Archive for 2009

La mozione, approvata dal consiglio comunale di Fano nella seduta del 9/12/2009, che chiede al Sindaco e alla Giunta di farsi promotori verso la Provincia ed alla Regione di una richiesta per la riduzione dei vincoli ambientali nell’area prospiciente la zona di Baia del Re ha dell’incredibile.

La maggioranza consigliare (Pdl, lista civica La Tua Fano) cerca di far rientrare dalla finestra ciò che Regione e Provincia non hanno consentito che entrasse dalla porta.

Questi due enti hanno chiaramente detto in occasione dell’approvazione del nuovo P.R.G. che nuovi parcheggi e nuove infrastrutture a carattere turistico-ricreativo sul lato monte della Strada Statale 16 non possono essere realizzati perché la pressione antropica che ne deriverebbe avrebbe una incidenza negativa sulla conservazione della SIC/Area floristica dei Baia del Re. In quell’area inoltre risultano presenti habitat di interesse comunitario quali falesie, lembi di praterie mesofile, boschi decidui a latifoglie ed è un sito importante per i migratori che utilizzano la fascia costiera come rotta migratoria principale.

La nuova pista ciclabile riduce la possibilità della sosta delle auto ma aumenta la fruizione da parte dei ciclisti, con un bilancio sicuramente positivo. Nel comune di Pesaro esiste lo stesso problema ma nessuno si è sognato di chiedere la riduzione dei vincoli di tutela paesaggistica.

 La Lupus ritiene che il problema delle auto in sosta sul ciglio stradale si debba affrontare in due modi:

1) con la predisposizione di un servizio di autobus “navetta”, supplementare alla corsa Fano-Pesaro, come avviene nella città vicina;

2) con una maggiore vigilanza da parte degli organi di polizia.

La Lupus si attiverà immediatamente nei confronti degli uffici e degli amministratori degli enti suddetti affinché la politica asfaltatoria e cementificatoria dell’amministrazione comunale fanese non deturpi una delle poche aree semi-naturali ancora presenti lungo il litorale.

Fano, 21/12/2009

Il Presidente

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Non è la prima volta che il sindaco Aguzzi fa l’ecologista in casa di altri, ma chissà se mai gli è venuto in mente che potrebbe applicare certi principi e certe raccomandazioni anche in casa sua!

Recentemente in merito al progetto di una centrale a turbogas di 870 Mw nel comune di Corinaldo il sindaco “di tutti” ha dichiarato che “interventi di tale portata vanno sempre concordati con la comunità dei residenti e devono seguire iter trasparenti nel rispetto delle norme regionali.” Ma ciò probabilmente vale solo per il caso in questione, mentre  per l’asfaltatura della pista dell’aeroporto di Fano possono tranquillamente  decidere 4 persone (il Sindaco, Drudi, Pedinotti, Ferri) fregandosene di migliaia di cittadini. Perché non è da dimenticare che 3000 cittadini, pochi anni fa, con una petizione hanno detto chiaramente come la pensano: Si al Parco e No al potenziamento dell’aeroporto.

Evidentemente il Sindaco “docente di democrazia all’estero”  ritiene che certi cittadini non meritano ascolto, ed ha preferito prendere una decisione (asfaltare la pista) che ha il sapore di un accordo di potere, che nulla ha a che fare con il bene comune, lo sviluppo, ed il benessere.

Anche il rispetto delle norme regionali vale solo per gli altri.

Infatti, in merito all’aeroporto, il sindaco “asfaltatore” continua a sostenere che non serve alcuna Valutazione di Impatto Ambientale, mentre al contrario noi siamo dell’idea che la legge regionale sulla V.I.A. obblighi il tipo di progetto proposto ad uno studio di impatto ambientale.

Invece di preoccuparsi dell’inquinamento prodotto a dalla centrale termica a 20 km di distanza, forse il sindaco di Fano farebbe meglio ad occuparsi delle polveri prodotte dal traffico, dai riscaldamenti domestici e dalle fabbriche del suo territorio, visto che anche quest’anno nel Comune di Fano si sono superati i limiti che la legge impone per il PM10, ma nessun serio provvedimento è stato mai attuato per ridurlo.

 

Fano, 16/12/2009

 

Il Presidente

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 Premesso che

• siamo profondamente convinti che nuove strade generano nuovo traffico anche se nell’immediato si ha l’impressione di aver raggiunto dei benefici (il nuovo Passante di Mestre è un triste ma rappresentativo esempio);

• siamo anche consapevoli che i gravi problemi di mobilità tra Pesaro e Fano, si risolvono nel breve termine solo con una infrastruttura viaria; • siamo dell’idea che la strada statale 16 debba diventare una strada a carattere urbano al servizio dei residenti, della balneazione e del turismo; • siamo certi che molto del traffico che interessa la S.S. 16 sia generato dai residenti nel comune di Pesaro che devono entrare in autostrada per andare verso sud, e dai residenti nella valle del Metauro che devono raggiungere Pesaro centro.

• siamo fortemente contrari all’ipotesi di una strada “complanare” che costituirebbe uno scempio ambientale insopportabile e uno spreco ingente di risorse pubbliche.

