Associazione ambientalista

Poleveri al porto di Pesaro: la risposta delle associazioni ambientaliste alle dichiarazioni del parroco

In relazione alle dichiarazioni del parroco del porto sui disagi causati dalla mancata attivazione di cinque cave nella nostra provincia per le necessità della terza corsia autostradale, le associazioni Federazione Nazionale Pro Natura, Lupus in Fabula e Italia Nostra smentiscono le affermazioni, attribuite al Presidente della Provincia Matteo Ricci, da Don Marco De Franceschi.

In sostanza gli ambientalisti hanno presentato un ricorso contro la riapertura di tre cave inattive da anni,  Gorgo a Cerbara (Piobbico), Ponte Alto (Cagli), Foce (Frontone), che sono state chiuse perché si trovano in siti di interesse comunitario, in zone a protezione speciale, interessati da gravi problemi di dissesto idrogeologico, tanto che la Regione ha dato una valutazione d’incidenza negativa.  Così come sono negativi i pareri della Soprintendenza e della Forestale per i danni irreversibili che l’attività estrattiva produrrebbe su quei fragili versanti, dove sarebbe prevista l’estrazione di tre milioni e novecentomila metri cubi di materiali pregiati.

La stessa Regione mette in evidenza che “la stima dei quantitativi previsti deve tenere conto dell’attuale andamento del mercato e di realistiche previsioni per il futuro”.

Risulta assolutamente infondata inoltre la stima di quasi quattro milioni di mc per i lavori della terza corsia: infatti la Società Autostrade nella relazione inviata alla Regione dichiara che per il tratto Fano-Senigallia, aprirà una cava di prestito a Metaurilia per l’estrazione di  1.639.000 mc di materiali che sarà richiusa a fine lavori e saranno necessari solo 152.000 mc da cava. Mentre per il tratto Fano-Cattolica prevede di ricavare 112.000 mc dalla galleria di Novilara e gli altri 800.000 saranno prelevati nelle cave di Arcevia e Novafeltria.

Purtroppo il porto di Pesaro è diventato un centro di smistamento verso nord dei materiali provenienti dalla Croazia e temiamo che continuerà ad esserlo, essendo il più vicino alla sponda italiana dell’ Adriatico.

Alcuni giorni fa le associazioni chiamate in causa hanno incontrato il comitato dei residenti e il parroco del porto don Marco De Franceschi per chiarire questi aspetti ed esprimere la loro piena solidarietà per i gravi danni che il continuo scarico di inerti e calcari provoca alla loro salute. L’incontro molto cordiale ha permesso di consultare i dati esatti sulle quantità e sui siti di prelevamento contenuti nella relazione della società Autostrade, in contraddizione con quanto riferito dal presidente della Provincia a don Marco, che ne ha preso atto.

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