Associazione ambientalista

Supergasdotto appenninico: di fronte al ripetersi delle scosse sismiche non è più possibile tacere

E’ necessario parlare, per tornare a sottolineare la pericolosità delle scelte del Governo e della Regione in relazione alla costruzione del supergasdotto appenninico. Un enorme tubo, lungo 700 km, con uno sterro largo 40 metri, un numero incalcolabile di piste accessorie (da realizzarsi in luoghi spesso incontaminati, in mezzo ai boschi, ecc.). Un tubo che dovrebbe passare accanto all’abitato de  L’Aquila, poi su su, per passare davanti alle porte di Norcia, a Visso, Sellano, Preci, Cascia, Gubbio, quindi a Pietralunga, Apecchio, Mercatello, Borgo Pace e Sestino, per passare a Pennabilli e da lì a Cesena, poi su, in Emilia.

Non può sfuggire che l’elenco dei nomi  dei luoghi e delle aree coincide in modo preciso (ed impressionante) con un numero altrettanto preciso di epicentri di terremoti, più o meno violenti, tutti recentissimi. E in questi giorni, ovunque fagliature a vista, con apertura del terreno in superficie, sconnessione del piano di campagna (una strada può venirsi a trovare divisa in due, con una parte a decine di cm. più in alto o più in basso dell’altra). Nessuna opera costruita dall’uomo, di nessun genere, può resistere a tali fenomeni; è noto ed ampiamente riportato in letteratura. Eppure, la Snam e i Governi si sono incaponiti a voler far passare il super gasdotto proprio nell’area più pericolosa.

Lo scorso anno il Presidente Ceriscioli, l’assessore Sciapichetti e la giunta delle Marche, con una acrobatica “inversione a U” hanno smentito e sconfessato
tutta la linea di prudenziale diniego fin lì tenuta dalla Regione stessa
in accordo con  le richieste che provenivano dai territori e, senza
consultare cittadini, comitati e associazioni, si sono prontamente
inchinati ai voleri del governo centrale, dando il proprio assenso alla
realizzazione dell’”opera”. Si tratta della gente che ci governa, di chi
decide per noi, di quelli che in questi giorni  ricevono le attestazioni
di solidarietà per noi; dopo aver dato il via libera alla costituzione di
un “campo minato” sulle nostre esistenze.  Due anni fa, in Comune di
Pennabilli, in una zona per fortuna deserta, in seguito ad un modesto
movimento del terreno, è esploso un gasdotto (non paragonabile per
dimensioni a quello che si vorrebbe realizzare). La notte è diventata
giorno e su un’area vastissima ha impressionato i tartufai, che a
quell’ora erano già all’opera, i quali hanno visto il cielo diventare
bianco dalla Romagna fino all’Umbria e dalle Marche alla Toscana.  Il
giorno dopo una vasta area attorno all’esplosione si presentava color
cenere, bruciata dal calore di fiamme alte più di cento metri. Cosa
intende fare ora il “governatore” delle Marche ? Un errore, anche grave,
può essere spiegato con un insediamento recente, con l’ ignoranza della
realtà del territorio, delle sue caratteristiche geo-morfologiche, insomma
con una sottovalutazione del problema. Perseverare nell’errore sarebbe
però diabolico e dimostrerebbe l’asservimento completo dell’establishment
marchigiano ai voleri del governo centrale (che ha appena fatto un decreto
per avocare a sé tutte le scelte in materia energetica, hai visto mai che
il referendum dovesse andar male…). Non sarebbe quindi opportuna una
correzione di rotta, prima che altre scosse costringano comunque
l’Amministrazione Regionale a farlo ?
Non sarebbe opportuno anche da parte dell’Umbria un atteggiamento più
deciso nel difendere i propri concittadini terremotati ?  Il governatore
Ceriscioli. insieme ai governatori dell’Umbria, dell’Abruzzo e del Lazio,
chiedano al Presidente del Consiglio Renzi di fermare ogni procedura
autorizzativa rispetto al gasdotto e alla centrale e di dare attuazione
alla decisione, finora disattesa, del Parlamento italiano attraverso la
risoluzione dell’ottobre 2011, ribadita nel dicembre dello scorso anno :
l’attivazione di un tavolo tecnico-istituzionale al fine di individuare
una soluzione alternativa, al di fuori della dorsale appenninica, la cui
elevata sismicità – sottolineavano i parlamentari cinque anni fa – mette a
rischio la tenuta del metanodotto e l’incolumità delle persone”.

Gruppo di Intervento Giuridico, Lupus in Fabula, Comitati Cittadini per
l’Ambiente (Sulmona), Italia Nostra Marche, Comitato interregionale No
Tubo, Mountain Wilderness  Marche Umbria, Coordinamento Guardie Giurate
WWF Marche.

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