Preso atto che  la società Autostrade SpA si era dichiarata disponibile a prevedere due nuovi caselli nel tratto tra Pesaro e Fano come opere accessorie della terza corsia,

le associazioni la LUPUS IN FABULA, LIPU, WWF MARCHE, ARGONAUTA  ritengono che un nuovo casello nella città di Pesaro sia necessario e risolutivo dei problemi sopra evidenziati, pur se comporta qualche disagio per la popolazione che vive nei territori interessati.

Il nuovo casello è la soluzione migliore perché ha un ridotto impatto sul territorio, è velocemente cantierabile, mette una pietra tombale su ogni ipotesi di complanare. Non avendo le competenze tecniche e non conoscendo le ipotesi progettuali fin qui avanzate (da Soc. Autostrade o da altri) non ci esprimiamo sulla sua localizzazione. Non può essere il veto di un quartiere o gli opportunismi di alcuni amministratori ad ostacolare una scelta che avvantaggia i collegamenti tra le valli del Metauro e del Foglia e libera la costa da un traffico insostenibile.

Essendo un’ infrastruttura di valenza provinciale riteniamo che la Provincia ed il suo Presidente, pur esprimendosi a favore del 2’ casello, abbiano fatto troppo poco per pesare sulle futura decisione del consiglio comunale pesarese.

Comunque vadano le cose prendiamo atto che la cosiddetta mobilità dolce resta solo a livello di buoni propositi. Cosa aspetta la Provincia a prendere una decisione sulla ex ferrovia Fano Urbino, o a studiare altre ipotesi per ridurre il traffico nella zona costiera, in accordo con i comuni interessati (filovie, metropolitana adriatica, intermodalità)? Cosa aspetta il comune di Fano a dotarsi di una Piano strutturale per una rete di piste ciclabili?

Fano, 26/11/2009

Per la LUPUS IN FABULA  Claudio Orazi

LIPU Pietro Spadoni

WWF MARCHE Vittorio Palazzini

ARGONAUTA Luciano Poggiani

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Quasi tutti gli ambientalisti della provincia di Pesaro ed Urbino avevano posto grandi speranze nel ricambio alla presidenza dell’ente che la governa.

Si attendeva che il candidato del centro sinistra Matteo Ricci portasse un vento di novità e di cambiamento rispetto alla devastante politica ambientale del predecessore. La giovane età e la disponibilità all’ascolto dimostrata in campagna elettorale lasciavano intendere idee e metodologie nuove in risposta alle emergenze ambientali della nostra provincia. Ci siamo sbagliati.

Il neo Presidente non riesce a svincolarsi dalla presa del suo mentore e dal condizionamento delle lobbies ereditate da Ucchielli. I provvedimenti fin qui adottati in materia venatoria ne sono la prova.

L’approvazione da parte della Giunta Regionale della D.R.G. 1868/09 sulla riperimetrazione delle aree S.I.C. (Siti di Importanza Comunitaria) e Z.P.S. (Zone di Protezione Speciale) facenti parte della Rete Natura 2000 è probabilmente opera del grande pressing che il Senatore e il presidente Matteo Ricci hanno fatto, prima sugli uffici e sull’assessore Amagliani, e poi sul Presidente Spacca.

La delibera n. 1825/09 che, dietro motivazioni scientifiche  ed una corretta impostazione politica, portava piccoli aggiustamenti all’originario perimetro dei S.I.C delle Z.P.S. è stata revocata per essere sostituita, dopo pochi giorni, con un’altra (la n. 1868/09) che accoglie in pieno le richieste del mondo venatorio, cancellando totalmente alcune aree e  ridimensionandone altre.

Quest’ultima delibera ha tutti i presupposti per essere invalidata (sia perché mancano i formulari, sia per difetto di motivazioni scientifiche) o respinta dal Governo o dalla Commissione Europea, perché non possono essere apportate modifiche così stravolgenti al sistema di tutele fortemente volute dall’Europa.

Stupisce che gli assessori  ed il Governatore regionale, ad eccezione dell’ass.re Amagliani,  abbiano approvato un atto così illegittimo. Stupisce meno la costante assenza di Carrabs  quando sono in discussione delibere in materia ambientale.

Tuttavia gli amministratori Ucchielli e Ricci Matteo e Mirco dimostrano così tutta la loro fedeltà  alla parte più retriva del mondo venatorio, ed al contempo una totale chiusura verso l’arcipelago ambientalista.

Prova lampante è la richiesta di incontro che le associazioni della provincia di Pesaro hanno inviato al Presidente Ricci già dal giugno scorso, a cui ancora non è stata data nessuna risposta, mentre è noto che il Presidente non nega la possibilità di confronto a nessun altro.

 La Lupus in Fabula valuterà l’adozione di ogni misura idonea a contrastare l’efficacia della delibera regionale.

