera prodotto dall\u2019Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) \u00e8 tutt\u2019altro che rassicurante ed evidenzia che gran parte dell\u2019inquinamento complessivo \u00e8 riconducibile, direttamente o indirettamente, alle attivit\u00e0 industriali.<\/p>\n<p>In Italia con il D.L. 59\/2005 \u00e8 recepita la Direttiva europea IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) per l\u2019ottenimento della certificazione AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Purtroppo, come risulta da indagini a campione di Legambiente, attualmente solo una modesta parte delle nostre industrie sono in possesso di tale certificazione e mancano all\u2019appello molti dei pi\u00f9 importanti centri industriali del nostro Paese.<\/p>\n<p>La creazione di filtri e barriere vegetali, sia in verde verticale che in piantagioni specifiche dedicate, consente di ridurre in modo sostanziale un\u2019ampia gamma di inquinamenti, dall\u2019inquinamento chemio-fisico atmosferico all\u2019inquinamento acustico, dall\u2019inquinamento visivo all\u2019inquinamento indiretto delle acque.<\/p>\n<p>Prima di riassumere alcune delle principali specifiche progettuali per piantagioni ad effetto filtro va ricordato che per costruire un efficiente sistema verde occorrono talvolta molti anni. Per ovviare parzialmente a questo inconveniente, qualsiasi sia la finalit\u00e0, si possono prevedere sistemi integrati con specie a rapido accrescimento e specie definitive in modo da assolvere pi\u00f9 rapidamente alle funzioni di filtro per poi intervenire con eliminazioni e sostituzioni per l\u2019assetto definitivo delle barriere.<\/p>\n<p>Gli effetti benefici della vegetazione sulla qualit\u00e0 dell\u2019aria riguardano principalmente il loro contributo diretto nella riduzione degli inquinanti atmosferici; tuttavia le fasce verdi arboree possono avere una positiva influenza nel condizionare la temperatura degli edifici e, contribuendo ad una loro migliore efficienza energetica, influiscono indirettamente sulla quantit\u00e0 di inquinanti emessi in atmosfera.<\/p>\n<p>Il sistema deve essere costituito principalmente da specie con elevato sviluppo in larghezza e in altezza della chioma, quindi arbustive e arboree associate: l\u2019efficacia di una fascia nell\u2019intercettazione \u00e8 maggiore quanto pi\u00f9 grandi sono le sue dimensioni sia in altezza sia in termini di superficie occupata. In questo senso le aree boscate risultano pi\u00f9 utili delle fasce a filari.<\/p>\n<p>La disposizione delle piante, per rendere efficace l\u2019intercettazione, deve garantire la costituzione di una fascia continua, in cui non si verifichino interruzioni del piano di chioma; pertanto la densit\u00e0 dell\u2019impianto dovr\u00e0 tenere conto dello sviluppo naturale delle chiome delle specie prescelte allo stadio adulto.<\/p>\n<p>\u00c8 importante diversificare il sistema usando, oltre alle specie arboree, anche quelle arbustive e, talvolta, quelle erbacee. Ci\u00f2 non solo crea un sistema dotato di pi\u00f9 livelli di cattura e pi\u00f9 gradevole dal punto di vista estetico, ma contribuisce inoltre ad una sua maggiore biodiversit\u00e0 che, nel lungo periodo, concorre a diminuire i rischi dovuti ad ridotta diversit\u00e0.<\/p>\n<p>Nella realizzazione sia di aree boscate sia di sistemi a filari \u00e8 necessario, data la densit\u00e0, tenere conto del temperamento delle specie prescelte nei confronti della luce al fine di non ostacolare il loro sviluppo.<\/p>\n<p>Nella realizzazione di sistemi a filari deve essere attentamente valutato l\u2019effetto di venti dominanti e della loro direzione. In caso in cui la fascia vada necessariamente posizionata perpendicolarmente alla direzione del vento, \u00e8 utile prevedere una ulteriore banda costituita da vegetazione di pi\u00f9 piccola taglia (arborea e arbustiva), di altezza progressivamente crescente secondo la direzione del vento, con funzione di accompagnamento delle masse d\u2019aria verso le parte superiore delle fascia.<\/p>\n<p>La scelta delle specie deve tenere conto, in prima analisi, della loro adattabilit\u00e0 all\u2019ambiente di impianto e, solo successivamente, una volta individuato un ventaglio di specie idonee, la scelta ricade tra quelle che presentano una conformazione della chioma e una morfologia fogliare pi\u00f9 adatta all\u2019intercettazione e\/o all\u2019assorbimento degli inquinanti.<\/p>\n<p>Le specie sempreverdi sono molto utili nella cattura degli inquinanti e in funzione anti-rumore per varie ragioni: generalmente hanno chiome dense, con conformazione e fogliame adatto (vedi punti successivi) e sono efficaci anche durante l\u2019inverno. Va comunque ricordato che molte conifere sono sensibili alle sostanze inquinanti pi\u00f9 comuni. Le specie da preferire, nell\u2019ambito di quelle adatte all\u2019ambiente di impianto, dovrebbero essere caratterizzate da un fitto sistema di ramificazione.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la morfologia delle foglie sono da preferire quelle con superfici pelose, essudati resinosi, forma irregolare e struttura grossolana; molti studi confermano la loro maggiore efficacia rispetto alle foglie pi\u00f9 lisce; quest\u2019ultime oltre a costituire un pi\u00f9 blando ostacolo vengono dilavate pi\u00f9 facilmente. Inoltre le foglie di dimensioni pi\u00f9 piccole sono generalmente raccoglitori pi\u00f9 efficienti delle foglie grandi.<\/p>\n<p>Se tra le specie potenzialmente adatte ve ne sia una (o pi\u00f9) suscettibile a patogeni che ne pregiudicano la sopravvivenza e dei quali si registra una elevata incidenza e diffusione, quando disponibile, \u00e8 possibile optare per variet\u00e0 resistenti (es. cipresso e cancro).\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3) IL RECUPERO DELL\u2019ACQUA PIOVANA (cenni generali)<\/p>\n<p>Il recupero dell&#8217;acqua piovana \u00e8 una tecnologia sempre pi\u00f9 diffusa: permette di risparmiare acqua potabile spesso utilizzata nei processi industriali, e riduce il problema dell&#8217;impermeabilizzazione dei suoli e dell&#8217;interruzione del ciclo dell&#8217;acqua, che \u00e8 particolarmente sentito nei contesti urbani e industriali<\/p>\n<p>Molti autorevoli e ormai noti studi avvertono che una crisi idrica \u00e8 da prevedersi nei Paesi del Bacino del Mediterraneo; il forte aumento della richiesta di acque dolci potr\u00e0 generare carenze di approvvigionamento, fenomeni di competizione e un aumento considerevole dei costi. Inoltre il settore industriale \u00e8, dopo quello agricolo, quello che consuma pi\u00f9 acqua in Italia. Una gestione eco-efficiente delle acque a livello di area produttiva rappresenta uno dei punti di forza nel raggiungimento di obiettivi di sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al Sportello Unico Attivit\u00e0 Produttive Della Comunit\u00e0 Montana Alto e Medio Metauro Via A. 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