La Lupus premia il canile di Cà Lucio

i gestori e alcuni degli ospiti a 4 zampe di Cà Lucio

Cà Lucio è uno dei migliori canili della regione Marche, dove il benessere dei cani ogni giorno cerca di essere garantito e dove si registra ogni anno un altissimo numero di adozioni: 203 nel 2006, 162 nel 2007, 170 nel 2008, 226 nel 2009, 162 nei primi 9 mesi del 2010. Nessun altro canile marchigiano ottiene questi risultati. Cà Lucio è un canile sanitario, di proprietà della Comunità Montana di Urbania; di qui passano tutti i cani accalappiati nell’entroterra (oltre 1000 tra il 2006 e il 2009). In questo luogo delle colline tra Urbino e Urbania per fortuna trovano persone che amano gli animali, tutti coordinati dal circolo urbinate di Legambiente: persone che hanno come obiettivo dare una vita dignitosa ai cani e cercare loro una nuova famiglia. Lupus in Fabula, che ogni anno individua nella provincia di Pesaro e Urbino chi si è distinto nella protezione degli animali, in questo 2010 ha premiato proprio i gestori del canile di Cà Lucio (l’anno scorso il premio lo aveva ricevuto il Gattile Mondolce di Urbino). A Cà Lucio sono evidenti alcune tristi dinamiche del randagismo. Come sempre il periodo agosto-settembre ha visto aumentare l’arrivo di cani abbandonati: si tratta, come spiegano i gestori, di cani molto spesso persi, sovente con il collare elettrico al collo, che guarda caso nelle settimane in cui i cacciatori sono abilitati all’allenamento dei cani finiscono spesso per essere accalappiati dagli operatori dell’Asur. Molti di essi, proprio perché in prova, non hanno segni di riconoscimento, così in mancanza del microchip quel povero animale è destinato a diventare una cifra, una retta in più nel canile che qualche comune dovrà pagare, probabilmente per anni. Gli ingenti costi di questo servizio (1 milione e mezzo di euro all’anno solo in questa provincia) hanno portato all’esasperazione numerosi comuni e di fronte alla malsana idea di affrontare il problema abbassando i costi di gestione dei canili, gli amministratori devono riflettere sulle cause di tutto ciò, ben prima che sugli effetti. I dati dei monitoraggi svolti da Provincia e Regione dimostrano chiaramente che per abbattere i costi nel complesso mondo del randagismo vi sono ampi spazi di manovra, basta volerlo e sapersi organizzare: ci sono alcune categorie di proprietari su cui fare controlli a tappeto perché in possesso di cani e in particolare di cani che vengono chiamati, seppur impropriamente, “cani da lavoro”. E’ indubbio che questo tipo di approccio verso l’animale può prevedere una visione utilitaristica dello stesso, con una sorta di selezione dei cani che rispondono meglio all’addestramento. Selezione che può portare all’abbandono, alla soppressione o allo smarrimento del cane. Un dato di fatto c’è: nei canili marchigiani, la stragrande maggioranza dei cani sono cani da caccia o da tartufo. Gli enti pubblici che stanno frettolosamente pensando di risparmiare sul randagismo sottraendo risorse ai canili non risolveranno certamente il problema e peggioreranno il servizio che in tante realtà, come quella di Cà Lucio, è eccellente. La riduzione dei costi sul randagismo è fattibile solo investendo nei controlli: controlli a tappeto su tutto il territorio con particolare riguardo ai lunghi elenchi di persone con licenza di caccia e di raccolta dei tartufi al fine di iscrivere tutti i cani all’anagrafe canina regionale, monitorare le nuove nascite e consigliare il ricorso alla sterilizzazione.

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