 

Fano, 26/11/2009

 

Il Presidente

Claudio Orazi

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Il TAR Marche, nell’udienza cautelare del 2 dicembre, ha sospeso il Calendario Venatorio della Provincia di Pesaro – Urbino ed il Calendario Venatorio della Regione Marche. L’ordinanza del Collegio ritiene illegittimo il prelievo “indiscriminato” del daino, senza la preventiva predisposizione dei piani di abbattimento. Ciò creerebbe un oggettivo squilibrio dell’ecosistema. L’Ordinanza ha dichiarato anche la sospensione della caccia per quanto riguarda la beccaccia, oltre il termine del 31 dicembre. Ciò, in ragione del precario stato di conservazione del volatile. Il Tribunale ritiene che sia il Piano Provinciale che il Piano Regionale sono illegittimi perché presi in violazione del parere obbligatorio dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale. La legge prevede che la Provincia e la Regione si devono obbligatoriamente servire della consulenza di questo organismo, che dispone delle più qualificate competenze tecnico-scientifiche e biologiche in materia.
Il ricorso, proposto dalle Associazioni ambientaliste Lupus in Fabula, Lega Abolizione Caccia e Verdi Ambiente e Società – V.A.S., lamenta gravi e palesi illegittimità delle deliberazioni assunte dagli organi regionali e provinciali.
L’Associazione Lupus in Fabula manifesta soddisfazione per la decisione presa dal Tribunale regionale e ritiene che la sospensione dei provvedimenti impugnati costituisca un punto di partenza estremamente incoraggiante per le Associazioni che dichiarano di voler continuare a far sentire la propria voce in ogni sede e con ogni mezzo consentito.
La nuova Giunta provinciale mostra di voler attuare pericolose politiche antiambientaliste a sostegno delle lobbies filo-venatorie.
Questo atteggiamento, a parere degli ambientalisti,sarebbe perfettamente in linea e in stretta continuità con le politiche già avviate dalla precedente Giunta Ucchielli.
Il ricorso al T.A.R. è un atto dovuto, indispensabile per arginare una nuova offensiva politica in favore delle doppiette e per contrastare scelte di gestione venatoria che privilegiano il cacciatore a discapito delle esigenze più generali di difesa dell’ecosistema.
Le Associazioni ricorrenti valuteranno, sulla base delle risultanze acquisite dal loro difensore, l’avvocato urbinate Leonardo Guidi dello studio legale Granara di Genova, l’opportunità di insistere per l’accoglimento di ulteriori profili con la proposizione di un eventuale appello al Consiglio di Stato.

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La notizia dell'intervento di Magnanelli pubblicata da Il Resto del Carlino

La notizia dell'intervento di Magnanelli pubblicata da Il Resto del Carlino

di Andrea Pellegrini

Il signor Magnanelli, consigliere provinciale del PD, con la sua arringa
contro i lupi che pare infestino la provincia (articolo allegato apparso sul
Il Resto Carlino edizione di Pesaro pochi giorni fa) ha scritto alcune gravi
inesattezze ma il dibattito su questo tema non è mai inutile e siccome la
convivenza con i predatori naturali, se non gestita, rappresenta davvero un
problema, ben venga la discussione e il confronto, nella consapevolezza che
in tanti luoghi d’Italia e del mondo questo eterno contrasto è stato
risolto. Lasciamo perdere il discorso sulla presunta pericolosità dei lupi
per gli uomini, perchè è vero invece il contrario e solo in Italia
nell’ultimo secolo si può parlare di qualcosa come 10 mila (diecimila) lupi
uccisi dagli uomini e 0 (zero) uomini uccisi dai lupi…
Altra cosa è il danno agli allevamenti, su cui però serve fare profonde
riflessioni, senza pregiudiziverso il lupo e tenendo sempre presente che lo
sforzo gestionale va rivoltoalla contemporanea tutela degli allevatori e dei
lupi. E non è una chimera… Il lupo è il mammifero più studiato al mondo,
la più forte icona oggi per l’immaginario mondo della natura selvaggia e per
il turismo naturalistico nell’intero emisfero boreale, ma è anche l’animale
più temuto, da molti odiato, vituperato dai modi di dire e dalle favole. Lo
studio dei comportamenti sociali di questo formidabile predatore ha
rappresentato lo spartiacque tra il retaggio culturale che lo assimilava al
diabolico ed una
nuova visione dell’ecologia. Da quando si é compresa la clamorosa
somiglianza tra la vita sociale del lupo e quella di noi umani in molti
hanno smesso di credere ai lupi mannari e a cappuccetto rosso.
Con un nuovo approccio, meno suggestionato dagli anatemi religiosi e dalle
credenze popolari, è iniziata faticosamente, circa 35 anni fa, una nuova
epoca per il complesso rapporto uomo-lupo, cioé tra il più grande divoratore
di risorse ambientali mai esistito in questo pianeta e l’animale selvatico
che per lungo tempo in occidente ha rappresentato il suo unico competitore
alimentare.
Certo che due milioni di anni di paure ataviche non si cancellano con un
paio di generazioni e per molte persone continuano ad esistere due lupi:
quello reale e quello fantastico. Se si continua a parlare con leggerezza di
branchi famelici e lupi liberati dagli ambientalisti non si va da nessuna
parte: il lupo continua, com’è giusto, ad essere protetto dalla legge (chi
lo uccide commette un reato penale) e il pastore giunge all’esasperazione
perché il danno è senz’altro più grande di come viene quantificato. Il lupo
torna ad occupare il suo ruolo essenziale nell’ecosistema quando ad esso
viene lasciato territorio disponibile, prede selvatiche disponibili e scarso
disturbo umano, purché tuttavia nel contempo le prede “domestiche” vengano
limitate o del tutto rese impraticabili da una più corretta gestione delle
stesse, mediante l’uso di cani addestrati e dotati di collare anti-lupo e i
greggi chiusi in appositi stazzi la notte e nelle giornate in cui il clima
può essere più favorevole ai predatori (nebbia, pioggia, vento). Tutto ciò
oggi è semplice nelle aree protette, dove i cani pastore e gli stazzi
vengono talvolta addirittura regalati ai pastori e dove, soprattutto, la
disponibilità di prede naturali è alta. Quel che può fare il Presidente di
questa Provincia, oltre a fornire il dovuto appoggio al pastore, é prima di
tutto accettare di ridimensionare la caccia al daino e al capriolo,
vietandola nelle aree di presenza del lupo, e negli stessi contesti
aumentare la vigilanza sullo svolgimento della caccia al cinghiale. Per
questo tipo di caccia, a quanto pare, l’uso obbligatorio del singolo cane
limiere in aree SIC e ZPS non viene attuato, mentre sono assai frequenti le
invasioni di battute al cinghiale in zone in cui la caccia è vietata, con il
risultato pessimo di allontanare tanti animali, lupi compresi, che poi
arrivano in aree urbanizzate.

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Ecco in sintesi l’ordinanza del TAR Marche dopo il ricorso presentato da Lupus in Fabula, LAC e VAS contro il Calendario Venatorio della Provincia di Pesaro e Urbino. In questo primo pronunciamento il TAR sospende la caccia alla beccaccia e la caccia al daino.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
Sul ricorso numero di registro generale 873 del 2009, integrato da motivi
aggiunti, proposto da:
Onlus Associazione Verdi Ambiente e Societa’ – V.A.S., Onlus La Lupus in
Fabula, Onlus Lega Abolizione Caccia – L.A.C., rappresentati e difesi dagli
avv.ti Daniele Granara e Leonardo Guidi, elettivamente domiciliati in Ancona
alla Via Marsala n. 10, presso l’avv. Alessandro Violoni;
contro
- Provincia di Pesaro e Urbino e  Regione Marche

ACCOGLIE parzialmente la suindicata domanda cautelare, e per l’effetto:
- sospende l’efficacia delle disposizioni del calendario venatorio regionale che
consentono il prelievo della beccaccia anche in epoca successiva al
31.12.2009;
- ordina alla Provincia di Pesaro e Urbino, in persona del Presidente protempore,
di provvedere al motivato riesame della statuizione del calendario
venatorio provinciale che mentre nei distretti 6 – 18 – 23 – 25 – 28 -29 – 32 –
33 consente il prelievo del daino in base al piano di abbattimento, negli altri
distretti non pone alcun limite di contingentamento numerico o in ordine alla
tipologia di animale da abbattere, entro il termine perentorio di giorni 30
(trenta) dalla comunicazione in forma amministrativa della presente, o dalla
sua notifica, se anteriore.
La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata
presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle
parti.
Così deciso in Ancona nella camera di consiglio del giorno 2 dicembre 2009

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ISTITUITA FINALMENTE LA RISERVA NATURALE DEL SAN VICINO – CANFAITO
Per le associazioni si tratta però di una vittoria “amara” per l’esclusione di aree fondamentali

Dopo 8 lunghissimi anni di riunioni politiche ed associative, convegni, manifestazioni ecc…, alla fine il Consiglio regionale ha istituito ufficialmente la nuova Riserva naturale regionale dei monti San Vicino e Canfaito. Hanno provato in ogni modo e sino all’ultimo ad impedire la nascita di questa nuova area protetta, ma alla fine sono prevalse la costanza e l’impegno degli ambientalisti. Si tratta indubbiamente di una vittoria “storica” per il WWF che per primo ha promosso l’istituzione di un’area protetta in quell’area e per tutte le altre associazioni ambientaliste e storiche, come Lupus in Fabula, ANPI, Legambiente, “Spizzichino”, CAI-TAM ecc…, che nel tempo si sono unite al WWF per il raggiungimento di questo importante risultato. Una vittoria che lascia però l’amaro in bocca, in quanto la perimetrazione partorita dall’inciucio politico tra PD e PDL, con la mediazione di UDC, ha stravolto completamente, sia dal punto di vista ambientale che storico, il progetto originario approvato due anni fa dalla Giunta regionale che prevedeva una superficie protetta di quasi 2.500 ettari. Oggi la Riserva naturale nasce con circa 1.000 ettari in meno, tanto che per riuscire ad unire le aree del San Vicino e del Canfaito, che danno il nome all’area protetta, i politici si sono inventati uno strettissimo quanto assurdo “cordone ombelicale” che non ha alcun senso dal punto di vista naturalistico, né tantomeno storico e che creerà sicuramente grossi problemi a chi dovrà gestire l’area. Dal suo perimetro sono “spariti” importanti biotopi geologici e naturalistici come il “Fosso del Crino”, che rappresenta il più lungo canyon delle Marche, il monumento geologico di “Sasso Forato”, l’intera forra di “Bocca de Pecu”, metà della stupenda “Gola di Jana”, la “Rocchetta”, la maggior parte dell’area floristica di Canfaito, i suoi faggi plurisecolari, compreso il “patriarca”, il faggio più grande e più vecchio delle Marche con i suoi 650 anni, oltre 300 ettari del Demanio di Roti ecc… Ma sono stati esclusi anche veri e propri “gioielli” monumentali ed architettonici come l’incantevole borgo medioevale di Elcito e l’Abbazia di Valfucina, come pure i fondamentali luoghi storici legati alla Resistenza come gli abitati di Valdiola e l’area della battaglia tra partigiani e nazifascisti. Tutte queste mutilazioni sono state apportate unicamente per accontentare interessi di proprietari terrieri che in quelle aree hanno costituito nel tempo dei veri e propri feudi personali. Ancora una volta, quindi, la politica non ha seguito logiche basate su dati scientifici, storici ed ambientali, ma si è piegata agli interessi di privati, ed alle potenti lobbies dei cacciatori e dei cavatori che, come sempre in questi casi, vanno di comune accordo!
Poteva essere il primo prototipo marchigiano (il secondo in Italia) di area protetta che coniugasse aspetti ambientali e storici, paesaggistici e culturali, invece sarà solo l’ennesimo “aborto” frutto dei compromessi e dei veti incrociati di individui, molti dei quali non hanno mai visto, neppure in fotografia, quei luoghi ancora in gran parte incontaminati. Il WWF, insieme alle altre associazioni, considera comunque questa perimetrazione come punto di partenza e, dopo le elezioni regionali della prossima primavera, si attiverà subito per richiedere l’annessione delle aree escluse, sperando che dalle urne esca una nuova classe politica, capace di guardare finalmente agli interessi collettivi dei cittadini e non di soggiacere ai ricatti di singoli influenti e di lobbies di potere.
Danilo Baldini – WWF Sezione “Mario Tacconi” di Matelica

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dog in viaggio

Il Passaporto Europeo per cani e gatti

Dal 1 ottobre 2004, anche i cani, i gatti e i furetti, devono avere il passaporto per andare in vacanza con il loro padrone. Infatti il Regolamento comunitario 998/2003, oggi in vigore, prevede che i nostri animali siano muniti di un libretto di accompagnamento o “passaporto”, rilasciato dai Servizi Veterinari di Sanità Animale delle Zone Territoriali dell’ASUR, per poter viaggiare insieme ai loro proprietari nei paesi UE. Tale documento, richiesto per movimentazioni a carattere non commerciale di cani,gatti e furetti, ha l’obiettivo di garantire una maggiore sicurezza contro i rischi sanitari legati alla circolazione degli animali da compagnia, in quanto identifica l’animale e ne attesta lo stato sanitario. Il Pet Passport, relativo al singolo animale, contiene una sezione anagrafica con i dati identificativi dell’animale e del proprietario, ed una parte sanitaria, con le vaccinazioni eseguite (obbligatorie e facoltative), i trattamenti antiparassitari e gli esami clinici; è possibile inserire anche la fotografia dell’animale, comunque facoltativa. Per poter ottenere il “passaporto” è indispensabile che l’animale sia iscritto all’anagrafe regionale ed identificato con apposito microchip (introdotto nella nostra regione dal Regolamento Regionale n.2 del 13 novembre 2001) o con tatuaggio leggibile, per gli animali registrati all’anagrafe regionale prima del 2001. Anche i gatti dovranno essere identificati, iscritti all’anagrafe regionale e possedere il documento comunitario per poter viaggiare con i loro padroni.
Nella Regione Marche, con Delibera della Giunta Regionale n.2015 del 19/11/2002, non solo i medici veterinari del Servizio Sanitario Regionale, ma anche i medici veterinari liberi professionisti possono essere autorizzati ad applicare i microchip e ad inserire i dati nell’anagrafe informatizzata regionale. In questo modo si è inteso agevolare al massimo l’iscrizione all’anagrafe canina regionale, aumentando notevolmente, sul territorio, il numero dei punti in cui i cittadini possono far applicare il microchip al proprio cane. Inoltre, con D.D.S. n.233 del 22 novembre 2004, alcuni interventi indispensabili al mantenimento della validità del passaporto, (come le vaccinazioni e il prelievo ematico per la titolazione anticorpale) possono essere effettuati dai medici veterinari già convenzionati per l’applicazione del microchip, in modo da fornire al cittadino che intendesse portare con sé in viaggio il proprio amico a quattro zampe, numerosi punti di erogazione delle necessarie prestazioni sanitarie. E’ comunque opportuno che chi prevede di partire per un viaggio portando con sé il proprio animale d’affezione, si organizzi per tempo, almeno 2 mesi prima della partenza, contattando i Servizi di Sanità Animale della propria Zona Territoriale –Asur e/o il proprio medico veterinario di fiducia che potranno fornire le necessarie informazioni per l’espletamento di tutte le azioni richieste per effettuare un viaggio con il nostro amico a quattro zampe. Nel 2008 l’Unione Europea ha tuttavia emanato il  Regolamento n. 454/2008 che modifica il regolamento sopra citato (n. 998/2003) relativo alle condizioni di polizia sanitaria applicabili ai movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia per quanto riguarda l’estensione del periodo transitorio. Questo nuovo regolamento  estende  al 30 giugno 2010 il periodo transitorio previsto per l’osservanza di requisiti specifici (test sierologico antirabbico) necessari  per introdurre cani e gatti in Irlanda, Malta, Svezia e Regno Unito, ed il rispetto di  misure specifiche contro l’echinococcosi  (richieste da Finlandia, Malta, Svezia, Irlanda e Regno Unito)  e contro le zecche (Irlanda, Malta e Regno Unito).

Cani e gatti nei mezzi di trasporto pubblico

I cani potranno viaggiare in treno nel rispetto degli altri viaggiatori e con regole certe. E’ stato di recente raggiunto un buon accordo scongiurando il rischio che i cani non potessero più viaggiare in treno ledendo il diritto alla mobilità di milioni di cittadini italiani. Nei nuovi regolamenti di Trenitalia, che entreranno in vigore dal primo dicembre 2009, vi sarà la possibilità su intercity, Intercity plus ed espressi, di viaggiare con il proprio cane nell’ultimo scompartimento mentre sui treni regionali i cani saranno ammessi sulla piattaforma dell’ultima carrozza con i loro proprietari eccetto che nelle ore di punta .
Ecco un i punti della nuova disciplina per il trasporto degli animali sui treni:
* I cani di piccola taglia, i gatti e gli altri piccoli animali da compagnia sono ammessi gratuitamente su tutti i treni nell’apposito trasportino (dimensioni massime cm 70×30x50 per tutte le categorie di treno). Sono esclusi i treni effettuati con materiale ETR 450.
* I cani di qualunque taglia, muniti di museruola e guinzaglio sono ammessi su treni IC Plus, IC ed Espressi, a pagamento, nell’ultimo compartimento (ovvero negli ultimi 6 posti delle carrozze a salone) dell’ultima carrozza di 2^ classe. Il posto di fronte al viaggiatore con il cane non è prenotabile da altro cliente. L’eventuale presenza di contemporanea di cani “incompatibili” sarà, volta per volta, gestita dal personale di bordo, appositamente istruito.
* I cani di qualunque taglia, muniti di museruola e guinzaglio, sui treni Regionali sono ammessi, a pagamento, sulla piattaforma o vestibolo dell’ultima carrozza con la sola esclusione delle ore di punta del mattino (fra le 7 e le 9) dei giorni feriali dal lunedì al venerdì, salva diversa indicazione da parte della Regione competente.
* I cani di qualunque taglia (a pagamento) e gli altri piccoli animali da compagnia (negli appositi contenitori e gratuitamente), sono ammessi nelle carrozze cuccette e letto solo nel caso di disponibilità dell’intero compartimento.
* Il trasporto dei cani guida per ciechi è ammesso gratuitamente su tutti i treni, senza vincoli.
* Per tutti i cani ammessi al trasporto, l’accompagnatore deve essere in grado di presentare, in ogni momento, il certificato di iscrizione all’anagrafe canina per l’animale trasportato, secondo la normativa in vigore.
* I cani reattivi (appartenenti a razze ritenute pericolose), secondo specifico elenco del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, non sono ammessi..
Trasporto

E sugli aerei?
Quasi tutte le compagnie aeree consentono il trasporto di animali.
Quando si prenota un viaggio in aereo con il proprio cane o gatto, è opportuno controllare se il volo prevede scali in Paesi di transito con cambi di compagnia aerea o di velivolo, sia perché i trasferimenti da un aeromobile ad un altro possono comportare rischi per gli animali stessi (rottura delle gabbiette e smarrimento dell’animale), ma soprattutto perché l’animale può essere bloccato nel Paese di transito per eventuali controlli sanitari o addirittura per il fermo della quarantena. Pertanto, bisogna informarsi preventivamente sugli obblighi sanitari anche del paese di transito non solo di quelli relativi al paese di arrivo.
I cani guida per non vedenti possono viaggiare con il proprietario purché muniti di museruola e guinzaglio. Per tutti gli altri animali d’affezione l’accesso a bordo dell’aeromobile a seguito di un passeggero, non esiste una regolamentazione unica per tutte le compagnie aeree. Ogni compagnia di navigazione può infatti stabilire la tipologia della gabbietta utilizzata per il trasporto dell’animale, il numero degli eventuali animali accettati in cabina o la possibilità di farli uscire o meno dalla gabbietta, ecc. Generalmente, per ogni volo, è ammesso in cabina un certo numero di animali: cani di piccola taglia (inferiori a kg. 10 di peso) e gatti (alcune compagnie accettano il classico trasportino altre ne richiedono di particolari).
I cani di media o grande taglia, invece, viaggiano nella stiva pressurizzata in apposite gabbie rinforzate. Alcune compagnie garantiscono l’assistenza di personale specializzato, centri di assistenza e di ristoro per gli animali duranti gli scali.
Canarini e altri piccoli animali viaggiano in cabina in gabbia.

E sulle navi?
Per quanto riguarda brevi traversate su navi e traghetti, su alcune compagnie di navigazione viene richiesto il certificato di buona salute del veterinario per i cani e, nel caso di trasferimenti in Sardegna, è richiesta la vaccinazione antirabbica. Sui traghetti i cani sono ammessi con guinzaglio e museruola, i gatti nell’apposito trasportino. I cani di piccola taglia possono viaggiare in cabina con il padrone previo consenso delle altre persone a bordo.
I cani di taglia grande o media possono alloggiare negli appositi canili di bordo, ma generalmente, è permesso tenerli sul ponte con il padrone se muniti di guinzaglio e museruola.

Esiste comunque “Turisti a 4 zampe” (www.turistia4zampe.it), una guida on-line per le persone che intendono spostarsi in compagnia del proprio animale durante le vacanze. Vi sono segnalati alberghi, ristoranti, bar, spiagge e altre strutture ricettive che accolgono padroni e animali. Si tratta di uno strumento utile per le persone che intendono spostarsi in compagnia del proprio animale durante le vacanze con tanti consigli per organizzare al meglio il proprio soggiorno. Dalle informazioni su come pianificare il proprio viaggio ai suggerimenti per aiutare a mettere a proprio agio Fido e Micio durante il trasporto ai testi delle normative vigenti in materia di tutela degli animali. Gli esercizi che  aderiscono all’iniziativa  espongono una vetrofania con lo slogan ‘Welcome turista a 4 zampe’ all’ingresso della struttura

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cani_e_gatti

di Andrea Pellegrini

A 12 anni di distanza dall’emanazione della Legge Regionale n.10/97, si è manifestata l’esigenza di verificarne l’applicazione, ben consci del fatto che il problema del randagismo, seppur sotto controllo, continua a manifestarsi con alcuni dei suoi effetti collaterali, in contrasto con il benessere animale ed evidentemente troppo pesante sul piano socio-economico per le amministrazioni locali. Di cani randagi in giro oggi ce ne sono pochi nelle Marche, perchè il sistema di controllo e di intervento funziona, ma quel che negli anni 70 e 80 era un elemento di impatto sociale e ambientale si è semplicemente spostato dentro i canili, sempre affollati e sovente sovraffollati.
Nel frattempo sono sorti anche i gattili, perchè finalmente ci si è resi conto che anche la popolazione felina aveva bisogno, per il bene degli stessi animali, di essere gestita. Intendiamoci, in Italia vivono oltre 7 milioni di cani e più o meno lo stesso numero di gatti: la sterilizzazione, per chi si occupa di protezione e benessere degli animali, può divenire materia eticamente complessa, ma non c’è alternativa altrettanto efficace per contenere le popolazioni di cani e gatti entro quel limite che permette di guardare con grande soddisfazione la fine della mattanza precedente alla legge 281 del ‘91, termine nemmeno tanto lontano nel tempo del controllo numerico di cani e gatti mediante soppressione. Non sono passati tanti anni e più di una volta in qualche comune, anche nelle Marche, si sono fatti sentire i nostalgici di quell’incivile metodo di gestione. Ciò significa che il passo in direzione del sentimento per gli animali è stato fatto, ma l’esasperazione di certi amministratori è la prova che il sistema va assolutamente migliorato. L’idea di questa pubblicazione nasce da una constatazione: la legge regionale sul randagismo, prima ancora di essere solo parzialmente  applicata, pare essere sconosciuta a coloro che dovrebbero essere gli addetti ai lavori e ancor di meno si sono potute sviluppare strategie convincenti per la lotta al randagismo. Nella sola provincia di Pesaro e Urbino i risultati del monitoraggio a cui questa pubblicazione è collegata sono allarmanti: solo la metà dei Comuni ha collaborato e di questi solo un terzo ha portato a termine un lavoro corretto e completo.
Tanto disinteresse che non si spiega con l’enorme spesa che gli stessi comuni affrontano: spesa che in quello stesso contesto provinciale supera annualmente i due milioni di euro. Allora ecco l’esigenza di produrre una sorta di vademecum per il corretto approccio alla materia, utile speriamo ai funzionari, agli amministratori e a tutti i cittadini. Il ruolo della gente comune è fondamentale, perchè il randagismo e i reati contro il benessere animale sono tutta colpa nostra: noi abbandoniamo cani e gatti, noi li maltrattiamo, ma è anche vero che noi possiamo segnalare, denunciare e dare sempre il buon esempio. Con questa raccolta di consigli, informazioni e strumenti legislativi tutti quanti, dal vigile urbano all’assessore, dall’operaio al pensionato, potranno avere un motivo in più per correggere certi errori, rivedere tanti luoghi comuni, far rispettare le leggi e il buon senso, ma anche un motivo in meno per abbandonare un cane o un gatto, privare ad essi la libertà, le emozioni, i sentimenti, le vacanze; oppure confinarlo in una stanza chiusa se in famiglia è arrivato un bebè, iniziare a temerlo perchè i media in quei giorni parlano sempre di cani che azzannano e uccidono, non mettere in pratica la scelta consapevole della sterilizzazione, ritenerlo con somma ingratitudine solo un animale da lavoro. E’ riportata qui di seguito la “Dichiarazione universale dei diritti dell’animale”: un documento che ha fatto storia, certo non perchè ha cambiato il destino del 95% degli animali del Pianeta, che sono ancora oggi allevati per essere mangiati o selvatici uccisi per divertimento. Ha fatto storia nella misura in cui ha aperto la strada ad un nuovo modo di pensare gli animali, concedendogli per la prima volta il diritto di esseri viventi, senzienti, che sono felici o tristi, eccitati o stanchi, simpatici o noiosi, proprio come noi. Noi che spesso ci riteniamo superiori ma nel rapporto con gli animali abbiamo affinati in modo perverso anche la crudeltà. Chi li maltratta deve fare un profondo percorso nella sua coscienza e comprendere al più presto il significato di quelle azioni. Gli altri devono rispettare comunque delle regole, che fanno bene al proprio animale da compagnia ed anche alle altre persone. Allora leggetevi, se non le conoscete già, le indicazioni sulla corretta detenzione, su cosa fare se smarrite o trovate un cane, su che cos’è l’anagrafe canina, su quant’è importante la sterilizzazione, su come far conoscere il bebè al vostro cane, come portarlo a spasso, sui mezzi pubblici, all’estero e come ospitarlo in casa. E poi cosa dice il nuovo Codice della Strada riguardo al soccorso degli animali, cos’è il patentito per padroni di cani, la pet-therapy e la fauna sinantropa.
Ecco poi le leggi e le ordinanze: tutto materiale utilissimo per vedere nero su bianco la rivincita degli animali da compagnia dopo anni oscuri di stragi sommarie. Per la vera lotta al randagismo tutto ha preso il via nel 1991, con la legge 281, poi si è iniziato a parlare seriamente di benessere animale nel 2004, con la legge 189, quando subentrò il concetto della “soglia dolore” e i reati contro gli animali erano ormai ufficialmente “maltrattamento” e non un astratto “reato contro il sentimento per gli animali”. Tra la fine del 2008 e metà 2009 sono state emanate tre brillanti Ordinanze grazie al sottosegretario Francesca Martini che rivedono correggendola la questione “cani pericolosi”, quella dei bocconi avvelenati e la gestione dei canili. Di seguito la Legge Regionale marchigiana n.10 del 1997 (con annesso Regolamento) sul randagismo e la tutela degli animali d’affezione, una delle migliori in Italia. Infine il Regolamento Comunale Tutela Animali di Pesaro: un bell’esempio che tutti i comuni marchigiani dovrebbero seguire.
Bastassero le buone leggi e le belle frasi a far indirizzare il rapporto uomo-animale verso una serena convivenza, alla nostra società già afflitta da innumerevoli tragedie umane non ci sarebbe bisogno di sottoporre anche il disgusto per le violenze gratuite sugli animali. Invece è cronaca, talvolta è persino tradizione. Più spesso è la mancanza di quel convincimento che ha fatto cantare, persino in una canzone, che “l’amicizia più speciale è tra chi non si assomiglia”. Se bastasse ad un cane o ad un gatto di bere e mangiare, di star pulito e tranquillo, allora non potremmo spiegarci il musetto che spinge la mano per una carezza, i gatti che si arrampicano per stare in braccio o i cani che abbaiando richiedono attenzioni. Basterebbe l’accordo Stato – Regioni che in un atto formale di qualche anno fa si sono impegnati “a promuovere iniziative atte a favorire una corretta convivenza tra le persone e gli animali, nel rispetto delle esigenze sanitarie, ambientali e del benessere degli animali”.
Per sgombrare dubbi i nostri vertici istituzionali hanno anche dato una precisa definizione dell’animale da compagnia che ufficialmente è “ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto dall’uomo, per compagnia o affezione senza fini produttivi od alimentari, compresi quelli che svolgono attività utili all’uomo, come il cane per disabili e gli animali da pet-therapy”. Lo stesso documento, con la solita freddezza fa anche la lista dei doveri del proprietario dell’animale da compagnia: “deve rifornirlo di cibo e di acqua in quantità sufficiente e con tempistica adeguata; assicurargli le necessarie cure sanitarie ed un adeguato livello di benessere fisico e etologico; consentirgli un’adeguata possibilità di esercizio fisico; prendere ogni possibile precauzione per impedirne la fuga; garantire la tutela di terzi da aggressioni; assicurare la regolare pulizia degli spazi di dimora degli animali”. Doveri che si ritrovano in tutte le leggi sugli animali d’affezione e che sono, per intendersi, già una bella conquista. Ma gli animali hanno tutti una vita emotiva e mangiare, bere, lavarsi, dormire, non basta loro, e non basta a noi. Ce ne sono di cani obesi e col pelo lucido tristi: non si tratta di riempirsi lo stomaco ma di ricevere affetto, di stare in un branco, cioè la famiglia. Alle leggi che regolano sul piano formale e giuridico questo tassello importante della società contemporanea non poteva del resto essere affidato il senso del rapporto di amicizia, di fiducia e di lealtà che solo nel nostro cuore possiamo trovare. Per il benessere nostro e di chi ci sta vicino, che abbia due o quattro zampe.
Il rapporto con gli animali, la loro compagnia, è un arricchimento della nostra vita; la legislazione e tutte le altre informazioni che trovate in questo volume possono aiutarvi a capire se in quel rapporto, a volte complesso, a volte lunatico, state commettendo errori. Ma c’è anche un altro modo: guardate il vostro amico, si farà capire da solo!

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